Dalla festa del Cinema di Roma la nostra recensione di Estranei, dramma a tinte romantiche diretto da Andrew Haigh e interpretato da Paul Mescal e Andrew Scott: si parla di elaborazione di un trauma irrisolto e amore, ma il carico emotivo diventa eccessivo nel finale e straborda
È il film a sorpresa di questo diciottesima Festa del Cinema di Roma, nonché uno dei più attesi di questo autunno Estranei, tratto dall’omonimo romanzo di Taichi Yamada e diretto dall’Andrew Haigh di 45 anni e Charley Thompson. La rivelazione Paul Mescal e Andrew Scott si incontrano e si amano fin da subito, ma su di loro pesa un passato fatto di traumi irrisolti e dolori mai del tutto leniti; la loro chimica è esplosiva, la scrittura regge il carico dell’elemento “sovrannaturale” (in senso lato) ma tutto il materiale emotivo e tematico si accumula in un terzo atto prima e in un finale poi francamente eccessivi, e un po’ stucchevoli.
Fantasmi del passato
Una sera, nel suo condominio quasi vuoto nella Londra contemporanea, Adam (Andrew Scott) ha un incontro casuale con un misterioso vicino di casa, Harry (Paul Mescal), che spezza il ritmo della sua vita quotidiana. Mentre si sviluppa una relazione tra i due, Adam è ossessionato dai ricordi del passato e si ritrova attratto dalla città di periferia in cui è cresciuto e dalla casa d’infanzia in cui i suoi genitori (Claire Foy e Jamie Bell), sembrano vivere, proprio come il giorno della loro morte avvenuta 30 anni prima.

Il peso del trauma
Ci sono molti modi per raccontare una storia d’amore e di traumi del passato mai del tutto risolti, ma è difficile farlo tenendosi lontani dalla melassa e trovando un gancio narrativo o tematico affinché questi due elementi, all’apparenza inconciliabili, stiano assieme in maniera organica e coerente. Ed è perciò una sorpresa che Estranei riesca per gran parte del tempo a trovarla, quella chiave, perché trova l’intelligenza emotiva nel mostrare il non detto, il rimpianto, il grande rimosso. Vale per Adam, la cui vita è sempre stata segnata dalla tragica morte dei genitori e il cui punto di vista è centrale nell’economia della storia ma vale anche per Harry, nonostante del suo passato ci venga rivelato molto poco.
In questo film così attaccato ai suoi due personaggi principali e che rimbalza continuamente tra una dimensione “onirica” nel passato e quella reale nel presente, il regista Andrew Haigh cerca un tono che ammorbidisca il peso del trauma di Adam e Harry per non appesantire ulteriormente il carico emotivo già importante, e per gran parte del tempo Estranei si fa tenere più che a galla da un sapiente uso dell’ironia tutta British e dalla storia d’amore piuttosto tradizionale che racconta. Perché al di là del bagaglio che si portano appresso Adam e Harry non sono poi così diversi da tanti altri, fumano bevono, cercano di dimenticare e poi si baciano, si amano, scopano.

Questione di ricordi
L’elemento più interessante di sceneggiatura e messa in scena è però rappresentato dai falsi ricordi (sogni?) ricorrenti di Adam, o meglio dalle sue proiezioni mentali che immaginano delle chiacchierate con i suoi genitori deceduti per raccontare loro cose della sua vita presente. Ed è così che Estranei tocca di striscio l’argomento dell’omosessualità e della sua percezione pubblica e privata ai nostri giorni, ma anche quello della felicità. Perché Adam non è poi così felice, forse non lo è mai stato, e magari Harry rappresenta proprio la persona giusta al momento giusto.
Sono proprio questi confronti tra Harry e i suoi a rappresentare il punto di maggior impatto emozionale in Estranei, poiché è in queste chiacchierate che il suo personaggio si apre davvero anche delle volte in maniera fin troppo didascalica. È tramite un confronto che avviene solo nella propria testa e nei propri desideri che Adam può avere la sicurezza di un amore da sempre cercato e anelato, fin da bambino, ma anche imparare a conoscere meglio i propri genitori, a smettere di idealizzarli o al contrario di demonizzarli, a cercare un senso nella loro morte perché non può cercare un senso alla loro morte.

Il troppo stroppia
Se Haigh avesse cercato in scrittura un maggior senso della misura e dell’equilibrio probabilmente questo Estranei avrebbe potuto rappresentare la sua opera magna dopo il già notevole 45 anni, ma l’autore inglese si fa prendere troppo la mano e sovraccarica tutto il terzo atto mandandolo in cortocircuito. Nonostante le grandi performance di tutto il cast (la Foy e Bell sono intensissimi e allo stesso tempo estremamente delicati nel ruolo dei genitori di Adam) e la chimica che si sprigiona tra Mescal e Scott, Estranei pecca proprio di tracotanza e bulimia, non ha la capacità di fermarsi, di lasciare che quel dolore venga assorbito e che i personaggi trovino respiro.
Diventa tutto eccessivo e barocco, anche il colpo di scena finale che poi tanto sorprendente non è, e la storia si sgonfia sotto il peso di quella stessa emotività che fino a quel momento l’aveva fatta galleggiare così elegantemente. Ed è un peccato, perché il modo giusto di raccontare questa storia lo si era trovato e funzionava incredibilmente bene. Poi si è scelto il modo sbagliato di terminarla.
| TITOLO | Estranei |
| REGIA | Andrew Haigh |
| ATTORI | Andrew Scott, Paul Mescal, Jamie Bell, Claire Foy |
| USCITA | prossimamente |
| DISTRIBUZIONE | Walt Disney Pictures Italia |
Tre stelle e mezza






















