Eman, recensione del disco omonimo: sound moderno e testi spiazzanti

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Eman realizza un disco dalle sonorità moderne e dai testi spiazzanti e introspettivi che dimostrano che il cantautore calabrese rappresenta un unicum nel panorama musicale italiano. La solitudine e l’ambizione sono i due principali oggetti di riflessione.

Eman pubblica il suo nuovo album omonimo, a distanza di tre anni dal primo Amen. Giochi di parole già presenti nei titoli dei suoi lavori e che nel caso della sua ultima creatura sono voluti non per risaltarne l’autore ma perché anagramma di Name, in quanto l’obiettivo di queste dieci tracce è un rispecchiamento collettivo nelle storie raccontate. Un disco dove il suono risulta molto più a fuoco, merito di una cura e una ricerca dettagliata del tipo di sound da proporre, e testi introspettivi incentrati su due principali oggetti di riflessione: l’ambizione e la solitudine.

L’album si apre con Danziamo intorno al fuoco, un vero e proprio inno alla vita. La canzone si apre chitarra e voce con un progressivo aumento di tonalità che culmina nel ritornello dove emergono le notevoli capacità vocali di Emanuele. Nel testo sono elencate azioni e luoghi dove secondo il cantautore si riscontra la vita: « Ti ho vista sale di mare sulla pelle dei migranti, nuda nei baci timidi dei giovani amanti, nelle imperfezioni dei santi, ti ho vista uscire da foto perse in soffitta, dalle cantilene di giovani zingari e su una tela dipinta». Un invito a rialzarsi dalle sofferenze e festeggiare le gioie, a danzare intorno al fuoco della vita, a non rimanere ancorati al passato ma a buttarsi in nuove esperienze per avere un bagaglio ampio di momenti da ricordare.

Icaro è il pezzo più ispirato del disco, con una base dance che diventa martellante nel ritornello dove viene ripetuto: « quest’occhio di fuoco sopra di me». Ancora l’immagine del fuoco ma in questo caso non come metafora della vita ma del sole perché Eman trova nel mito di Icaro l’exemplum per affrontare il tema dell’ambizione umana, che nel disco non ha mai un’accezione negativa ma è vista come perseveranza nel realizzare i propri obiettivi, con la consapevolezza che il destino sia tutto nelle nostre mani e che sia indispensabile una progettazione: « per affrontare il male non basta la sete, devi avere una visione, devi avere fede: è l’uomo che dà forma a tutto ciò che crede». Fiume è il proseguimento logico del testo precedente e l’immagine del fiume è scelta in quanto «arriva al mare perché ci crede» così come il sangue, scorrendo, arriva al cuore. Tenacia, fermezza, costanza: sono i precetti che Eman cerca di veicolare innanzitutto a se stesso per inseguire il sogno di vivere di musica, per raggiungere una meta.

Giuda, su una base dominata da batteria e sinth distorti, parla di tradimento di noi stessi, spesso non accettando la parte meno in luce che ci caratterizza, tramite la figura biblica che per antonomasia rappresenta il tradimento: « provo ancora ad evitare la notte, tira fuori il peggio di me, qui non mi crede nessuno che ho paura del buio. tutti questi amici non le riconosco come la verità vista ieri alla tv». La falsità divagante nella società trova la sua collocazione geografica in Milano, nei confronti della quale Eman dedica un tormentone mancato in cui emergono le difficoltà di inserimento in un contesto che non li appartiene: « ti offro un altro giro e balliamo, un’altra vita al centro del bar contro la noia di questo aperitivo».

Tutte le volte è il pezzo più commovente dell’album. Una chitarra ipnotica nella melodia ad accompagnare la fine di una storia d’amore a causa della mancanza di dialogo e delle abitudini che hanno divorato la coppia. Nel video vi è un coraggioso omaggio a Dj Febo, la cui storia è finita su tutti i giornali e ha riaperto il dibattito pubblico sul delicato tema dell’eutanasia. Silk in inglese significa seta ed è il titolo del brano dove la cura del suono risulta maggiormente ricercata: una base dance che alla fine del secondo ritornello si attenua con l’inaspettato arrivo del violino e di sonorità ipnotiche che riecheggiano l’Oriente. Eman qui unisce i due temi cardine affermando di essere circondato da uomini tristi e soli che contribuiscono ad incrementare in lui tale sensazione e che « con quei due colpi di tosse la mattina e la sigaretta sputiamo via le colpe per morir tra i buoni», ma ad alimentare le speranze sono i sogni da cui non si vuole svegliare.

Senza averti vista mai porta agli estremi la solitudine, che qui assume la forma di un’infatuazione per una ragazza che non ricambia interesse. Un piano blues e voce rauca introducono il pezzo dove sono presenti elementi autobiografici, ad esempio la scrittura come valvola di sfogo per le delusioni d’amore: « nelle notti di inchiostro non trovo che te» e l’immaginazione che la fa da padrone: « ci faremo del male ma lo faremo bene». 3 A.M. è il racconto di una passeggiata notturna del protagonista e ricorda per l’atmosfera e la tematica Sold out dei TheGiornalisti: « Cammino di notte tra canti di ubriachi e di metronotte, mi segue un ombra che mi fa il verso, ho un dolore che mi tiene il passo, forse incontro Dio in mezzo alla gente, mi guarda con lo sguardo di chi non può farci niente». Il disco si chiude con Ritorno a casa, una dedica alla sua Calabria dove ha lasciato un pezzo di cuore, i suoi affetti, il calore della gente che il cantautore non ha ritrovato nella fredda metropoli milanese: « ho fermi dentro gli occhi i tuoi gesti e le parole, io che conto i tuoi nei come tracce da segnare, per le strade sono andato e saprei sempre ritornare».

Eman si conferma un unicum nel panorama musicale italiano. Qualità vocali non indifferenti, storie di vita quotidiane dove è possibile ritrovare ognuno di noi, un sound moderno che potrebbe spopolare nelle radio. Ci sono tutti i presupposti per la consacrazione definitiva di questo originale cantautore.

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