Ghost – Il musical, recensione di un musical giovane e romantico

Ghost - Il musical: recensione

Ghost – Il musical è uno spettacolo che valorizza i giovani, emoziona come il film da cui è tratto e propone effetti speciali di grande impatto: impossibile restare indifferenti.

Sam (interpretato da Mirko Ranù) e Molly (Giulia Sol) hanno trovato la casa dei loro sogni e insieme fanno progetti sul futuro. Banchiere di New York lui, artista lei, sono legati da un amore profondo. Purtroppo però il giovane perde la vita in una rapina finita male e si ritrova ben presto fantasma. Ancora non è pronto per andare in cielo: prima deve proteggere Molly dalle trame del loro avido ‘ex amico’ Carl (Thomas Santu), mandante dell’omicidio. Per manifestarsi alla sua amata, il ragazzo si fa aiutare della truffaldina medium Oda Mae (Gloria Enchill), l’unica che riesce a sentirlo. Aprendo le porte all’idea di una vita ultra terrena, Sam e Molly vivranno un’ultima intensa avventura prima di dirsi davvero addio per sempre.

Scenografie di livello

Fiore all’occhiello di Ghost – Il musical sono le scenografie. Moltissimi gli ambienti riprodotti sul palco: dalla casa di Sam e Molly alla banca in cui lavora il giovane, dalla metropolitana allo studio della veggente Oda Mae, dall’ospedale alle vie di New York. Curate nei dettagli, le scene riescono ad essere al tempo stesso semplici ma efficacissime dal punto di vista narrativo. Non ci sono orpelli, eppure non manca nulla. Per un cult del cinema come Ghost, d’altronde, non era ammesso alcuno sbaglio: il pubblico conosce troppo bene le singole scene della pellicola e il lavoro di Federico Bellone (che cura sia la regia che la scenografia) rende giustizia all’amato film del 1990.

Ghost - Il musical: Mirko Ranù e Giulia Sol in una scena d'amore @foto Attilio Marasco
Mirko Ranù e Giulia Sol in una scena d’amore @foto Attilio Marasco

Effetti speciali che colpiscono nel segno

All’ottimo lavoro di Bellone (coadiuvato da Chiara Vecchi, co-regista e coreografa) si affiancano gli effetti speciali ideati da Paolo Carta. Le “magie” proposte, in effetti, lasciano a bocca aperta. Trattandosi di fantasmi, perché non osare con manifestazioni ultraterrene, levitazione e corpi che attraversano le pareti? Molly all’inizio è scettica ma Sam saprà convincerla della sua presenza proprio come farà col pubblico in sala. Tra piccoli trucchi e un astuto gioco di luci e fumo (opera del light designer Valerio Tiberi), la magia sembra davvero reale. “Vedere il protagonista passare attraverso la porta come un fantasma, l’anima di un defunto entrare improvvisamente nel corpo della medium, oggetti che si muovono inspiegabilmente fa sì che il pubblico dimentichi di essere in presenza di una finzione scenica”, ha spiegato Carta.

Pro e contro della colonna sonora

La musica arrangiata da Dave Stewart e Glen Ballard, due big della musica internazionale, è fresca e piacevole. Ovviamente gli animi sono destinati a scaldarsi soprattutto sulla classicissima Unchained Melody e sulla scena del vaso di terracotta, eppure lo spettacolo riesce ad andare ben oltre questo immancabile pilastro. Lo stile pop-rock è orecchiabile e propone brani decisamente ambiziosi, che mettono a dura prova i protagonisti. Questi ultimi riescono a dare il massimo soprattutto quando si esibiscono tutti e tre insieme, incastrando le voci in un bel gioco di canti e controcanti. Per un amore senza tempo, una colonna sonora moderna e ben strutturata in cui non manca nemmeno un accenno di rap.

Riflettori puntati sui giovani

Fa piacere vedere che un titolo prestigioso come Ghost – Il musical, in un’altrettanto prestigiosa cornice come il teatro Sistina di Roma, abbia voluto puntare su un cast così giovane. I protagonisti sono indubbiamente freschi e al tempo stesso dotati di ottime capacità vocali. La loro presenza scenica conquista e convince nonostante qualche piccola sbavatura sulla quale si può sicuramente soprassedere. Il talento c’è e si vede in ogni dettaglio, dalla recitazione al canto passando per la mimica. Il trio composto da Sol, Ranù e Santu tiene con coraggio sulle proprie spalle l’eredità di Demi Moore, Patrick Swayze e Tony Goldwyn. A divertire, però, è soprattutto la deliziosa Gloria Enchill nel ruolo di Oda Mae: dopo aver interpretato con successo il musical di Sister Act, l’artista dimostra ancora una volta di possedere la giusta verve e un talento innato per l’intrattenimento.

Gloria Enchill e Ronnie Jones sul palco per Ghost - Il musical
Gloria Enchill e Ronnie Jones sul palco per Ghost – Il musical

Ghost – Il musical va in scena al teatro Sistina di Roma dal 28 gennaio al 9 febbraio, per poi cominciare una tournée che toccherà diverse piazze e teatri italiani (qui tutte le info). Nel cast, nel ruolo del fantasma dell’ospedale, la star internazionale Ronnie Jones.

VOTO:

1 commento

  1. Condivido l’articolo quando sostiene che i riflettori sono puntati sui giovani. Molto spesso i teatri sono pieni quando c’è un nome di grido. Invece Bellone ha voluto investire sui giovani che, pur non avendo ancora grande esperienza teatrale, riescono con grande voglia ad attirare il pubblico con modi schietti e con immediatezza espressiva. Bravi i protagonisti ma non dimentichiamo anche la bravura dei ballerini che sono perfetti. Mi è piaciuta tantissimo la ballerina che indossa l’impermeabile bianco che sa attirare tantissimo l’attenzione del pubblico in quanto dotata di grande presenza scenica e grazia. Davvero molto bella. Non so come si chiami. Bellissima la scenografia e gli effetti speciali.

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