Finale di partita, recensione: Glauco Mauri apre la Stagione dell’Eliseo

Finale di partita - Glauco Mauri - Roberto Sturno

Al Teatro Eliseo la nuova stagione è stata inaugurata da Finale di partita di Samuel Beckett con protagonisti Glauco Mauri e Roberto Sturno.

La stagione 2017-2018 del Teatro Eliseo, la terza dell’era Barbareschi, è stata inaugurata da Finale di partita, di Samuel Beckett, un grande classico interpretato da un monumento del nostro teatro, Glauco Mauri nei panni del protagonista Hamm. Al suo fianco in quelli del fido servitore Clov un Roberto Sturno all’altezza del suo maestro. Accanto a loro sulla scena Elisa Di Eusanio e Mauro Mandolini, nella parte drammatica dei genitori del protagonista, quasi ridotti in schiavitù dal figlio, colpevoli forse di avere avuto un passato e di avere vissuto in un mondo a misura d’uomo ormai scomparso. L’apprezzabile regia di Andrea Baracco esalta le dimensioni sfumate del tempo e dello spazio, che sono vuoti, sempre uguali, immutabili e inesorabili.

Il testo, fondamentale per la drammaturgia del novecento, conferma il suo valore ed esprime il profondo e disperato senso di umanità dell’autore, più noto come autore dell’assurdo, che qui esprime la sua pietà per l’uomo e per la sua fatica di vivere. Nella sua visione la condizione umana è insensata e insondabile, in buona sostanza incomprensibile, non si cercano risposte con il teatro, piuttosto si mette in scena l’impossibilità di esprimere la vera essenza del mondo e della condizione umana descritta nella sua sconfitta staticità.

Finale di partita - Glauco Mauri - Roberto Sturno 2
Glauco Mauri e Roberto Sturno

I personaggi sono l’anziano Hamm, ormai cieco e costretto all’immobilità ed il suo servitore Clov, sempre in movimento, non può sedersi ne stare senza fare nulla, gli è impossibile disobbedire ad un ordine o sottrarsi alle volubili richieste del suo padrone. I due passano i loro giorni sempre uguali in una piccola casa spoglia, all’esterno della quale si intuisce un’atmosfera postatomica o comunque da scenario di devastazione postbellica dove per l’essere umano l’unico accadimento prevedibile è la morte. Clov vorrebbe continuamente andarsene, ma non sembra esserne capace. I due genitori di Hamm, completamente nudi sono stipati dentro a dei grandi cassetti che sono le loro gabbie e conducono i loro giorni parlando dei ricordi della loro vita passata, di certo non è concesso loro un futuro.

I personaggi dell’opera vivono una situazione statica ed immutabile, ogni giorno è uguale a sé stesso, ciascun gesto e ciascun avvenimento assume un aspetto quasi rituale. Il messaggio sembra una totale assenza di speranza, nelle parole di Hamm l’uomo è arreso al mondo e tutto l’universo puzza di cadavere, nulla ha un senso, tutto è zero e tutto è grigio e non c’è nulla di più comico della infelicità. Ma proprio da questa assenza di significato e di aspettative per l’essere umano, nasce per converso nello spettatore un senso di rivalsa, la voglia di dare un senso alla propria presenza nel mondo e di tramandarlo alle generazioni future, facendo conoscere questo testo anche alle scolaresche.

Finale di partita sarà in scena al Teatro Eliseo di Roma fino al 15 ottobre 2017.

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