La nostra recensione di È l’ultima battuta?, il terzo film da regista di Bradley Cooper è un’interessante riflessione sul valore della performance artistica, con al centro una crisi coniugale tra Will Arnett e Laura Dern
Bradley Cooper firma la sua terza regia con È l’ultima battuta?, una commedia drammatica sul matrimonio che esplora la complessità delle relazioni sullo sfondo del mondo della stand-up comedy newyorkese. In linea con i suoi film precedenti, A star is born (2018) e Maestro (2023), il palcoscenico diventa il luogo intimo per il disvelamento di sé in un lungometraggio ispirato dalla storia vera del comico inglese John Bishop. Per la scrittura del film, presentato in Italia fuori concorso alla 17ª edizione del Bif&st (Bari International Film&Tv Festival), il regista candidato a 12 premi Oscar si è servito del contributo di Will Arnett e Mark Chappell.

Le opportunità di una crisi
Il matrimonio tra Alex (Will Arnett), un uomo d’affari infelice, e Tess (Laura Dern), un’ex giocatrice professionista di pallavolo, va silenziosamente in frantumi e i due coniugi decidono di separarsi di punto in bianco. Con due figli a carico, i due adulti si ritrovano ad affrontare la mezza età ciascuno a modo loro: Alex sembra trovare un nuovo scopo nei panni di un cabarettista improvvisato, mentre il desiderio di Tess di confrontarsi nuovamente con lo sport deve fare i conti con i sacrifici compiuti per la sua famiglia.

La catarsi della performance
Il film di Cooper appare solido pressoché in ogni suo aspetto, a partire da una sceneggiatura genuina che si dimostra non solo affascinante nella rappresentazione dell’ambiente della stand up americana odierna, ma capace soprattutto di fare della comicità il fulcro di una riflessione che riguarda l’esplorazione dei principi stessi della performance. La stand-up emerge allora come un medium primariamente terapeutico, che si origina sulla spinta delle fratture interiori e dello smarrimento vissuto dal protagonista. E’ paradossalmente sul palco, al centro dello sguardo delle persone, che Alex ha il coraggio di mettersi a nudo e sfidare se stesso confessando agli altri i propri drammi.
La ricerca inconsapevole di un conforto, inizialmente spontanea e innocente, rivela ben presto il valore catartico dell’esibizione, la quale, sotto il peso massimo della pressione, permette al performer di accogliere la vulnerabilità e l’ironia come condizioni necessarie e vitali per la comprensione e il riassetto della propria esistenza. Il giudizio di sconosciuti seduti al buio di un locale si tramuta, attraverso la vitalità delle risate, in una condivisione profondamente libera di esperienze e stati d’animo capace di scalfire la propria solitudine e offrire un rimedio all’incomunicabilità.

Allontanamento e vicinanza
Sebbene il nucleo tematico più interessante del film sia legato alla sopracitata realtà del cabaret di New York, parte integrante di È l’ultima battuta? è costituita dalla crisi relazionale che Alex e Tess sono chiamati a risolvere. Da questo punto di vista il film osa meno, seguendo i canoni narrativi consolidati di una commedia del rimatrimonio, seppur malinconica e riflessiva. La cornice viene però sapientemente ammodernata presentando personaggi sfaccettati alle prese con le difficoltà familiari del presente, uno scenario fattibile restituito con efficacia da dialoghi coinvolgenti e interpretazioni di livello da parte di Laura Dern e Will Arnett, il quale si è preparato al ruolo esibendosi realmente in degli spettacoli di stand-up comedy per un mese e mezzo.
Per quanto riguarda la regia, Cooper si cimenta per la prima volta anche come operatore e opta per un uso ampio della macchina a mano, in modo tale da restituire un senso di vicinanza con i suoi personaggi. La chiarezza della narrazione appare dettata da scelte di montaggio basilari e poco vistose, le quali consentono un maggiore spazio per far risaltare le prove attoriali. Il risultato complessivo può dirsi riuscito, complice anche un’ottima cura scenografica e fotografica che punta a evocare sullo schermo i vicoli stretti e le luci al neon della New York in cui il cineasta è approdato ai suoi esordi lavorativi.
Non è un caso che nel film Cooper si ritagli il piccolo ruolo del migliore amico del protagonista, lo stralunato aspirante attore Balls, una scelta che rimanda alla volontà di esplorare le radici della propria carriera e di indagare al contempo le virtù della forma d’arte performativa. È l’ultima battuta? va così a segno, ricordando il potere curativo di ciò che è “immedesimabile”.
| TITOLO | È l’ultima battuta? |
| REGIA | Bradley Cooper |
| ATTORI | Bradley Cooper, Laura Dern, Will Arnett, Sean Hayes, Andra Day, Tom Johnson, Blake Kane, Scott Icenogle, Ciarán Hinds, Christine Ebersole, Amy Sedaris, Chloe Radcliffe, Jordan Jensen, Reggie Conquest |
| USCITA | 2 aprile 2026 |
| DISTRIBUZIONE | The Walt Disney Company Italia |
3 stelle e mezza

























