Homecoming, recensione: l’omaggio di Beyoncé ad arte, bellezza e cultura black

Homecoming a film by Beyoncé - Netflix
Homecoming: a film by Beyoncé

Con Homecoming, Beyoncé ci trasporta in un viaggio intimo sopra il palco e dietro le quinte della leggendaria esibizione al Coachella 2018, consegnandoci allo stesso tempo un ritratto di se stessa come artista, donna e madre e un potente omaggio alla cultura afroamericana e alla bellezza della musica come esperienza condivisa.

Homecoming, un’occasione per scoprire il talento dietro la Diva

Esistono due tipi di persona che dovrebbero guardare assolutamente Homecoming, il docufilm scritto e diretto da Beyoncé Knowles-Carter sulla sua iconica esibizione al Coachella 2018: chi la ama… e chi no. Sì, perché il film – disponibile su Netflix dal 17 aprile 2019 – non è solo un gigantesco regalo ai fan di tutto il mondo, ma anche un’occasione per chi non ha ancora avuto l’opportunità di lasciarsi travolgere dal talento della nostra Queen Bee. Vera e propria Diva, osannata ovunque vada e riconosciuta come una delle voci più virtuose degli ultimi anni, nel nostro Paese purtroppo l’ex leader delle Destiny’s Child è ancora “vittima” talvolta di pregiudizi duri a morire. Ecco, una delle prime cose da sapere è che quando abbiamo a che fare con “Mrs. Carter” abbiamo a che fare con l’eccellenza. E non con l’ennesimo prodotto-marionetta dell’industria musicale, l’ennesima sexy pop-star tutta lustrini. E il progetto Homecoming ne è – ancora una volta – la conferma.

La performance come esperienza comunitaria e totalizzante

Il docufilm, di cui Beyoncé è anche produttrice esecutiva, è in primis un’ulteriore testimonianza della cura e dedizione che la cantante e performer statunitense riversa in ogni progetto, della sua presenza imprescindibile come soggetto creativo e artistico. Lo dimostra certo tutta la sua carriera, ma pensiamo soprattutto al visual album Lemonade, uscito nel 2016, non un semplice “album musicale” con un filo conduttore tematico, ma vero e proprio mediometraggio, opera concettuale dall’alta espressione artistica. Possiamo dire lo stesso di Homecoming, che si presenta come il tentativo di sintesi da parte dell’artista tra performance e telecamera, palcoscenico e schermo. Lo scopo inseguito da Beyoncé è infatti quello di restituire allo spettatore a casa l’emozione dell’esibizione live e della performance musicale non semplicemente intesa in senso unilaterale, ma come esperienza totalizzante e comunitaria, scambio di energia e bellezza tra l’artista e il suo pubblico. Ecco allora l’esigenza, perfettamente realizzata, di consegnare nel video ogni palpito, ogni espressione, ogni sospiro, rumore ed umore tra palco e platea.

Homecoming - Beyoncé
Homecoming: a film by Beyoncé, foto di scena

La crew

Dopo questa doverosa introduzione, passiamo a scoprire più a fondo cos’è Homecoming, come nasce e cosa aspettarsi. Il docufilm riprende, come detto, la leggendaria esibizione di Beyoncé al Festival di Coachella 2018, per la prima volta aperto da una donna afroamericana. Lungi dall’essere una semplice ripresa del live, il film ci trasporta, oltre che sul palco, anche dietro le quinte dello show, tra allenamenti, preparazione fisica e mentale e prove infinite. Scopriamo perciò, da un punto di vista intimo e privilegiato, quanto talento, sudore e sacrificio, ma anche gioia, passione e bellezza sono alla base di una delle performance più iconiche della carriera di Beyoncé, non solo in quanto tale ma anche per come è stata affrontata e soprattutto in quale fase della vita personale dell’artista. Scopriamo inoltre i volti, le voci e i talenti poliedrici di tutta la crew che ha reso possibile il concerto, dall’orchestra ai favolosi percussionisti The Bzzzz, dalle ballerine ai famigerati Twins (Larry e Laurent Bourgeois).

