Il fu Mattia Pascal, recensione: Daniele Pecci porta al Quirino il dramma contemporaneo dell’identità

Il fu Mattia Pascal - Daniele Pecci
Daniele Pecci è Mattia Pascal nello spettacolo in scena al Quirino

Il fu Mattia Pascal di Luigi Pirandello si riconferma un dramma contemporaneo capace di far riflettere sul significato dell’identità oggi. Daniele Pecci firma un riadattamento indovinato e porta sulla scena il suo Mattia, guidato dalla sapiente ed essenziale regia di Guglielmo Ferro. In scena al Teatro Quirino fino al 18 Novembre.

Il fu Mattia Pascal al Teatro Quirino

Ultima settimana di rappresentazione al Teatro Quirino per Il fu Mattia Pascal, testo di grande successo di Luigi Pirandello, portato in scena nel riadattamento di Daniele Pecci, che interpreta anche il travagliato protagonista, e per la regia di Guglielmo Ferro. Una rivisitazione indovinata che rispetta stile e atmosfere pirandelliane e trasporta il pubblico in un dramma esistenziale fatto di chiaro-scuri, essenzialità e semplicità, che accentuano ulteriormente la partecipazione emotiva alla vicenda, il senso di precario equilibrio tra storie, o vite, potremmo dire, e l’inconfondibile umorismo del maestro siciliano, il succo di tutta la sua opera.

Daniele Pecci, un Mattia Pascal funambolo inadatto alla Vita

Diversi i piani narrativi e temporali, come nel romanzo del 1904, attraverso i quali Mattia Pascal si sposta come un funambolo disperato che rischia di cadere ad ogni passo, ad ogni sussulto o sospiro di quei fantasmi che sembrano comparire da un lato e dall’altro della scena, evocati dal protagonista nei suoi ricordi confusi che decide di condividere con lo spettatore. Il Mattia Pascal di Daniele Pecci è un ragazzone che non è mai stato pronto davvero alla vita, un anti-eroe disilluso per il quale ci troviamo nonostante tutto ad empatizzare: la sua confusione è la nostra, così come le ingenue speranze di un nuovo inizio e le sue misere illusioni umane, troppo umane; nostra la sua disperazione, nostra la finale “sconfitta”, che getta un’ombra definitiva sul mondo dei vivi e dei morti, lasciandoci nel dubbio ultimo di non appartenere, forse, a nessuna delle due categorie.

Il fu Mattia Pascal - Daniele Pecci

Scenografia e regia essenziali per un riadattamento vincente

Il redivivo Mattia si muove negli spazi di una biblioteca, tra scaffali colmi di testi e documenti, che costituiscono l’essenziale scenografia attorno alla quale si sviluppa la vicenda, narrata a postumi dal poco lucido Pascal. Gli scaffali ruotano, girano, scivolano lungo le quinte teatrali permettendo l’ingresso in scena dei ricordi e dei fantasmi del passato del protagonista. Il dramma si svolge nella sua coscienza ma trova volti e situazioni sempre diverse, in un Caos di speranze, fraintendimenti, obblighi sociali, fortune e sfortune. La profondità filosofica del testo pirandelliano viene tradotta con una regia semplice e lineare, che funziona brillantemente e riesce a “fare ordine” in una vicenda dai significati ed esiti talmente vasti da rischiare talvolta di essere sovrastata e snaturata da un eccesso di “complessità” ricercata ad ogni costo. Il riadattamento di Pecci e le scelte registiche di Ferro vincono invece la sfida ultima di far arrivare ad ogni spettatore il dramma umanissimo di un uomo che non è più nessuno, per sé e per gli altri. Ad affiancare Pecci un cast di grande bravura: menzione speciale a Rosario Coppolino, che si distingue nel doppio ruolo di Don Eligio e di Anselmo Paleari.

Una nuova occasione per riflettere sul capolavoro pirandelliano

Il dramma dell’identità, la perdita di ogni appiglio sociale che possa dare un ruolo stabile all’essere umano, illuso nonostante tutto di poter sopravvivere all’anonimato e ricominciare da zero, questi i grandi temi pirandelliani presenti ne Il fu Mattia Pascal, che si riconferma un testo attuale, capace di parlare agli uomini e alle donne dei nostri giorni, di scavare negli animi e solleticarne paure e desideri inconfessabili. Un testo ancor più significativo nel mondo globalizzato che viviamo, nel quale i temi dell’identità, del ruolo sociale e della costante sfasatura tra Vita e Coscienza sembrano essere ancora più urgenti. Per questo lo spettacolo in scena attualmente al Teatro Quirino di Roma costituisce una nuova occasione per riflettere insieme sull’eredità dello scrittore girgentino e su ciò che ha ancora da dire. Con il solito umorismo, a metà tra riso e pianto, tragedia e commedia, maschera e volto…così com’è la Vita.

Il fu Mattia Pascal - Rosario Coppolino e Daniele Pecci
Rosario Coppolino, qui Anselmo Paleari, e Daniele Pecci nei panni del protagonista Mattia Pascal

Il fu Mattia Pascal di Luigi Pirandello, nel riadattamento di Daniele Pecci, è in scena presso il Teatro Quirino di Roma fino al 18 Novembre, regia di Guglielmo Ferro. Con Daniele Pecci (Mattia Pascal), Rosario Coppolino (Don Eligio/Anselmo Paleari), Adriano Giraldi (Batta Malagna/Pantegada), Diana Höbel (La vedova Pescatore/la signorina Caporale), Marzia Postogna (Romilda Pescatore/Adriana Paleari), Giovanni Maria Briganti (Pomino/giovinetto al casinò), Vincenzo Volo (Terenzio Scipione), Maria Rosaria Carli (Pepita / La donna del casinò). Scene di Salvo Manciagli, costumi di Françoise Raybaud, musiche di Massimiliano Pace. Una produzione Arca Azzurra Teatro, La Contrada Teatro Stabile di Trieste, ABC Produzioni. Per informazioni su orari e biglietti, vi rimandiamo al sito ufficiale del teatro.

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