Nella prima giornata di Giffoni 55 l’incontro con la famiglia Regeni e l’avvocata Alessandra Ballerini sul valore della verità e la difesa dei diritti umani, tra riflessioni, domande dei giffoner e l’impegno civile che diventa azione concreta
La prima giornata di Giffoni 55 (leggi qui il programma completo) si è aperta con un incontro di grande intensità nella Sala Verde, che ha visto protagonisti i genitori di Giulio Regeni, Claudio Regeni e Paola Deffendi Regeni, insieme all’avvocata Alessandra Ballerini. La tutela dei diritti umani, il senso della giustizia e la ricerca della verità sono stati al centro del confronto con i giffoner. Un incontro che ha ribadito come l’impegno civile riguardi tutti, in piena sintonia con il tema di questa edizione del Giffoni Film Festival: Becoming Human.
«Ogni singola azione della nostra onda gialla è per noi importantissima. Quindi non ci credete quando vi dicono che non potete spostare la realtà, la spostate eccome» ha esordito Alessandra Ballerini, accogliendo i giovani giurati di Impact!. Un messaggio forte, che ha dato il via a un dibattito sul valore della difesa dei diritti umani, partendo dalla vicenda di Giulio ma allargandosi a quelle di Mario Paciolla, Andrea Rocchelli e Alberto Trentini.
«Regeni, Paciolla, Rocchelli, Trentini sono persone che hanno visto o vedono violati i loro diritti fondamentali – questo è reso possibile dal fatto che c’è una parte della politica, non solo italiana, che considera i diritti umani meno importanti dei traffici economici, di armi, eccetera. Ma sono certa che la vera realpolitik è quella che si fonda sulla tutela dei diritti umani perché non solo è più giusto ma è più economico tutelarli anziché permetterne la violazione. Se non si investe sulla tutela dei diritti umano tutto il resto è inutile» ha affermato Ballerini.
Una posizione condivisa da Paola Regeni: «Bisognerebbe ribaltare l’azione politica: prima vengono i diritti umani».
Tra le tante domande dei ragazzi, anche quella sulla fiducia nelle istituzioni. La risposta di Ballerini non ha lasciato dubbi: «L’Egitto non è un Paese sicuro e questo lo dico perché parlo ogni giorno con due o tre profughi, persone che scappano da quel paese. Non essendo un Paese sicuro non dovremmo farci affari. Invece tutto si muove come se nulla fosse, come se non avesse torturato e ucciso un cittadino italiano. E nonostante a oggi non abbia mai collaborato con lo Stato italiano».
E ha aggiunto: «Lo stesso vale per le istituzioni europee: anche a livello europeo si deplorano le violazioni di diritti umani di quel paese, ma poi si traffica con quel Paese. Invece, con i dittatori non si deve collaborare. I dittatori vanno isolati, le violazioni dei diritti umani vanno combattute e le persone che scappano dalle violazioni dei diritti umani vanno accolte». Concetto ribadito dai genitori di Giulio: «Le risoluzioni dell’Ue verso l’Egitto sono come bolle di sapone».
Nonostante tutto, la famiglia Regeni non ha mai smesso di cercare la verità: «Noi fin dal primo momento, quando eravamo ancora a Il Cairo, abbiamo capito che Giulio aveva subito un oltraggio inaccettabile. Questo ci ha fatto venire fuori energia e coraggio che non sapevamo di avere. La ricerca della verità è il minimo che possiamo fare» ha spiegato Claudio Regeni.
Un percorso che oggi vede un processo finalmente avviato: «Dopo tante battute d’arresto, il processo è potuto iniziare, stiamo andando avanti e la verità iniziamo a vederla. Speriamo di raggiungere anche l’obiettivo di una giustizia processuale».
«È una ricerca venuta d’istinto per quello che ha subito Giulio. La solidarietà, l’onda gialla, è stata fondamentale» ha aggiunto Paola Regeni.
Un messaggio chiaro per tutti: «Il diritto alla verità non appartiene solo alla famiglia Regeni ma a tutti noi. La fiducia è quella che abbiamo in voi – nell’onda gialla» ha concluso Alessandra Ballerini.
I giffoner si sono impegnati a farsi portavoce di questa battaglia di civiltà e a rivolgere ai politici presenti le domande suggerite dalla famiglia Regeni. «La domanda che poniamo è questa: fin dove si può arrivare ad anteporre gli interessi alla difesa dei diritti umani fondamentali?» hanno chiesto insieme ai ragazzi.
La questione dell’Egitto è tornata nelle parole di Ballerini: «Alla luce di quello che dice la corte d’Assise e che è emerso in tribunale chiederei se ritengono ancora l’Egitto un Paese sicuro e se ritengono ancora giusto collaborare con quel Paese». E ha aggiunto: «Chiederei anche di liberare Alberto Trentini. Perché non si può trattare? Il regime di Maduro non è peggiore di quello di altri dittatori con sui vanno a cena insieme» e su Mario Paciolla: «Chiederei di non ostacolare un percorso verso la verità».
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