Un omaggio alla cultura afroamericana

Presupposto di partenza il mettere in luce la ricchezza e varietà della black culture, in tutte le sue sfaccettature. In questo senso, Homecoming è un potente omaggio alla tradizione degli HBCU (Historically Black Colleges and Universities), ovvero i college e le università storicamente frequentati da afroamericani. Dal ballo al canto, dalla musicalità alle varie espressioni artistiche, il docufilm rimarca l’intento di Beyoncé di creare un momento di rappresentanza, libertà e gioioso rispecchiamento per tutta la comunità afroamericana. In questo senso, la performance del Coachella si presenta come un momento non solo di svago, ma una vera e propria dichiarazione “politica”, un’occasione di empowering, fierezza e consapevolezza per il pubblico afroamericano. Beyoncé più volte sottolinea nel film quanto sia stata importante e positiva la creazione di un safe space, in cui la creatività potesse fluire spontanea come un fiume in piena e ognuno potesse esprimersi al meglio, nella sua specifica individualità, senza paura di essere emarginato o escluso. E l’omaggio si fa ancora più stringente con l’inserimento nel docufilm di una serie di citazioni delle più brillanti menti e personalità visionarie della comunità afroamericana: da Toni Morrison ad Alice Walker, da W.E.B. Du Bois a Nina Simone, Maya Angelou, Audre Lorde e l’immancabile Chimamanda Ngozi Adichie. Poetesse, rivoluzionarie, scrittori, attiviste, femministe, per un percorso anche spirituale, intellettuale e filosofico che tocca tutte le sfere dell’esistenza.

Homecoming a film by Beyoncé
Homecoming: a film by Beyoncé

Donna, madre, artista

Homecoming è anche un’opportunità per cogliere ulteriori sfaccettature della personalità di Beyoncé, per conoscere meglio la donna in carne ed ossa dietro la diva, le sue fragilità e paure, le insicurezze e le sofferenze dietro alla patina di perfezione e perfezionismo – a tratti quasi maniacale – con cui siamo abituati a pensarla. E allora ecco che emerge in tutta la sua estrema semplicità il ritratto di una donna, prima di tutto, e di una madre in equilibrio precario tra la necessità di continuare ad esprimersi creativamente e l’amore per i figli e la famiglia. E veniamo anche a conoscenza delle difficoltà affrontate durante l’ultima gravidanza, particolarmente problematica e a rischio. Restiamo soggiogati e meravigliati dalla forza di volontà e dall’assoluto spirito di sacrificio di questa donna, capace di partorire due gemelli e tornare su un palcoscenico a distanza di qualche mese proponendo per altro un show di tale portata. Homecoming è dunque anche una veloce e tenera incursione nell’intimità di Beyoncé, nella sua visione del mondo, nel suo sguardo sulla vita e nella sua concezione estetica rispetto all’arte, alla musica, all’espressione di sé.

Beyoncé: una garanzia 

Insomma. Quando abbiamo a che fare con Beyoncé sappiamo di andare sul sicuro. Ed ecco che lo dimostra ancora una volta tramite l’opera che costituisce il suo esordio alla regia, affiancata dal collaboratore di sempre Ed Burke. I fan potranno apprezzare poi da vicino la leggendaria esibizione, tra scenografie coloratissime e coreografie spettacolari, dalle più note a quelle nuove, preparate appositamente per il Coachella. La camera cattura fisicità, anima e grinta di Beyoncé e di tutta la sua crew, e ci troviamo a ballare sulle note di Crazy In Love, I Care, Countdown, Single Ladies, Love On Top – tutti pezzi storici – e dei più recenti Hold Up, Flawless, Formation, Freedom. Sul palcoscenico emozionano poi le special guests Jay Z, con cui Beyoncé si esibisce in Deja Vù; la sorella Solange, altra esplosione di energia sulle note di Get Me Bodied, e le due Destiny’s Child Michelle e Kelly, con cui ci regala pezzi iconici come Say My Name e Lose My Breath. E per finire, una sorpresa per i fan: la versione di Beyoncé di Before I Let Go di Frankie Beverly e Maaze, un classico R&B del 1981.

Homecoming: a film by Beyoncé è diretto e prodotto dalla stessa Beyoncé Knowles-Carter, aiutata alla regia dal collaboratore di lunga data Ed Burke. Steve Pamon e Erinn Williams sono produttori esecutivi. Qui la set list con tutti i brani.

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