Figli del Destino, la docufiction Rai sull’orrore delle leggi razziali

Figli del Destino - Valentina Lodovini e Massimiliano Gallo
Valentina Lodovini e Massimiliano Gallo in una scena della docufiction Rai Figli del Destino

Verso la Giornata della Memoria. Arriva in prima visione su Rai1 Figli del Destino, la docufiction diretta da Francesco Miccichè e Marco Spagnoli che racconta l’orrore delle leggi razziali vissute da quattro protagonisti, all’epoca bambini. Con Massimo Poggio, Massimiliano Gallo e Valentina Lodovini.

Domani, mercoledì 23 gennaio 2019 andrà in onda nella prima serata, alle ore 21:25 di Rai1 la docufiction Figli del destino. Si tratta di una prima visione assoluta per l’opera diretta a quattro mani da Francesco Miccichè e Marco Spagnoli; una produzione Red Film, in collaborazione con Rai Fiction, prodotta da Mario RossiniFigli del destino, sceneggiato da Luca Rossi e dallo stesso Marco Spagnoli – autore anche del soggetto – è interpretato da Massimo Poggio, con Massimiliano Gallo e con la partecipazione di Valentina Lodovini, e dai quattro giovanissimi Chiara Bono (che interpreta Liliana Segre), Giulia Roberto (Lia Levi), Catello Alfonso Di Vuolo (Tullio Foà) e Lorenzo Ciamei (Guido Cava), avvalendosi anche della voce narrante di Neri Marcorè. Tra gli intervistati, il giornalista Giacomo Kahn e gli storici Sara Valentina di Palma e Michele Sarfatti. Il film presenta materiale di repertorio dell’Istituto LUCE – Cinecittà e filmati inediti della Fondazione CDEC – Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea e dell’Holocaust Memorial Museum di Washington.

Figli del Destino

Quattro storie di bambini italiani ebrei vittime dell’orrore e della vergogna delle leggi razziali. Due ragazze e due ragazzi, sopravvissuti al Fascismo e alla Seconda Guerra Mondiale grazie all’aiuto di persone che hanno voluto seguire la propria coscienza, rifiutandosi di sottostare al diktat del fascismo. Napoli, Roma, Milano, Pisa. Storie diverse, dal Nord al Sud Italia, accomunate dal triste destino dei quattro, piccoli protagonisti: Liliana Segre, Lia Levi, Tullio Foà e Guido Cava. Il docufilm racconta dell’Italia delle leggi razziali, a partire dalla loro firma per mano del Re Vittorio Emanuele III, il 5 settembre 1938. Nella ricostruzione di quegli anni, la storia di quattro bambini, le cui vite stanno per essere stravolte. Da un giorno all’altro, infatti, tutto cambia e diventeranno improvvisamente diversi agli occhi della gente, come non erano mai stati. Bambini costretti a non andare più a scuola, a nascondersi, fuggire, lottare per la vita, senza che prima di allora abbiano mai avuto un’idea ben precisa di cosa volesse dire per loro essere ebrei. Un racconto della Memoria, intrecciato con le emozionanti interviste dei quattro protagonisti, oggi.

Figli del Destino - Massimo Poggio
Massimo Poggio

Note di regia/sceneggiatura

Circa un milione e mezzo di bambini sono stati assassinati durante la Shoah. Oltre un migliaio di loro erano italiani e sono morti, spesso, tra stenti terribili e atroci sofferenze fisiche e psicologiche. La maggior
parte dei piccoli uccisi ad Auschwitz veniva attratta nelle camere a gas con la promessa di andare a trovare le loro mamme. Altri, invece, venivano usati per esperimenti scientifici terribili come l’inoculamento di malattie per cui provare a trovare una cura. Per altre migliaia di bambini ebrei in Italia non è stato facile sopravvivere: si sono nascosti, hanno cambiato il proprio nome e cognome, sono stati separati e strappati dai loro genitori, fratelli e sorelle che, spesso, non hanno mai più rivisto. Per lungo tempo nessuno si è interessato alla loro vicenda, e i sopravvissuti si sono chiusi nel silenzio. Ci sono voluti quasi cinquanta anni, l’essere diventati nonni, il successo di film come Schindler’s List e La vita è bella, nonché l’orrore per quanto stava accadendo nell’ex Jugoslavia con le pulizie etniche, per convincerli a parlare e a raccontare le loro storie. Per farle conoscere, certo, ma – soprattutto – per non fare dimenticare agli altri quello che avevano visto con i loro occhi. Figli del Destino racconta le vicende di alcuni di loro: quattro storie di bambini italiani ebrei dal Sud a Nord Italia per mostrare come il caso sia stato determinante per tutti loro e come, incredibilmente, siano riusciti a sopravvivere per una scelta casuale del Destino. Quattro avventure spaventose e meravigliose al tempo stesso, in un racconto doloroso, emozionante, commovente, ma anche attuale, fatto di speranza e resilienza, incentrato sul passato, ma che allude, inevitabilmente, alle suggestioni del nostro presente e del nostro futuro. Pasolini diceva che il nostro paese è un “paese senza memoria”. Ecco, il nostro intento è quello di
ricordare a chi potrebbe aver perso la memoria di quei terribili eventi e di far capire il pericolo del razzismo e della difesa della razza.
Il nostro punto di vista è quello dei bambini. Per questo c’è nella messa in scena una ricerca di una prospettiva dalla parte di chi vede le cose dal basso. La maggior parte delle scene che vedono protagonisti i nostri quattro bambini sono quindi girate con la macchina da presa che vede gli adulti dall’altezza dei piccoli, dal basso. Cerchiamo anche di raccontare gli eventi più drammatici di quegli anni, come ad esempio il campo di concentramento di Auschwitz, da cui sappiamo che la maggior parte dei bambini non sono usciti vivi, con un punto di vista inusuale. Abbiamo infatti creato immagini quasi “oniriche”, che non tentano di ricalcare solo la dura realtà del campo, ma che tentano di far vedere come quella realtà era vista dei più deboli abitanti di quel campo. Le immagini sono realizzate quindi con un punto di messa a fuoco “basculante”,
non realistico, ma profondamente espressivo, con l’ausilio di speciali ottiche usate a questo proposito. Questa docu-fiction intende ricostruire – per la prima volta – la storia di quegli anni dal punto di vista dei bambini descrivendo come si sono sentiti e quello che hanno vissuto in quei terribili sette anni che hanno sconvolto le loro vite e – in senso più generale – la Storia così come la conosciamo oggi.

(Francesco Miccichè e Marco Spagnoli)

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