Hostiles – Ostili: recensione del “vogliamoci tutti bene” etnico aggiornato

Hostiles – Ostili è un crudo western con due notevoli Christian Bale e Rosamund Pike. Ottima la confezione, meno la prolissità e la ripetitività, per quello che alla fine è un grande film mancato.

Il mea culpa di Scott Cooper

Il mea culpa del cinema americano verso i pellerossa è antico (Il massacro di Fort Apache, 1948; L’amante indiana, 1950, per citare due titoli), ma è negli anni del Vietnam che diventa un vero filone con Soldato Blu, Il piccolo grande uomo, Un uomo chiamato cavallo (non a caso tutti del 1970), per riavere un’impennata nel 1990 con i sette Oscar di Balla coi lupi. A tale ricostruzione del Mito Indiano appartiene Hostiles – Ostili: un grande film mancato. Colpa dell’inutile prolissità (magniloquenza non equivale a pedalata lenta) e della lunghezza, cui nuoce mezz’ora di troppo. Rispetto ai succitati esempi anni ’70, il pur talentuoso regista e sceneggiatore Scott Cooper macina acquetta per stile ed incisività.

Un lungo e pericoloso viaggio

Alle corte, la trama: un militare razzista è assegnato a scortare un capo indiano malato e la sua famigliola verso la loro terra natìa, nel Montana. Durante il viaggio i due nemici si riconcilieranno, non si sa bene perché. Il drappello raccoglie anche una colona cui i “selvaggi” hanno sterminato la famiglia, ma costei, che non appena vede i pellerossa scortati ha giustamente un mezzo infarto, nel finale addirittura cambierà completamente atteggiamento con un gesto eclatante. Tutto sembra avvenire più per formula che non per accadimenti che convincano davvero sull’evoluzione che porta dall’odio reciproco alle adozioni etniche.

Rosamund Pike e Christian Bale in Hostiles - Ostili
Rosamund Pike e Christian Bale

La ripetitività non giova

La fotografia paesaggistica è buona, ma meno suggestiva del previsto. Il copione è ripetitivo, sicché ad ogni sosta il gruppetto deve imbattersi in trucidazioni, fare amare riflessioni e poi riprendere una marcia di mesi, quando in realtà in quei territori esisteva una ferrovia che avrebbe ridotto il tragitto a pochi giorni. E si arriva alla risata involontaria dinanzi all’anacronismo lessicale di un militare che chiede perdono ai Cheyenne usando il termine “nativi”. E’ arduo bersi un rude soldato blu del selvaggio West di fine ‘800 che parla come un giornalista radical-chic del 2018.

Grandi interpretazioni di Bale e soprattutto della Pike

Ad onore di Hostiles – Ostili va la dignità della confezione, le interpretazioni di Christian Bale (un ufficiale invero dal piantarello facile), e della superba Rosamund Pike, la colona; non più che orpello, invece, il redivivo Wes Studi capo Cheyenne. Ma poiché di Western non se ne fanno quasi più, Hostiles rischia di sembrare un capolavoro agli occhi dello spettatore giovane (ammesso che vada a vederlo), mentre il cultore dal pelo ingrigito si gratta la capa perplesso rimpiangendo il tocco barbaro di Nessuna pietà per Ulzana, 1972, dove Robert Aldrich narrava senza buonismi né forzature lessicali la crudeltà reciproca fra bianchi e rossi insita nella nascita d’una nazione.

Recensione di Lorenzo De Luca

Hostiles – Ostili, diretto da Scott Cooper, con Christian Bale, Rosamund Pike, Wes Studi, Ben Foster, Jesse Plemons, Timothée Chalamet, Stephen Lang, Q’Orianka Kilcher, Adam Beach, Rory Cochrane, Paul Anderson, Scott Wilson, Bill Camp, Peter Mullan, Robyn Malcolm, Scott Shepherd, David Midthunder, Jonathan Majors, è nelle sale italiane dal 22 marzo 2018, distribuito da Notorious Pictures.

VOTO:

 

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