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I predatori, recensione: luci e ombre del brillante esordio alla regia di Pietro Castellitto

I predatori - Pietro Castellitto (foto Matteo Vieille)
I predatori - Pietro Castellitto (foto Matteo Vieille)

La recensione de I predatori, il film scritto, interpretato e diretto da Pietro Castellitto: una commedia all’italiana brillante, in cui si mostra un’ottima tecnica e delle belle idee frenate solo dalla voglia di strafare

Siamo tutti dei predatori

È mattina presto, il mare di Ostia è calmo. Un uomo (Vinicio Marchioni) bussa a casa di un’anziana signora (Marzia Ubaldi) per venderle con l’inganno un orologio. È sempre mattina presto quando, qualche giorno dopo, il giovane assistente di filosofia Federico (Pietro Castellitto) viene lasciato fuori dal gruppo scelto per la riesumazione del corpo di Nietzsche. Due torti subiti, avvenuti in due famiglie apparentemente incompatibili: i Pavone e i Vismara. Borghese e intellettuale la prima, proletaria e fascista la seconda, sono nuclei opposti che condividono la stessa giungla: Roma. Un banale incidente farà collidere questi due poli e la follia di un ragazzo di 25 anni scoprirà le carte per rivelare che, in fondo, siamo tutti dei predatori.

Regia ambiziosa

Pietro Castellitto (qui la nostra video intervista), oltre a prendere parte in prima persona al suo progetto, si occupa anche della sceneggiatura e della regia. All’esordio dietro la macchina da presa, il giovane cineasta decide di puntare in alto l’asticella e organizza una messa in scena complessa, con un cospicuo numero di personaggi e di vicende cui girare intorno. La tecnica non gli manca, visto che Castellitto dà sfoggio di una lunga serie di virtuosismi per lo più fini a se stessi: un lungo piano sequenza proprio all’inizio, primissimi piani, tagli fuori dagli schemi.

I predatori - Massimo Popolizio (foto Matteo Vieille) (2)
I predatori – Massimo Popolizio (foto Matteo Vieille) (2)

Trama troppo densa

Se idee e tecnica non mancano, l’asse narrativo pecca di un sovraccarico di informazioni. Al fuoco c’è davvero tanto, e questo “tanto” viene raccontato in modo grottesco – tipico della migliore commedia all’italiana, sia chiaro – ma non sempre adeguato. I personaggi a volte finiscono per sembrare mere macchiette, intrappolate in dialoghi improbabili e poco verosimili. Peccato, perché la voglia di strafare nuoce al risultato finale, che comunque risulta promettente e lascia ben sperare per il futuro del giovane Castellitto.

Caratteristi del cinema italiano

Il cast corale cui il regista si affida è pieno di talento, tra cui Massimo Popolizio, Dario CassiniAnita Caprioli, Liliana FiorelliManuela MandracchiaGiorgio Montanini e una piccola (ma importante dal punto di vista narrativo) partecipazione di Vinicio Marchioni. La recitazione segue l’impronta della pellicola, così il desiderio di posizionarsi ostinatamente tra le righe risulta a tratti brillante e a tratti eccessivo. L’inizio, frammentato e un po’ confuso, non è per tutti. Ma I predatori sa esattamente dove vuole andare a parare e riesce ad acquisire consapevolezza minuto dopo minuto, accompagnato da una colonna sonora accattivante e ben studiata.

A I predatori, presentato in anteprima al Festival del Cinema di Venezia 2020, è stato assegnato il Premio Orizzonti per la miglior sceneggiatura. La pellicola arriva nelle sale il 22 ottobre distribuita da 01 Distribution.

VOTO:

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