Giulia Mutti, intervista: «Le mode sono passeggere, conta avere un’identità»

Giulia Mutti - foto di Veronica Pierotti
Giulia Mutti - foto di Veronica Pierotti

Giulia Mutti si racconta nella nostra intervista, dal ritorno con il nuovo singolo Notte fonda alla condizione delle donne nel mercato discografico fino ai suoi progetti futuri

Giulia Mutti torna con Notte fonda, il nuovo singolo dal sound prorompente, ammiccante verso un certo pop rock venato di elettronica che ingloba però pianoforti, chitarre e batterie vere nella produzione, guidata dalle mani sapienti di Fabrizio Barbacci e Guglielmo Ridolfo Gagliano, senza mai slegarsi dall’importanza di un testo diretto e dal forte impatto. Strofe incalzanti e serrate nella metrica lasciano spazio a un ritornello aperto, dalla melodia scanzonata e sofferente allo stesso tempo. Nella nostra intervista ci ha raccontato come è nato il brano, pubblicato a distanza di due anni dal disco di debutto La testa fuori, e molto altro.

Ciao Giulia, Notte fonda ti vede ritornare sulla scena musicale dopo due anni. Come hai vissuto questo periodo di assenza dalla scena e non pensi che sia un po’; un privilegio potersi permettere di “sparire”; per un lasso così lungo ai giorni d’oggi. Samuele Bersani, che è tornato lo scorso anno dopo sette anni ha detto che per scrivere bisogna vivere altrimenti si è solo una copia di se stessi. Che ne pensi?

Sono d’accordo e credo che sia un lusso che non voglio perdere. Ci sono cose che hanno bisogno del loro tempo e una di queste è l’ispirazione, se la forzi ne ricavi l’effetto contrario. Sono stati due anni difficili per tutti e se da una parte io come cantautrice ho bisogno di solitudine per scrivere, dall’altra ho bisogno di condividere emozioni per avere di che parlare nelle mie canzoni.

Parliamo del singolo. Il testo è ricco di immagini e di metafore, quale pensi sia la più significativa e perché?

Una di quelle che mi piace di più è Sulle tue paure ci pianto casa mia perché la trovo una dimostrazione d’amore potentissima. Dire a qualcuno che affonderai le radici in un posto scomodo ma fertile è davvero potente come messaggio.

Musicalmente è un brano molto articolato, ci spieghi i passaggi che ritieni importanti nell’arrangiamento?

L’arrangiamento di questo brano è perfetto proprio perché segue l’evoluzione emotiva del testo. Ci sono le fasi incalzanti ma anche quelle distensive prima di ogni ritornello e poi quasi sul finale la mia parte preferita in cui mi ritrovo quasi ad urlare standing ovation o fischi questo è il momento più acceso di tutto il brano, c’è un crescendo che sfocia in una voce che si rompe e così fa anche il tempo, uscendo dai bpm della canzone, una cosa non così usuale.

La notte è un arco temporale molto più gettonato nelle canzoni, che valore dai alla notte? Sei una tipa notturna e quindi le canzoni nascono più facilmente quando cala il sole?

Non mi definirei esattamente una tipa notturna, però devo ammettere che è un lasso di tempo molto affascinante. Sarà che l’oscurità aiuta a sentirci più noi stesi, spogliarci di certe sovrastrutture. Di certo dà molti spunti di riflessione, anche se quasi tutte le idee notturne che ho avuto le ho sviluppate poi alla luce del sole.

Giulia Mutti - Notte fonda
Giulia Mutti – Notte fonda cover

Fare pop rock oggi è un po’ un arma a doppio taglio. Un genere mainstream ma fuori dai ranghi del circuito indipendente. Quale pensi sia il punto di forza della tua proposta musicale e condividi questo punto di vista?

Io penso che oggi valga tutto e il contrario di tutto. Davvero. Ognuno ha il proprio pubblico, ci sono i Maneskin ma anche Il Volo, e nessuno dei due è sbagliato. Io credo che alla fine l’originalità paghi sempre, la chiarezza del proprio indirizzo, la visione di un progetto. Non è semplice metterla a fuoco e ancora più difficile è perseguirla nel tempo, ma le mode e i trend tendono a essere circolari e una cosa che oggi è considerata fuori dai ranghi domani potrebbe dettare legge. Io, nel mio piccolo, cerco sempre di dare una continuità al mio modo di scrivere, aggiungendo particolari, sperimentando ma mantenendo sempre un
fulcro saldo.

Pensi che ci sia ancora disparità nel mondo della musica nei confronti dell’universo femminile? Tu hai dedicato un EP proprio alle cantautrici italiane ma al dispetto del titolo non siete proprio “Le favorite”

E’ vero, non lo siamo. Ho letto un articolo tempo fa in cui ho scoperto che molte donne scrittrici, negli anni passati, sono state obbligate a usare uno pseudonimo maschile perché risultassero più credibili. Anche nella musica le cose non vanno meglio, come disse Lady Gaga, in un’intervista in cui le domandavano se non fosse preoccupata che il suo aspetto e le allusioni sessuali dei suoi video mettessero in ombra le sue canzoni: «Se fossi un uomo e parlassi nelle mie canzoni di sesso e macchine veloci mi chiameresti rockstar, invece per il solo fatto che sono donna sei qui a fare il moralista». Dio mio ho guardato quell’intervista decine di volte tant’è stato il godimento provato dopo quella risposta. Love You Gaga.

Due anni fa mettevi la testa fuori debuttando a tutti gli effetti nel mercato discografico, adesso si è aperto un nuovo percorso della tua carriera, cosa dobbiamo aspettarci e quando potremmo rivederti di nuovo dal vivo?

Dovete aspettarvi un po’ di continuità col lavoro passato ma anche un po’ di sorpresa, in fondo in questi due anni sono cambiate tante cose per cui ci sta che ci siano degli elementi nuovi che scombineranno le carte in tavola. Per i live siamo prontissimi! Una dimensione perfetta in cui l’intimità di un pianoforte e voce incontra una cassa in quattro electro e una bella chitarra graffiante. Sui miei canali social verranno pubblicate a breve le date.

Giulia Mutti promo
Giulia Mutti – ph Veronica Pierotti

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