La nostra recensione dei primi 3 episodi di Echo, la nuova miniserie Marvel in esclusiva su Disney+ con Alaqua Cox, Charlie Cox e Vincent D’Onofrio: un’opera che ci è sembrata più matura e a fuoco del solito, seppure con qualche classico limite della narrazione marveliana
In seguito agli eventi di Hawkeye e parallelamente a quelli della fase 5 del MCU è arrivata su Disney+ l’attesa miniserie Echo, in cui la protagonista assoluta diventa la Maya Lopez di Alaqua Cox. Una miniserie che, almeno dai primi 3 episodi (su 5) che abbiamo visto, promette un tasso di maturità e di realismo maggiori ma che non è esente dai soliti difetti dei prodotti Marvel, a partire da una gestione un po’ superficiale di alcuni personaggi e da alcune svolte di trama troppo improvvise, difficilissime da leggere per coloro che non hanno mantenuto il passo con le puntate precedenti.

La fuga dopo New York
Dopo l’uccisione di Kingpin (Richard D’Onofrio) Maya Lopez/Echo (Alaqua Cox) è costretta a fuggire da New York per tornare a casa propria, in Oklahoma, riconnettendosi con le proprie radici. Qui ritroverà sua padre William (Zahn McClarnon), la sua migliore amica Bonnie alla quale però non dirà di essere tornata, sua zia Chula (Tantoo Cardinal) e soprattutto un passato che proprio non vuole saperne di lasciarla andare, e che arriverà a seguirla persino dalla Grande Mela.

Vietata ai minori (?)
Echo è arrivata sugli schermi con un’aspettativa piuttosto rilevante da portare sulle proprie spalle, forse per via del fatto che era stata pubblicizzata come la prima serie del MCU ad essere vietata ai minori per via di un alto tasso di violenza grafica. Ora, a giudicare dai primi tre episodi visti di tutta questa sbandierata violenza c’è onestamente poca traccia, se non forse in un combattimento del terzo episodio, ma la sensazione è che comunque questa volta la Disney abbia più puntato sulla manifestazione di un realismo grezzo e poco patinato, piuttosto che sulla violenza intesa come fisicità dei corpi o spargimenti di sangue vari.
Non che i combattimenti o gli inseguimenti manchino in Echo, al contrario, ma sono l’atmosfera e il tono quasi da film western a suggerire l’idea di un mondo narrativo più sporco, in cui il divario tra bene e male dovrebbe farsi tecnicamente sempre più sottile e sfumato. Solo tecnicamente però perché questo accade molto di rado in un prodotto di questo genere, fatto ad uso e consumo di un pubblico che deve sempre sapere per chi tifare, tenere sempre ben presente di chi parliamo quando parliamo di eroe ed antagonista, di bene e male. In questo nuovo lavoro Marvel si nota la volontà di rendere questi canoni meno astringenti, di lavorare più sula complessità e sulle sfaccettature ma la strada è ancora lunga.

Il problema dei personaggi
E infatti, più che il tema ormai abbastanza classico della ricerca di un’identità che sfugga da quella che gli altri ci hanno appiccicato addosso, in Echo è la gestione dei personaggi secondari ad essere problematica. Tolta infatti la protagonista Maya nessuno degli altri appartenenti alla tribù dei Cochtaw ha abbastanza spazio e respiro da potersi sviluppare in autonomia, rimanendo sempre uno o più indietro e soltanto in funzione della storia e delle sue dinamiche diegetiche ed extra-diegetiche. Un problema che nei primi tre episodi non consente una gestione ottimale del plot, risultando spesso in salti narrativi un po’ sconclusionati, ellissi temporali e – nell’episodio pilota – di un ricapitolo degli avvenimenti precedenti che toglie spazio al resto.
In generale Echo compensa solo in parte alcuni dei più classici difetti delle produzioni marveliane degli ultimi anni, in questo caso con una maggiore maturità di tono ed intenzioni e un’estetica meno fumettosa, più vicina ad un western crepuscolare o al western drama di un Peckinpah, e con un utilizzo più misurato (quasi assente) dell’umorismo nei dialoghi e nelle interazioni tra i personaggi. Di questo la serie tutta non può che beneficiare, e ne beneficiano gli attori che possono provare a dare più tridimensionalità ai propri personaggi attraverso i non detti e gli sguardi, pur nei limiti di una scrittura che come già dichiarato non lavora troppo a loro vantaggio.
In tutto il marasma di multiversi e mondi che si aprono su altri mondi Echo sceglie quindi la via di un racconto più intimista, dalla posta in gioco (apparentemente) più bassa e dal pacing meno indiavolato, che riesce perfino a raccontare con un minimo di rispetto e di fedeltà dovuti lo stesso mondo dei nativi americani. Una scelta che non sempre paga ma sicuramente coraggiosa e per certi versi indovinata, che ci auspichiamo venga portata avanti dalla casa delle idee anche in altri progetti futuri. Less is more, sostengono gli anglofoni, anche quando si tratta di salvare l’universo. O forse soprattutto in quel caso.
| TITOLO | Echo |
| REGIA | Sydney Freeland, Catriona McKenzie |
| ATTORI | Devery Jacobs, Alaqua Cox, Zahn McClarnon, Charlie Cox, Vincent D’Onofrio, Tantoo Cardinal, Chaske Spencer |
| USCITA | 10 gennaio 2024 |
| DISTRIBUZIONE | Disney+ |
Tre stelle

























