Il bene mio, recensione del commovente film di Pippo Mezzapesa

Il bene mio Sergio Rubini banda

Il film Il bene mio di Pippo Mezzapesa, con Sergio Rubini, ha un tono poetico che porta a riflettere sulla memoria, sul senso di umanità e sull’importanza del ricordo, dando un’immagine diversa della sofferenza e della solitudine.

Una Provvidenza distrutta

Il film Il bene mio di Pippo Mezzapesa racconta la storia di Elia (Sergio Rubini), ultimo abitante di Provvidenza, paese distrutto da un terremoto. Lui rifiuta di unirsi al resto della comunità che, trasferendosi a Nuova Provvidenza, ha preferito dimenticare. Per Elia invece il suo paese vive ancora e, grazie al suo migliore amico Gesualdo (Dino Abbrescia), cerca di tenerne vivo il ricordo, anche attraverso gite turistiche nel paese fantasma. Quando il sindaco (Francesco De Vito) gli intima di abbandonare Provvidenza, Elia sembra convinto di lasciare la sua terra e ciò che quel paese gli ricorda, ma l’incontro con Noor (Sonya Mellah), una giovane donna in fuga, cambia tutto e lo porterà a compiere un’inesorabile scelta.

Un personaggio inaspettato

Il protagonista del film Il bene mio, Elia, è un uomo legato alla propria terra, che vive un senso di colpa e non riesce a superare il lutto per la morte della moglie, rimasta uccisa durante il terremoto. Nella sua vecchia casa, in un paese abbandonato da tutti, vive come un eremita, ma è un personaggio diverso. Ha il proprio dolore e soffre, ma è un uomo vitale, dinamico, con degli amici, è indaffarato, simpatico e ironico. Già solo la particolarità di questo personaggio e della magistrale interpretazione di Sergio Rubini, rende il film dolce, a tratti divertente, ma anche drammatico: Elia che corre da una parte all’altra di un paese dove, da un momento all’altro, potrebbe crollare un edifico, una trave, pieno di macerie, perfetto esempio di un luogo dimenticato dal mondo.

Il bene mio Sergio Rubini
Sergio Rubini in una scena del film Il bene mio di Pippo Mezzapesa

L’importanza dei ricordi

Provvidenza è un paese senza più memoria, gli abitanti hanno deciso di dimenticare, di lasciare quel luogo a se stesso, di non dover più camminare per quelle vie che percorrevano con le loro famiglie che ormai non ci sono più. Elia sa che ogni ricordo, ogni particolare, non va sotterrato o lasciato sotto le macerie, lui lotta per rimanere lì, anche da solo, in nome di un amore che dà un senso alla sua esistenza. Non è il classico uomo isolato, arrabbiato, triste e depresso, è un essere umano solare e pieno di vita, ma nonostante questo, soffre come tutti coloro che stanno affrontando il lutto in modo diverso.

Un occhio poetico

Lo sguardo che il regista del film Il bene mio pone sul dolore, sul lutto e soprattutto sull’umanità è autentico e poetico in certi casi, sospeso tra favola e realismo, una metafora del senso della vita, di come affrontare eventi che possono far soffrire, dicendo che non sempre la fuga è la risposta, che la memoria è importante, anche se porta a star male, a rivivere emozioni e sentimenti drammatici, perché accettare il dolore è sempre difficile. Per Elia non è facile convivere con tutto ciò che è accaduto a Provvidenza, come non lo è passare le sue giornate lì da solo, in un luogo che sta lentamente morendo, ma continua la sua lotta contro la rimozione del ricordo.

Il bene mio Sergio Rubini foto
Sergio Rubini in una scena del film Il bene mio di Pippo Mezzapesa

Un cast perfetto

Tutti i personaggi che ruotano attorno ad Elia sono perfettamente in linea con la storia e con il protagonista. Il sindaco Pasquale è un uomo apparentemente cinico e rude, che vuole a tutti i costi dimenticare, far finta, se necessario, di aver superato il lutto e l’abbandono di Provvidenza, ma al tempo stesso è profondamente umano e con fatica, riesce a ritrovare se stesso e quella dolcezza che aveva perso; Gesualdo, migliore amico di Elia, che non lo abbandona mai, che vuole proteggerlo, ma che al tempo stesso, lo capisce e sa che a volte non vanno fatte domande; Rita (Teresa Saponangelo) che fa la spesa per Elia, passa con lui alcuni momenti della giornata, tra il ricordo della moglie, sua collega nella scuola elementare, e la ricerca, mai eccessiva, di convincerlo a lasciare quel luogo.

Un giusto equilibrio

Il bene mio racconta con delicatezza la storia di un’intera comunità, di cui Elia alla fine deve farsi portavoce, riportando alla memoria tutto quello che cercava di dimenticare, attraverso una delle scene più dolci e commoventi di tutto il film, in cui si crea un perfetto equilibrio fra tragicità e gioia, fra distruzione e ricostruzione. Il film mette in scena sentimenti universali, attraverso personaggi in cui il pubblico può immedesimarsi perché sono veri, a volte forse stravaganti, ma reali. In una forma diversa il regista Pippo Mezzapesa mette insieme il tema dell’amore, della felicità, della speranza e la riconosciuta tragica vicenda di un terremoto.

Il bene mio Sonya Mellah
Sonya Mellah in una scena del film Il bene mio di Pippo Mezzapesa

Una delicata regia

L’incontro con Noor crea un ottimo contrasto con il protagonista. Lei è in fuga, cerca di ritornare nel suo Paese d’origine, con un forte istinto di sopravvivenza, è simbolo del muoversi verso un altro luogo, lontano, che si contrappone invece ad Elia che, legato a Provvidenza, è fermo nel tempo e nello spazio, senza apparente via di scampo. Tra scorci di un paese distrutto che conserva il suo fascino anche devastato dal terremoto, ad Elia che vaga per queste vie deserte a raccogliere tutto ciò che rimane di quella terra. Con una fotografia a tinte calde, luminosa, perfettamente in linea con il personaggio di Elia che fa luce e porta consapevolezza ad una comunità che cerca, come può, di esorcizzare un dolore.

Il bene mio, diretto da Pippo Mezzapesa, con Sergio Rubini, Dino Abbrescia, Francesco De Vito, Sonya Mellah, Teresa Saponangelo, Michele Sinisi, Caterina Valente, e prodotto da Cesare Fragnelli, uscirà al cinema il 4 ottobre distribuito da Altre Storie.

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