Il banchiere anarchico, recensione: virtuosa trasposizione di Pessoa

Il banchiere anarchico, recensione: virtuosa trasposizione di Pessoa

Il banchiere anarchico, tratto dall’omonimo racconto di Fernando Pessoa, ha conquistato l’anima e il corpo di Giulio Base riuscendo a mostrare una parte inedita dell’attore: accanto a lui sulla scena solamente Paolo Fosso.

Il banchiere anarchico

Il banchiere anarchico (interpretato da Giulio Base), tanto ricco quanto potente, sta festeggiando il compleanno insieme ad un vecchio amico (Paolo Fosso). Nessun lusso, nessuno sfarzo: solo una cena nel suo palazzo freddo e disadorno. Dopo aver consumato il pasto, i due si spostano nel salone per una partita a scacchi. Così, tra una chiacchiera e l’altra, l’amico ride di un pettegolezzo sentito pochi giorni prima: qualcuno ha affermato che il banchiere era un anarchico. Il banchiere è scioccato da quell’asserzione, ma non per il motivo che crede il suo commensale: non era un anarchico, lui è tutt’ora un anarchico! Allo scetticismo dell’amico segue così una lunga esposizione sofistica che tocca temi quali libertà, forza, comando, anarchia, borghesia, ingiustizie e ovviamente danaro.

Il racconto di Fernando Pessoa

Fernando Pessoa ha scritto Il banchiere anarchico nel 1922 e da allora il racconto è stato tradotto dal portoghese a oltre 100 lingue in tutto il mondo. Quella di Giulio base, nella triple veste di attore, regista ma anche sceneggiatore, resta il primo adattamento cinematografico. Il filosofeggiante discorso è complesso e i passaggi non sempre sono facilmente fruibili. Tuttavia le tematiche sono più attuali che mai e mostrano una serie di contraddizioni che potrebbero raccontare benissimo gli anni 2000: è possibile essere sia anarchici che ricchi banchieri? Il dio danaro è così potente da motivare ogni azione? Fino a che punto ci si può spingere senza tradire i propri ideali?

Il banchiere anarchico: Giulio Base e Paolo Fosso faccia a faccia in una scena del film
Giulio Base e Paolo Fosso faccia a faccia in una scena del film

Un’opera prima

Giulio Base ha definito Il banchiere anarchico come la sua opera prima nonostante la lunga carriera alle spalle. L’amore per questo progetto è evidente, come confermato dal diretto interessato nella conferenza stampa di presentazione. “È il film che avrei sempre desiderato fare e finalmente ne ho trovato il coraggio”, ha detto. Le sue due lauree – una in Storia e critica del cinema, l’altra in Teologia patristica – tornano certamente utili, ma alcune scelte non rendono Il banchiere anarchico un film per tutti. Non aggiungendo nessun orpello né abbellimento alla pellicola, che resta un lungo e colto dialogo (nella bibliografia ci sono Chomsky, Kant, Mao Tse-tung e molti altri) tra due sole persone, Base si preclude la possibilità di accontentare il grande pubblico. Una scelta coraggiosa, che gli ha già fatto guadagnare il Premio Persefone a Venezia 75.

Film colto e raffinato

La locandina de Il banchiere anarchico è diventata anche la copertina di una nuova edizione del racconto di Pessoa. Un onore per la produzione e per tutti coloro che hanno lavorato al film, che Giulio Base ha voluto riassumere proprio in quell’immagine. Più che la sua faccia, ha detto, la foto rappresenta tutte le professioni del cinema: buone luci, trucco, acconciatura, scenografia e così via. Alle sue parole si può aggiungere anche un complimento all’artista che, mettendo passione nel suo lavoro, ha creato un film raffinato, colto ma proprio per questo destinato a pochi. Intensità e durata restano elementi chiave, ma Base è bravo a non calcare troppo la mano. Il finale, ironico e a sorpresa, resta un omaggio a tutto il gruppo che ha lavorato alla pellicola.

Il banchiere anarchico esce nelle sale l’11 ottobre 2018 e toccherà diversi cinema in un tour nazionale. È distribuito da Sun Film Group e, tra le musiche, vanta il brano L’anarchico scritto e interpretato per l’occasione da Sergio Cammariere.

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