Nella settima giornata di Giffoni 55 l’incontro con il premio Oscar Paolo Sorrentino: «Servillo mi dà serenità, chi non sogna un film con De Niro? Napoli cambia senza cambiare, come faceva la DC, non so se l’arte sia strumento per raggiungere la felicità»
Settima giornata del Giffoni 55 (leggi il programma) e ospite speciale in Sala Truffaut è Paolo Sorrentino, che ha partecipato a un evento in collaborazione con Anas, insieme all’amministratore delegato Claudio Andrea Gemme. Il regista ha dialogato con i ragazzi partendo da tre clip tratte dai suoi film La grande bellezza e Youth.
«Il cinema, come la strada, è concentrazione, attenzione, umanità», ha affermato Sorrentino. A colpire è stata in particolare una scena sulla distrazione al volante: «Guardare fuori dal finestrino è più interessante che guardare il telefono». Un principio semplice che, secondo il regista, «basterebbe attuare per evitare di correre rischi sulla strada».
Claudio Andrea Gemme ha ricordato l’impegno di Anas per la sensibilizzazione: «Comunicare con leggerezza non vuol dire banalizzare, ma rendere memorabile un messaggio importante: guidate e basta».
«La pedanteria molto spesso non aiuta a raggiungere gli obiettivi», e ha aggiunto: «Non credo alle etichette sulle generazioni peggiori. I giovani hanno sempre avuto gli stessi tratti, cambiano solo gli strumenti».
Sulla percezione del tempo e le emozioni ha raccontato: «Quando ero giovane pensavo al passato, ora mi preoccupo del futuro. Mio e dei miei personaggi». E sulla sua attitudine personale: «Io sono stato un tipo malinconico anche a 9 anni, senza alcuna ragione. C’è chi sa suonare il pianoforte e chi è malinconico». Una condizione che ha poi commentato così: «La malinconia può rubarti stagioni di vita e oggi mi sono annoiato anche di essere malinconico».
Parlando di metodo e lavoro, ha detto: «Come la guida. Il cinema è fatica. Si deve lavorare e tanto, dedicandosi ad una sola cosa alla volta. Se proviamo a farne otto, le faremo tutte male».
Sull’Oscar: «È un privilegio, ma mi sono sentito a mio agio. Lavorare con Toni Servillo mi dà una serenità che non ho con altri». A proposito di Robert De Niro ha risposto: «È il più grande attore vivente. Quale regista non sogna di fare un film con lui?».
Alla domanda su felicità e arte ha risposto: «È difficile da raggiungere e non so se l’arte è uno strumento per farlo. Forse non so nemmeno cos’è davvero l’arte. Mi limito ad osservare la vita e la rimodello nei film per renderla come mi piacerebbe».
Su Napoli: «Su Napoli ho detto tutto quello che avevo da dire. La vedo come una città che ha la capacità di cambiare ma anche di restare fedele a sé stessa. È rassicurante perché cambia senza cambiare, come la Democrazia Cristiana di tanti anni fa».
A chi gli ha chiesto un consiglio, ha detto: «Fate quello che volete fare, non quello che vi dicono di fare». E sul legame tra strade e storie ha concluso: «La strada è un luogo bellissimo, ma i miei film iniziano sempre dalle persone, non dall’asfalto. Anche se ci sono tante strade italiane che potrebbero entrare in un film».
In chiusura, riflettendo sul tema del festival, ha detto: «Diventare umani? Rallentando. Dedicando più tempo alle cose che contano. Distinguendo ciò che è fondamentale da ciò che è superfluo o puramente ozioso».
Claudio Gubitosi, direttore di Giffoni, gli ha consegnato il riconoscimento: «Nel 1982 Truffaut mi ha cambiato la vita con una sola frase. Oggi, a nome mio e delle nuove generazioni, consegno a Paolo Sorrentino questo premio come simbolo di un cinema che può cambiare il mondo».
Il programma completo del festival è disponibile sul sito ufficiale.

























