Duse, the Greatest, recensione: l’eredità di Eleonora Duse rivive grazie al lavoro pregevole di Sonia Bergamasco

Duse, The Greatest - una scena del documentario
Duse, The Greatest - una scena del documentario

La nostra recensione di Duse, the Greatest, il documentario di Sonia Bergamasco che esplora l’eredità artistica e umana della divina Eleonora Duse: una riscoperta del mistero attorno all’attrice e alla donna condotta con piglio chirurgico e grande sensibilità

Prima della Magnani, c’è stata la Duse. La divina della recitazione che in Duse, the Greatest si racconta non tramite le proprie interviste, ma tramite le voci altrui, le testimonianze dei giornali dell’epoca, gli spezzoni del suo unico film per il cinema Cenere e il ricordo di coloro che sono stati toccati dalla sua grandezza. Già presentato alla scorsa Festa del Cinema di Roma, il documentario di Sonia Bergamasco è un chirurgico tentativo di riscoperta del mistero Eleonora Duse, realizzato con grande sensibilità e rispetto senza però mai cedere alla tentazione agiografica e invece adottando un taglio quasi da detection.

Duse, The Greatest - una scena del documentario
Duse, The Greatest – una scena del documentario

Alla ricerca della divina

A cent’anni dalla scomparsa di Eleonora Duse, appellata da tutti come la divina, Sonia Bergamasco ci accompagna in un’investigazione sull’attrice che ha cambiato il mestiere dell’attore per sempre ispirando Lee Strasberg, storico direttore dell’Actors Studio, e generazioni di artisti come Helen Mirren, Ellen Burstyn o Valeria Bruni Tedeschi. Il tutto per provare a rispondere ad un’unica domanda: come può una donna di cui rimangono unicamente un film muto e qualche foto e ritratto, essere ancora così influente?

Duse, The Greatest - una scena del documentario
Duse, The Greatest – una scena del documentario

Sulle tracce di un mistero

È incredibile pensare come una delle più grandi attrici del ‘900 (per qualcuno la più grande) fosse totalmente un’antidiva, un po’ come lo sarebbe stata la Magnani qualche decennio dopo, bensì invece una creatura totalmente istintiva e irrazionale, mai del tutto quadrata e anzi un po’ sghemba, di grande femminilità ma allo stesso tempo anche feroce e possente. Quello di Eleonora Duse è un mistero affascinante e respingente assieme, una matassa che Sonia Bergamasco prova a sbrogliare per ricomporre il puzzle di una donna e di una performer che ha rivoluzionato in toto il mestiere e la filosofia della recitazione tra la fine dell’800 e l’inizio del secolo scorso, distaccandosi dal metodo polveroso del teatro classico e abbracciando invece una verità drammaturgica ed emotiva fortissima.

Ecco perché Bergamasco sceglie di approcciarsi a questo viaggio con un tono investigativo, da detection pura, come a voler provare ad utilizzare il genere come grimaldello per tentare di spiegare chi fosse Eleonora sopra e lontano dal palco, e soprattutto quale fosse il suo rapporto con quell’arte che tanto le aveva dato e tolto e con il proprio tempo storico. Una ricerca di grande complessità, non fosse altro perché il soggetto in questione ci ha lasciati esattamente un secolo fa, che in questo documentario viene convogliata attraverso le parole di coloro che sono stati influenzati da questa immensa eredità artistica: Helen Mirren, Ellen Burstyn, Valeria Bruni Tedeschi, Fabrizio Gifuni, per citarne alcuni.

Ne scaturisce quindi anche una riflessione sul ruolo dell’attore, del teatro e del cinema stesso di cui la divina aveva immensamente paura e che l’ha portata a realizzare un solo film, chiamato Cenere, nel 1916. Film che rappresenta anche l’unica traccia video di quest’interprete straordinaria, attraverso la quale provare a studiarne i movimenti, il linguaggio del corpo, l’espressività, l’istintività. Duse, the Greatest è quindi un documentario prezioso anche sulla memoria stessa dell’arte, specialmente in un momento storico come quello contemporaneo che la memoria tende a rinnegarla.

Duse, The Greatest - una scena del documentario
Duse, The Greatest – una scena del documentario

La sensibilità di Sonia Bergamasco

Ci volevano però una grande sensibilità e una grande dedizione per non scadere né nella biografia fine a sé stessa e né tantomeno nell’agiografia, e per fortuna Sonia Bergamasco riesce a concentrare in un’ora e mezza una lezione di cinema dello sguardo e della parola in cui la rottura della quarta parete diventa uno strumento nel finale per riaffermare questo amore. Ci si chiede come sia possibile che una donna, del cui lavoro possediamo pochi frammenti, riesca ancora oggi ad avere così tanta influenza e perché. Non c’è una risposta certa, ma Bergamasco prova  a risolvere il mistero Duse proprio partendo dalla proverbiale ritrosia di quest’ultima.

Un’attrice che nasconde il suo sguardo dalla cinepresa, come se avesse paura che glielo portasse via, e che si fa piccola di fronte a quell’occhio che tutto scruta e tutto registra cristallizzandolo per sempre. Forse è proprio quella la chiave di volta, o forse semplicemente un mistero non c’ mai stato. Ciò che sappiamo è contenuto nelle parole stesse che la divina ci ha lasciato: “Gli perdono di avermi sfruttata, rovinata, umiliata. Gli perdono tutto, perché ho amato.

TITOLO Duse, the Greatest
REGIA Sonia Bergamasco
ATTORI Sonia Bergamasco, Valeria Bruni Tedeschi, Elena Bucci, Ellen Burstyn, Federica Fracassi, Fabrizio Gifuni, Ferruccio Marotti, Helen Mirren, Emiliano Morreale, Mariapaola Pierini, Caterina Sanvi, Mirella Schino, Giuditta Vasile
USCITA 3 febbraio 2025
DISTRIBUZIONE Luce Cinecittà 

 

VOTO:

Tre stelle e mezza

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