Due piccoli italiani: recensione del commovente film di Paolo Sassanelli

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Due piccoli italiani è il film con cui l’attore Paolo Sassanelli, co-protagonista del film assieme a Francesco Colella, debutta alla regia. Un insieme di emozioni che pone lo spettatore di fronte ad una profonda riflessione sul trattamento dei malati mentali nelle case di cura. Al cinema dal 14 giugno il film è distribuito da Key Films.

Parallelismi

Due piccoli italiani è la storia di Felice (Paolo Sassanelli) e Salvatore (Francesco Colella), inseparabili amici che vivono in un istituto di recupero per persone affette da patologie mentali. Entrambi ultra-cinquantenni sono ossessionati dal soddisfare determinati bisogni. Felice, perennemente affamato e goloso di qualsiasi leccornia, insiste nel chiedere a Felice di accompagnarlo per ritrovare sua madre; Salvatore, a sua volta, è letteralmente fissato per il sesso, pratica che, purtroppo, non gli riesce assolutamente tanto da mascherare la sua impotenza presentandosi con lo pseudonimo di “scopatosta“. La narrazione è focalizzata totalmente sull’estenuante ricerca di un posto nel mondo dei due protagonisti.

Ridere…fino ad un certo punto

Se la sequenza iniziale del film può far pensare ad una commedia italiana nel senso più stretto del termine, dalle sequenze successive inizia a prendere vita un climax che sfocia in un cambio di registro: da comico a semi-tragico. Salvatore non accetta la provocazione dell’infermiere di turno su un possibile trasferimento e, cogliendolo in flagrante con l’inserviente della cucina, mentre provano l’ebrezza dell’elettroshock come gioco erotico, aggredisce entrambi poiché colpito ancora nell’orgoglio in merito ad una sua impotenza. Il danno è fatto e Salvatore si rende conto di aver messo in pericolo non solo la sua permanenza nell’istituto ma soprattutto quella di Felice, il quale, senza di lui, è letteralmente perso.

Due piccoli italiani - Salvatore, Francesco Colella, e Felice, Paolo Sassanelli, nel porto di Rotterdam.
Salvatore, Francesco Colella, e Felice, Paolo Sassanelli, nel porto di Rotterdam.

Prima tappa

La fuga comincia, i due ricercati vengono, fortunosamente, accolti da un gruppo di ultras olandesi diretti a Rotterdam. Salvatore è intimorito e non vuole assolutamente cacciarsi nei guai, soprattutto per tutelare lo stato di salute di Felice che, paragonando le due situazioni cliniche, è quello che sta peggio. Eppure la facilità con cui quest’ultimo dialoga in inglese con gli ultras suggerisce a Salvatore che, magari, non poi una così brutta idea ascoltare quello che sta peggio. In questa sequenza è significativa la sottolineatura di un messaggio importante: quello di accettare il prossimo. Attraverso la pronuncia di un inglese molto scolastico Felice, nonostante la palese difficoltà nello stare al mondo, viene accettato da personaggi apparentemente burberi e violenti. Nella permanenza a Rotterdam, inoltre, entrambi possono idealmente soddisfare i propri bisogni: Felice può andare alla ricerca di sua madre e Salvatore può risolvere il suo problema dell’impotenza grazie alla possibilità di frequentare i quartieri a luci rosse. A questo punto entra in scena il terzo personaggio, Anke (Rian Gerritsen), ragazza che vive in una comunità alternativa e che lavora come segretaria di una produttrice cinematografica.

Verso la cura: seconda tappa

Un grande brivido scuote la permanenza dei due amici a Rotterdam. Tra Salvatore ed Anke nasce una simpatia che probabilmente culminerà in una relazione, ma c’è sempre da fare i conti col fattore impotenza. Si viene a formare un trio che vive continue peripezie dettate da regolari tempi comici che, contemporaneamente, sottolineano il disagio sociale che le persone tenute lontane dal mondo esterno possono vivere una volta fuori dal nido medico. Se esiste una provvidenza divina, nel film è rappresentata dall’elemento corale del gruppo di ultras che, ancora una volta, viene in soccorso dei due amici a cui, per ovvie ragioni, si aggiunge anche la ragazza. Destinazione di questa seconda tappa è l’Islanda, anch’essa protagonista in quel periodo per l’eruzione vulcanica che ha bloccato migliaia di voli europei. Secondo Felice in Islanda si troverà anche la cura per la sua malattia e quella di Salvatore, ma, una volta giunti sul luogo dell’eruzione vulcanica, come se il tempo si fosse fermato, i tre personaggi danno vita ad un quadro familiare perfetto ed equilibrato. Questo nucleo familiare rappresenta, probabilmente, l’invito più diretto che Sassanelli pone allo spettatore per una riflessione sulla condizione sociale dei malati di mente. Le ossessioni di Felice e Salvatore trovano risoluzione in una frase semplice: non hanno bisogno di guarire per poter stare al mondo.

Due piccoli italiani è il nuovo e commovente film diretto da Paolo Sassanelli. L’attore fa il suo esordio alla regia e viene affiancato, in qualità di co-protagonista, dall’eccellente caratterista Francesco Colella. Il film è stato prodotto in collaborazione con Rai Cinema ed è nelle sale dal 14 giugno distribuito da Key Films.

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