Dilili a Parigi, recensione: femminismo e mistero nella Belle Époque

Dilili a Parigi è un film d’animazione di prima categoria, pieno di classe e di ispirazione: tra i grandi artisti della Belle Époque europea, una bambina canaca trova il tempo di risolvere un mistero e lanciare un messaggio femminista.

Dilili, Orel e il mistero delle bambine rapite dai Maschi Maestri

Dilili è una piccola canaca arrivata a Parigi direttamente dalla Nuova Caledonia. Dopo un inizio difficile viene adottata dall’anarchica Louise Michel (realmente esistita) e stringe amicizia con un giovane facchino itinerante di nome Orel. Insieme a lui, a bordo del suo due ruote, scorrazza per le vie della splendida Parigi di fine Ottocento. Tra i saloni e i boulevard, Dilili potrà conoscere il meglio del panorama culturale e artistico della Belle Époque, nonché stringere la mano ai più grandi esponenti delle sette arti del tempo. La sua avventura, tuttavia, sarà intrisa di mistero: come smascherare i Maschi Maestri, un gruppo di malintenzionati che da tempo terrorizza la capitale francese svaligiando le gioiellerie e rapendo le bambine? L’obiettivo a quel punto diventerà uno solo: trovare le bambine rapite, liberarle e capire chi si è reso responsabile di un’azione così spregevole e meschina.

Perfetti scenari

Dilili a Parigi è un film d’animazione dalla doppia faccia. Prima di tutto colpisce l’animazione in controtendenza: i personaggi non vogliono essere verisimili e si discostano dalla computer grafica che ha preso piede sempre più negli ultimi anni. I tratti sono morbidi ma semplici, pur nella loro raffinatezza non mirano alla perfezione. Gli scenari sono però in netto contrasto. La Parigi mostrata è esattamente quella che possono vedere i turisti della capitale francese. Il tour che fa la piccola Dilili è lo stesso che potrebbe fare qualsiasi visitatore. Panorami, monumenti e scorci mirano alla resa perfetta, ed è una gioia per gli occhi: chiunque abbia amato Parigi non potrà che amare anche l’ambientazione della pellicola.

Dilili a Parigi: la piccola Dilili accanto a Toulouse Lautrec
La piccola Dilili accanto a Toulouse Lautrec

Una gemma tra i film d’animazione

Come nella migliore tradizione del maestro Hayao Miyazaki e dello stesso Michael Ocelot (regista di Dilili a Parigi e precedentemente anche di Kirikù e la strega Karabà), ciò che si offre al pubblico è un prodotto cinematografico di ottima qualità, adatta prima di tutto ad un pubblico esigente. Che si tratti di adulti o di bambini poco importa, entrambe le categorie possono ricevere soddisfazione per gli occhi. Il film d’animazione possiede delle tinte gialle che creano curiosità e desiderio di andare avanti nella narrazione. Preziosi anche i numerosi esponenti storici riproposti dal regista. È chiaro il suo intento di passeggiare nella Belle Époque e di utilizzare il personaggio positivo della bambina Dilili per catapultare lo spettatore (e se stesso!) in un periodo d’oro per la cultura europea. La protagonista della storia si muove con entusiasmo e disinvoltura tra le vie di Parigi e tra i saloni che hanno fatto grande il vecchio continente. Emma Calvet, Auguste Renoir, Claude Monet, Pablo Picasso, Henri de Toulouse-Lautrec, Marie Curie, Gustave Eiffel, Paul Poiret, Sara Bernardt, Auguste Rodin e Claude Debussy sono solo alcune delle celebrità cui Dilili avrà il piacere di dire, sistematicamente: “Sono molto lieta di fare la sua conoscenza”.

Dilili a Parigi: uno scorcio sulla Parigi della Belle Époque
Uno scorcio sulla Parigi della Belle Époque

Tutti i pregi dell’avventura di Dilili

Le frecce nell’arco Dilili a Parigi sono davvero molte. Tirando le somme di quanto detto finora, si possono elencare vari elementi di pregio: le ambientazioni realistiche, i colori brillanti, l’interessante spunto giallo sul rapimento delle bambine, la passeggiata tra i grandi artisti dell’800. Ebbene, non finisce qui. Dilili a Parigi è anche un manifesto femminista, pronto a denunciare abusi e maltrattamenti a danno del gentil sesso. I tanto temuti Maschi Maestri non sono altro che una sorta di setta di uomini desiderosi di assoggettare le donne rendendole schiave. Per loro è inammissibile che si raggiunga una parità dei sessi. Al contrario, vogliono educare le nuove generazioni alla sottomissione. Spetterà a Orel e Dilili, loro stessi appartenenti a delle minoranze spesso discriminate, il compito e il privilegio di ristabilire l’ordine più giusto delle cose. Dilili stessa ne esce arricchita: trova degli amici, delle figure materne, impara cosa significhi il calore di un abbraccio e vive un’avventura che qualsiasi bambino della sua età vorrebbe vivere.

Dilili a Parigi esce nelle sale italiane il 24 aprile distribuito da Movies Inspired dopo essere stato presentato ufficialmente alla 13ª Festa del cinema di Roma. La pellicola si è inoltre aggiudicata il premio Cesar 2019 come Miglior film d’animazione.

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