Il diario di Anne Frank, recensione: uno spettacolo che parla soprattutto di noi

Il diario di Anne Frank - Cast
Il ricco cast de Il diario di Anne Frank in un momento dello spettacolo

Il diario di Anne Frank torna a teatro, con la regia di Carlo Emilio Lerici e un nutrito cast di ottimi attori, dopo trent’anni dalla sua ultima rappresentazione. E non poteva esserci un momento più adatto.

Ritratto di famiglia in un (angusto) interno

In effetti erano diversi anni che Il diario di Anne Frank  – la riduzione teatrale di Frances Goodrich e Albert Hackett del celebre diario, Premio Pulitzer per la drammaturgia nel 1956 – non veniva rappresentato in Italia. Per la precisione dal 1991, quasi trent’anni fa. E sì che, novantesimo anniversario della nascita di Anne Frank a parte, in trent’anni ne sono cambiate di cose e, a 2020 appena iniziato, questo ritratto di famiglia in un (angusto) interno, dal finale inesorabilmente tragico, acquista una dimensione di attualità così profonda che dà quasi fastidio ammettere. Perché, una volta svincolato il concetto di fascismo dalla sua accezione più negativa – in realtà la sola possibile – e ridotta anche una figura come quella di Liliana Segre allo status di persona “attaccabile”, non resta altro che tornare ai fondamentali.

Un piano sequenza cinematografico lungo un’ora e mezza

Nello specifico all’apologo amaro, ma anche dolcissimo, di una ragazzina che vede il proprio mondo adolescenziale ribaltarsi e assumere i contorni di un incubo, quasi come se Alice, piuttosto che nel Paese delle Meraviglie, si ritrovasse di colpo nella Amsterdam occupata dai nazisti. Il regista, Carlo Emilio Lerici, struttura la pièce come se fosse un unico piano sequenza cinematografico lungo un’ora e mezzo, complice la scelta, felice e coraggiosa, di una scenografia che, sviluppandosi su due livelli e quattro ambienti, permette al pubblico di osservare tutti i personaggi anche quando, tecnicamente, non sono al centro della scena. Lo spettatore ha così modo di comporre una propria personalissima regia, montando assieme i pezzi di spettacolo sui  quali, di volta in volta, sceglie – o, più semplicemente, gli capita – di posare lo sguardo.

La storia di Anne

La storia è quella, tristemente nota, di due famiglie ebraiche – i Frank e i Van Daan – costrette, per quasi tre anni, alla coabitazione in un alloggio segreto e della lotta di ognuno di loro per conservare la dignità, nella comune speranza che l’occupazione tedesca abbia presto fine. L’opera si apre, come in origine, con un flash forward, ovvero il ritrovamento del diario della piccola Anne (Raffaella Alterio) da parte del padre Otto (Antonio Salines, di recente Premio “Le Maschere del teatro Italiano” per l’interpretazione dello spettacolo “Aspettando Godot” diretto da Maurizio Scaparro). A quelle pagine la ragazza ha affidato il racconto del suo quotidiano: dalla distribuzione del cibo ai turni in bagno, il cibo che non arriva, le malattie temute e lo svolgimento della guerra, ma anche le angosce, le illusioni e i sogni di una bambina di tredici anni. Così, il racconto di formazione a tratti anche leggero di Anne scorre parallelo a un affresco più grave, al quale ognuno dei dieci bravissimi attori del nutrito cast  contribuisce ritagliandosi uno spazio narrativo, oltre che scenico e narrativamente abitativo, che dona coralità al tutto.

Il diario di Anne Frank - Cast 2
Il cast de Il diario di Anne Frank in un intenso momento dello spettacolo

L’equilibrio tra leggerezza e tragedia

E se il pensiero di una forma di alternanza tra leggerezza e tragedia in un racconto che ruota comunque attorno all’Olocausto ormai non fa più storcere la bocca a nessuno – senza tirare in ballo Chaplin, basti pensare al recente JoJo Rabbit di Taika Waititi – è importante sottolineare come i due registri vengano, di volta in volta, dosati con equilibrio e rispetto. Si sorride, certo, perché gli alterchi tra i due nuclei familiari su chi abbia ricevuto la porzione più generosa del poco cibo a disposizione non può non far pensare a una declinazione di Miseria e Nobiltà spogliata di tutta la sua componente farsesca, così come la bonomia pacificatoria dell’Otto Frank di Salines ricorda quella di De Filippo in Natale in Casa Cupiello. Ma bastano gli echi dei bombardamenti e degli spari giù in strada – bella l’idea di riprodurli nello spazio del foyer, amplificando la sensazione di trovarsi realmente in un rifugio – a ricordarci che fuori c’è l’orrore e, soprattutto, la storia sappiamo già che andrà a finire male.

Il cast

Impossibile non rimarcare la generosità di un cast che, per nulla incline alla scena madre, lavora di sottrazione, come a rimarcare il concetto fondamentale alla base dell’intera opera, che è quello di spoliazione e, più nello specifico, di fame. Un plauso, in particolare lo merita la giovane Raffaella Alterio che porta in dote alla sua Anne un carico di espressività e di entusiasmo adolescenziale che funziona a meraviglia perché, inserito in quel contesto, fa ancora più male. Così come funzionano i saliscendi emotivi dell’ottima Francesca Bianco, la cupidigia misera quanto reale dell’Hermann Van Daan di Tonino Tosto e la timidezza un po’ goffa del figlio di quest’ultimo, Peter, interpretato dal giovane debuttante Vinicio Argirò.

In conclusione

Il senso de Il diario di Anne Frank forse è tutto in quell’ultima frase pronunciata dal padre Otto un attimo prima che i tedeschi vengano a portarli via. “Finora abbiamo vissuto nel terrore, adesso vivremo nella speranza”. Solo che, quello che negli anni 50 aveva il sapore di un monito, evidentemente a suggello di una tragedia, tutto sommato, appena vissuta, pronunciata oggi da Antonio Salines sembra più un chiaro invito rivolto al pubblico. Perché sia chiaro a tutti che, oltre a ricordare Anne Frank e chiunque abbia subito il più atroce dei crimini del secolo scorso, dovremmo capire che, oggi, i Frank e Van Daan potremmo essere noi.

Antonio Salines e la giovane e brava Raffaella Alterio, rispettivamente Anne Frank e il padre Otto

Il diario di Anne Frank, diretto da Carlo Emilio Lerici e interpretato da Antonio Salines, Francesca Bianco, Raffaella Alterio, Tonino Tosto, Veronica Benassi, Susy Sergiacomo, Roberto Baldassarri, Vinicio Argirò, Eleonora Tosto e Fabrizio Bordignon è in scena al Teatro Belli fino al 16 febbraio.

VOTO:

 

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