Foto di pura gioia: la recensione dell’antologia degli Afterhours

Foto di pura gioia - copertina

Con Foto di pura gioia, gli Afterhours celebrano il loro trentennale: la recensione di un volume antologico dove troviamo 76 tracce, dai classici della band a nuove collaborazioni, più quattro inediti e un libro racconto.

L’esigenza di una raccolta così

Trent’anni di carriera, specie per una band, sono un traguardo che andava celebrato: dev’essere per questo che gli Afterhours, guidati dal sempre presente Manuel Agnelli, hanno deciso di sublimare l’anniversario con un’antologia come Foto di pura gioia (e un concerto al Forum di Assago fissato per il 18 aprile 2018). Un viaggio incredibile, partito da minuscoli locali di provincia fino ad arrivare ai palcoscenici più importanti; dalle canzoni in inglese alla virata sull’italiano, passando per cambi di formazione e affermazioni tv (dallo “sdoganamento” di Sanremo all’esperienza X Factor di Agnelli).

Quello che (non) c’è

All’interno dei quattro CD che compongono la raccolta, ecco tutto il meglio di questi trent’anni (accompagnati da un libro contenente foto e aneddoti): ci sono i singoli dei primi album in inglese come My Bit Boy o Confidence fino alla svolta italiana di album gioiello come Germi, Hai paura del buio? o Non è per sempre: la sperimentazione pop-surreale di brani come Germi o Siete proprio dei pulcini, il pop-rock di Voglio una pelle splendida (tra i capolavori della band) e il post-grunge/punk di pezzi come Male di miele e Sui giovani d’oggi ci scatarro su, fino ai brani più celebri della band milanese, i sempre citati Non è per sempre e Quello che non c’è (da cui Agnelli ricaverà la frase per intitolare questa antologia), fino ai due titoli più belli e apprezzati dell’ultimo album Folfiri o Folfox, le scariche rock di Se io fossi il giudice e Non voglio ritrovare il tuo nome.

Afterhours - nuovo scatto per Foto di Pura Gioia
Gli Afterhours

Tra inediti e collaborazioni

Se i primi 3 CD pullulano di grandi classici, è la quarta parte ad interessare maggiormente: ecco che arriva il duetto con Carmen Consoli sulle note di Bianca (la rock ballad per eccellenza della band, figlia prediletta dell’ammirazione per gli Smashing Pumpkins), le cover di capolavori della leva cantautorale italiana (da Mio fratello è figlio unico di Rino Gaetano, a La canzone di Marinella di De André fino a La canzone popolare di Fossati). Quattro gli inediti (tutti registrati negli anni ’80), tre in inglese e uno in italiano: Something I Don’t Care About You, Springtime’s First Day, Fifteen Seconds sono brani figli degli anni ’80, che risultano molto influenzati dal punk inglese (tant’è che la voce di Agnelli in alcuni momenti ricorda quella di Joe Strummer); in Senza titolo invece, pur rimanendo figlia delle stesse influenze, la voce di Manuel Agnelli sembra prendersi le classiche “pause” alla Mark Knopler.

Essere se stessi nonostante tutto

La coerenza e quel suo modo di parlare chiaro e diretto, ha sempre contraddistinto il leader Manuel Agnelli che, anche in questo progetto, non fa mancare il suo messaggio. Non si pente di nulla, si arroga la libertà di pensiero, la non omologazione alla saturazione musicale contemporanea, perfino la rivendicazione di momenti “commerciali”, come la sua presenza a X Factor. Un percorso portato avanti con dignità che fin dagli inizi ci ha fatto amare la band milanese e oggi, a trent’anni dalla sua formazione, una raccolta antologica come Foto di pura gioia ci dimostra che non servono fama e milioni di copie per centrare il cuore degli ascoltatori, basta la voglia di fare musica e il coraggio di rischiare. Insomma, viva gli Afterhours.

Foto di pura gioia, volume antologico degli Afterhours, è uscito il 17 novembre 2018 per l’etichetta discografica Universal Music Italia.

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