Georgetown, recensione: l’esordio alla regia di Waltz è frenato

Georgetown, recensione: l'esordio alla regia di Waltz è frenato

Georgetown è un film che cattura lo spettatore per poi rilasciarlo troppo in fretta: l’esordio alla regia di Christoph Waltz evidenzia dei difetti ma anche numerosi pregi, tra cui un cast stellare che include Vanessa Redgrave e Annette Bening.

Il peggior matrimonio di Georgetown

Ulrich Mott (Christoph Waltz) è un ambizioso tedesco impiegato come semplice stagista alla Casa Bianca. La fortuna comincia ad arridergli quando riesce a sposare l’anziana Elsa Brecht (Vanessa Redgrave), celebre giornalista che potrebbe tranquillamente essere sua madre. La scalata prosegue poi da un nome all’altro all’interno della comunità diplomatica di Washington D.C. Il matrimonio va avanti nonostante il grande disappunto della figlia della donna, Amanda (Annette Bening), docente di Diritto costituzionale all’Università di Harvard. Tutto cambia in una notte: al ritorno da una passeggiata notturna, dopo aver ospitato una cena tra i “pezzi grossi” di Washington, Elsa viene trovata morta nella villetta coniugale. Inutile dire che il marito Ulrich è il primo sospettato per l’omicidio.

Christophe Waltz – l’attore

L’esordio alla regia di Christophe Waltz beneficia prima di tutto della presenza del personaggio che lui stesso interpreta e che si è cucito addosso alla perfezione. Ulrich Mott è un uomo ambizioso, arrivista e affabulatore. Manipola le persone mantenendo sempre il sorriso sulle labbra (e mantenendolo anche sul volto dello spettatore, il che non guasta) proprio come il suadente e manipolatore Walter Keane protagonista di Big eyes nel 2014. Difficile sbagliare del tutto quando si parte da un cast così valido: a Waltz si aggiunge infatti Annette Bening, che recita con la sua solita eleganza, e l’eterna Vanessa Redgrave.

Georgetown: Christophe Waltz nei panni di Ulrich Mott, un personaggio che gli calza a pennello
Christophe Waltz nei panni di Ulrich Mott, un personaggio che gli calza a pennello

Personaggi fa approfondire

Se nel cast si hanno nomi del calibro della Redgrave, forse varrebbe la pena sfruttarli fino in fondo. Peccato che il personaggio da lei interpretato, quello dell’anziana Elsa, non venga sviluppato a pieno. Questa donna apparentemente forte e sicura di sé, con una lunga e solida carriera da giornalista alle spalle, asseconda i metodi poco ortodossi – e soprattutto poco onesti – del marito senza interferire. Spesso assiste ai fatti in maniera del tutto passiva. Difficile comprendere i motivi che la spingono a tenere un simile atteggiamento, anche perché il personaggio resta bidimensionale e relegato ad un pallido secondo piano. Un vero spreco.

Dettagli troppo sbrigativi

Sebbene Georgetown vanti numerosi lati positivi, il risultato finale non possiede la forza che ci si sarebbe potuti aspettare. Le motivazioni sono da ricercare nei dettagli più che nella sostanza vera e propria. Alcuni passaggi, tra l’ironico e il realistico, non mostrano chiaramente i loro intenti e tendono a confondere dal punto di vista narrativo. Il finale, poi, appare un po’ sbrigativo. Stesso discorso sui singoli personaggi, che avrebbero potuto poggiarsi maggiormente sulle fantastiche star scelte per interpretarli. La visione della pellicola resta piacevole e dal ritmo accattivante, una cura maggiore per i particolari avrebbe però permesso alla pellicola di fare il salto di qualità.

Georgetown è disponibile on demand dal 19 maggio grazie a Vision Distribution. La trama ricalca una storia vera: Ulrich Mott infatti è realmente esistito e la sua vicenda è stata rivelata da un articolo pubblicato sul New York Times col titolo ‘Il peggior matrimonio di Georgetown’.

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