Hellboy, recensione: fallisce il ritorno alle origini di un grande personaggio

Dopo il successo di Guillermo Del Toro, Hellboy torna al cinema in un nuovo reboot dannatamente leggendario ma povero nella narrazione e i contenuti.

Un nuovo demone 

Hellboy (David Harbour) è tornato ed è più indemoniato che mai nel reboot della saga tratta dai fumetti cult di Mike Mignola. Il leggendario supereroe demoniaco, detective del BPRD (Bureau for Paranormal Research and Defense) che protegge la Terra dalle creature sovrannaturali che la minacciano, è chiamato in Inghilterra per combattere tre giganti infuriati. Qui scoprirà le sue origini e dovrà vedersela con Nimue, la Regina di Sangue, (Mila Jovovich) un’antica strega resuscitata dal passato e assetata di vendetta contro l’umanità. Hellboy dovrà cercare di fermare Nimue con ogni mezzo, in un epico scontro per scongiurare la fine del mondo.

Le trasposizioni cinematografiche

Hellboy è uno dei tanti personaggi dei fumetti, pensiamo al Batman di Christopher Nolan, che attraverso i riadattamenti sono stati modificati se non reinventati in una prospettiva sociale ed artistica lontana dalla loro versione fumettistica ma apprezzabile dal pubblico sul grande schermo. Creato da Mike Mignola, il diavolo rosso, soprannominato Red, ha fatto la sua prima comparsa nei fumetti pubblicati da Dark Horse nel 1993 dove riscosse molto successo ma per forza di cose, possiamo dire che la fama di questo magnifico personaggio è emersa con Guillermo Del Toro, il regista messicano (oggi premio Oscar per La forma dell’acqua) che lo ha portato sul grande schermo due volte: nel 2004 con Hellboy e nel 2008 con Hellboy: The Golden Army. Per il ruolo del protagonista Del Toro ha voluto l’amico e fedele collaboratore Ron Perlman, insieme hanno impresso sulla pellicola un’impronta molto più gotica che ha trasformato la storia del diavolo Anung Un Rama in una fiaba, riadattando i fumetti a suo gusto.

Hellboy - David Harbour e Daniel Dae Kim.
Hellboy – David Harbour e Daniel Dae Kim.

Fedele ma non funzionale

Questo nuovo Hellboy vuole porsi come qualcosa di completamente diverso dal personaggio di Del Toro, con un’aderenza sempre maggiore al personaggio del fumetto, sicuramente molto più piantagrane, sboccato e meno gotico. Anche lo stile visivo assume toni completamente diversi, facendo trasparire un gusto per la violenza e il gore che nei precedenti film non erano presenti. Neil Marshall vuole porsi sulla stessa prospettiva di Mike Mignola ma nonostante riesca a creare l’esatta trasposizione fumettistica al cinema, emerge prepotentemente l’incapacità del raccontare una storia salda, originale e lineare; in questa prospettiva il film diventa un minestrone di scene epiche si ma attaccate con lo scotch una all’altra senza una particolare logica narrativa. Il personaggio di David Harbour nonostante il suo talento e il fisico non riesce ad incarnare il personaggio, troppo finto agli occhi del pubblico per colpa di un trucco plastico e rigido che limita i movimenti e lo rende incapace di diversificare le espressioni facciali per donare credibilità ad un personaggio che sfrutta molto il corpo per esprimersi.

Esageratamente leggendario

Analizzando il film in una prospettiva che vede delle potenzialità artistiche nella natura trash di ogni cosa, il film vuole essere esageratamente leggendario ed ambizioso considerando la trama esile e confusa che sta alla base del racconto. La battaglia del bene contro il male si configura con personaggi solamente abbozzati e incapaci di assumere corpo, più propensi a rispondersi male e prendersi in giro che a menare mazzate capaci di soddisfare lo spettatore. Un punto di pregio del film va dato agli effetti visivi, che sfortunatamente vengono ammassati tutti insieme nel gran finale dove senza nessuna logica emergono mostri, spade e demoni devastatori che scompaiono in un lampo senza una resa dei conti degna del personaggio. Insomma, molte volte la fedeltà all’opera originale non è un bene anzi può essere molto pericolosa in vista di un film su cui Lions Gate e Dark Horse Entertainment puntavano molto (un budget di 50,000,000 di dollari) che risulta essere un tentativo fallito per dare nuova credibilità ad un personaggio troppo lontano dal suo modello originale, secondo Mike Mignola, che non è riuscito ad imporsi al pubblico come ci si aspettava. 

Hellboy, diretto da Neil Marshall con David Harbour, Milla Jovovich, Ian McShane è in sala dall’ 11 Aprile 2019, distribuito da M2 Pictures.

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