Gaudiano debutta a Sanremo: «La musica mi ha aiutato a elaborare il lutto del padre»

Gaudiano debutta questa sera al Festival di Sanremo 2021 tra le Nuove Proposte con Polvere da sparo e nell’incontro con la stampa al quale abbiamo partecipato ci ha raccontato la genesi del brano, l’emozione per quest’esordio, le sue influenze musicali e molto altro

Gaudiano debutta questa sera al Festival di Sanremo 2021 tra le Nuove Proposte con Polvere da sparo e nell’incontro con la stampa al quale abbiamo partecipato esordisce raccontando le sensazioni prima della sua performance: «Ho appena finito le prove, ho visto il teatro e la scenografia a pieno servizio e mi sono ritrovato immerso nel gioco di luci. Ho trovato tutto organizzato nel minimo dettaglio ed è bello capire come le persone dietro le quinte mi abbiamo accompagnato in un momento di forte stress e ansia. Abbiamo accordato tutti i piccoli particolari. Mi sono tolto un bel peso, devo solo concentrarmi per la serata, fare dei respiri profondi. Sono oltretutto il primo a esibirmi tra i giovani. Cerco di godermi a pieno il tutto, di rimanere connesso con il messaggio che ho da portare».

Ha poi raccontato la scelta musicale legata al pezzo: «Di solito tendo a scrivere cercando il feeling con lo strumento, a partire dalla chitarra. Il brano è frutto di un connubio insieme a Francesco Cataldo, arrangiatore pugliese come me, c’era il rischio che fosse troppo pesante inserire una musica drammatica come sottofondo di un tema drammatico, è invece prevalso il contrasto tra queste due componenti. Il ricordo del padre non è raccontato con una tristezza didascalica, la musica colma questo tipo di voragine, ho inserito parti in cui emerge tutto il progetto sonoro. Non suonerò la chitarra perché abbiamo optato per una versione meno acustica, vogliamo un’esibizione più dirompente».

Le sue influenze e ascolti musicali partono dai Negramaro fino ad arrivare al punk americano: «Ho un amore artistico nei confronti di Giuliano Sangiorgi e dei Negramaro, sono l’ultimo gruppo che è riuscito a soccombere all’ondata estera di nuovi suoni. Il loro primo Sanremo è stato tra i giovani nel 2005, non fu un ottimo esordio ma sono diventati secondo me la migliore band pop rock in Italia. Come loro amo la passionalità nella poetica e nei soggetti delle canzoni. Oltre a loro ho ascoltato sempre tanto rock anni ’70 e poi mi sono stabilizzato nelle frequenze del punk, amo alla follia i Green Day».

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Gaudiano

 

Una canzone molto sofferta quella che porta al Festival e Gaudiano spera che possa essere di aiuto per chi ha vissuto l’esperienza della morte del padre: «Quando facciamo arte bisogna pescare dentro la nostra anima per dare qualcosa di onesto alle persone, sento l’esigenza di dire al mondo quanto amassi mio padre, con la mia storia do la possibilità di riconoscersi in chi ha vissuto il mio stesso dolore».

Un ragazzo molto studioso e che viene da una formazione teatrale: «Ho sempre messo la formazione davanti a tutto, quando ho finito la scuola mi avevano consigliato di fare l’università, dopo tre anni di giurisprudenza ho scelto di dedicarmi alla musica, mi sono trasferito a Roma per studiare teatro e musical. Ho iniziato a lavorare subito dopo la fine dell’Accademia. Spero pure di continuare quella carriera, non c’è la necessità di etichettarsi, le vie espressive sono tante e non voglio privarmi di niente».

Sanremo è vissuto a casa sua come un rito immancabile: «A casa mia Sanremo è come il Natale, un momento di convivialità con la riunione non solo del nucleo famigliare più stretto, un pò come i Mondiali. La musica e la cultura in famiglia sono sempre stati al centro dei dibattiti, è una fortuna per me perché mi ha permesso di innamorarmi dell’arte. Ricordo la sensazione che avevo quando sentivo la sigla della prima serata, il Festival lo senti nell’aria, l’associo a una festa laica».

Si definisce un reduce di guerra salvato dalla musica e ci spiega perché: « La frase mi è venuta in modo molto naturale, frutto di una riflessione e non uno slogan. Quando ho pensato al percorso di mio padre mi sono riguardato indietro, dal 2016 in cui si è operato al 2019 in cui se ne è andato ci sono stati tanti alti e bassi: una malattia è un combattimento quotidiano specialmente nel caso di un tumore al cervello, la stasi peggiora la tua condizione».

Ha vissuto il lockdown a Milano ed è stato molto difficile: «La questione del lockdown è stata pesante, come è stata percepita a Milano non lo è stata da nessuna parte, siamo stati tutti consapevoli che bisogna attenersi alle regole ma non si gira per strada nelle altre città con la stessa ansia. Bisogna sapersi adattare, stringersi tra le spalle come dico ne Le cose inutili. Dobbiamo fare i conti con il proprio io, è un tema che avrò modo di affrontare nel disco. Mi piaceva solo il fatto che il tempo si fosse fermato, dilatandosi ci ha dato modo di riflettere su noi stessi e sui rapporti umani».

Tra i big in gara non ha dubbi sul suo preferito: «Tra i big in gara il mio preferito è Max Gazzé, ho avuto modo di approfondire la scena romana, frequentata negli anni dell’Accademia, il suo è cantautorato che ha ancora tanto da raccontare e si avvicina ai cieli alti della poesia». Gaudiano ricorda con affetto il momento in cui Amadeus ha annunciato la sua presenza al Festival dopo la finale di dicembre: «Quando Amadeus ha detto il mio nome, mi sono defilato, accucciato su una poltrona e mi sono lasciato andare a un momento di commozione. Avevo capito che ce l’avevo fatta, il mio obiettivo era stato raggiunto. Ora dovrò preoccuparmi solo di cantare la mia canzone».

La mancanza del pubblico si farà sentire, lo definisce nutrimento per l’artista: «Il pubblico ti fornisce una risposta non solo attraverso un applauso, nel silenzio c’è già un feedback, si crea l’empatia, è un muscolo involontario che vive di vita propria, è nutrimento per un artista, l’ossigeno attraverso il quale arriva a concedersi totalmente a un sentimento di totale abbandono».

 

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