Galveston, recensione: Fanning e Foster, intenso incontro tra due vite deviate

Galveston, recensione: Fanning e Foster, intenso incontro tra due vite deviate

Galveston, tratto dall’omonimo romanzo dello scrittore e sceneggiatore Nic Pizzolatto, riesce ad evidenziare i disagi dell’anima ma senza conquistare del tutto: la recensione del film con Elle Fanning e Ben Foster

In fuga da se stessi

Roy Cady (Ben Foster) è un piccolo gangster di New Orleans. Dopo essersi sentito diagnosticare un tumore incurabile, Roy accetta un lavoro che si rivela una trappola: il suo capo (Beau Bridges), infatti, ha deciso di rimuoverlo dal clan ricorrendo al più sanguinoso dei metodi: l’esecuzione. Roy riesce a fuggire e si reca nella sua città natale, Galveston. Si unisce a lui la giovanissima Rocky (Elle Fanning), una prostituta trovata nel covo degli sgherri che volevano ucciderlo. Prima di giungere a Galveston, però, Rocky recupera una bambina che spaccia per sua sorella minore Tiffany, ma che rappresenta soltanto uno dei suoi tanti oscuri segreti. Durante il viaggio i due trovano il modo di fare i conti coi rispettivi demoni e, condividendo le tragedie delle loro vite, instaurano una profonda sintonia. Peccato però che il boss che ha già provato ad ucciderlo una volta sia più che mai deciso a concludere l’opera e non è disposto a fermarsi di fronte a niente e nessuno.

Elle Fanning in crescita

Con GalvestonElle Fanning ha modo di uscire dai confini che la sua carriera si era posta finora. Niente brava ragazza, niente principessina dal volto dolce. Stavolta il personaggio interpretato è complesso, sofferente e fragile. Affamata di affetto e protezione, nutre la speranza di un nuovo inizio. È bello cogliere la gioia con la quale accetta l’invito a cena del suo compagno di sventure Roy o il terrore con il quale lo prega di non abbandonarla mai. Nell’interazione tra la Fanning e Ben Foster si gioca in effetti la partita più dura ma anche la più riuscita.

Galveston: Elle Fanning in una scena del film
Elle Fanning in una scena del film

Un tormento dell’anima

Foster dà vita ad un personaggio che sin dalla prima inquadratura è costretto a convivere di avere una spada di Damocle sulla testa. La malattia e le “in-amicizie” pericolose” lo mettono costantemente a rischio, eppure l’uomo sembra essere morto dentro già da molto tempo. Questo profondo malessere è tangibile e dà senso alla storia, seppur questa non sia priva di difetti o lacune. Affascinanti tuttavia i contrasti cromatici, con l’alternanza di luci accecanti, quali il sole in spiaggia e l’abito rosso di Elle Fanning, i toni cupi che richiamano l’abisso nel quale i tormentati protagonisti fanno fatica a rimanere a galla o alcuni gialli claustrofobici che sembrano urlare la disperazione dei personaggi.

Gangster, road movie o dramma

Tra gangster movie, road movie e dramma, Galveston ha tante identità ma fatica ad emergere da esse. Probabilmente non è un caso che lo sceneggiatore Nic Pizzolatto (qui accreditato sotto lo pseudonimo di Jim Hammett), lo stesso di True Detective, abbia voluto prendere le distanze dal progetto in seguito ad un litigio con la regista Mélanie Laurent. Non è dato sapere cosa sia andato storto, tuttavia la visione del film lascia pensare che l’iniziale potenziale (evidente sia dal punto di vista artistico che da quello narrativo, per una storia tratta dall’omonimo romanzo dello stesso Pizzolatto) non sia stato sfruttato a pieno. Resta l’amaro in bocca per una storia intensa cui manca però quel quid in più.

Galveston, presentato al South by Southwest il 10 marzo 2018, arriva nelle sale italiane il 6 agosto 2020 distribuito da Movies Inspired. Nel cast anche Lili Reinhart, star della serie tv Riverdale.

VOTO:

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