L’addio di Daniele De Rossi: cuore contro analisi, la Roma ha fatto bene?

Daniele De Rossi

Daniele De Rossi lascia la Roma. Dopo la prima reazione “di pancia”, nel tifoso dovrebbe scattare la parte analitica: e se la Roma avesse fatto bene a non rinnovargli il contratto? Scopriamo il perché.

Dopo aver visionato la conferenza stampa integrale che ha sancito l’addio di Daniele De Rossi all’AS Roma dopo 18 stagioni da protagonista, e il cui impatto è certamente diverso dal leggerne stralci riportati da qualcuno, i sentimenti di chi vi scrive sono contrastanti. Da una parte c’è il cuore del tifoso, dall’altro la razionalità analitica di chi è abituato a non fermarsi alla superficie, cercando di comprendere le situazioni senza gli ovvi filtri dovuti all’amore per la squadra o per il giocatore.

Pessima gestione dell’addio

Iniziamo dicendo che sicuramente la vicenda è stata gestita male, con il CEO Fienga mandato allo sbaraglio a fare da parafulmine ed una mancata comunicazione con il diretto interessato in merito all’eventuale rinnovo di contratto, figlia anche della situazione vissuta a Trigoria dopo il rocambolesco addio di Monchi e con Massara DS solo ad interim in attesa dell’arrivo di Petrachi dal Torino. E con la già poca stima dei tifosi nei confronti della società e i suoi dirigenti, questa errata gestione della situazione De Rossi rischia davvero di creare importanti fratture e notevoli contestazioni.

Il cuore del tifoso

Il cuore del tifoso (anche il mio) dice che il contratto di De Rossi andava rinnovato anche per l’anno prossimo, senza ombra di dubbio. Non fosse altro perché il suo apporto che, seppur limitato, anche in questa stagione è sempre stato di buon livello, oltre che avere un’enorme valenza sul doppio fronte campo e spogliatoio. Non a caso Fienga ha ribadito in tutti i modi che vorrebbe tenersi Daniele come dirigente, magari proprio accanto a sé, per beneficiarne dal punto di vista umano e di grandi capacità. Ma sia per la voglia di giocare ancora un paio d’anni, sia per il ruolo marginale (dal punto di vista decisionale) ricoperto da Totti, che lo ha preceduto in questa opportunità di passare direttamente dal campo alla scrivania, l’offerta è stata (per ora) rispedita al mittente. E poi De Rossi è amatissimo da tutto il pubblico giallorosso, che da sempre lo apprezza per la sua schiettezza e sincerità (Daniele è uno che parla poco, ma quando parla non dice mai cose banali) e per essere lui in primis un grandissimo tifoso romanista ed uno che in campo dà sempre l’anima.

Pallotta delega

Chiariamo che chi vi scrive non era d’accordo quando non è stato rinnovato il contratto a Capitan Totti, e non lo è neanche ora, mentre una parentesi va aperta per sottolineare che in questa vicenda il presidente James Pallotta (subito preso di mira dai tifosi, che annunciano contestazione) c’entra poco. Non perché sia un fantasma che non viene nella Capitale da un anno, ma perché non è lui a prendere le decisioni in ambito sportivo, come sappiamo ormai da tempo e sottolineato anche dallo stesso De Rossi, che ha imputato la scelta a Fienga e Massara (e probabilmente a Baldini). Poi se sia giusto o meno delegare tutto a terze persone, è un altro discorso e non è il tema di oggi.

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Lo sguardo di Daniele De Rossi durante la conferenza stampa di addio (foto AS Roma)

Il cuore messo da parte, spazio all’analisi

Passiamo alla parte analitica, mettendo il cuore da parte: da un punto di vista manageriale, non va dimenticato che la AS Roma è una società per azioni. E in quanto società, deve pensare anche ad aspetti a cui normalmente il tifoso non presta attenzione. Daniele De Rossi ha quasi 36 anni e l’anno prossimo saranno 37. Nel 2017 ha rinnovato il suo contratto per circa 3 milioni netti a stagione, il che significa per le casse societarie un esborso di quasi 6 milioni lordi. Una cifra non indifferente, oltretutto in un anno in cui con la mancata qualificazione in Champions (sicura al 99%) ci sarà da abbassare di un bel po’ il monte ingaggi dei calciatori. Allo stesso tempo i dirigenti difficilmente potevano proporgli di giocare ancora un anno a 500 mila euro, perché sarebbe stato ingiusto per non dire offensivo. Ed infatti di aspetti economici tra di loro non ne hanno proprio parlato, come confermato da entrambi. Altro problema sono i paletti per le rose delle squadre di Serie A, ricordando che solo 25 giocatori over 22 possono essere tesserati. E la Roma ha già in rosa come mediani Nzonzi e Cristante (elogiato dallo stesso DDR in conferenza), ma anche Pellegrini e Gerson (che tornerà dal prestito alla Fiorentina) e, senza voler considerare il ritorno di Gonalons, magari si scoprirà che Tonali è già stato preso in gran segreto, oltre all’avere necessità di acquistare qualcuno che abbia un passo decisamente diverso rispetto agli interpreti visti quest’anno. Quindi De Rossi anche numericamente non rientrerebbe in questi numeri.

L’amara verità

Infine, e parliamo di un punto fondamentale, i dirigenti della Roma parlano continuamente con lo staff medico, ed una decisione così impopolare è certamente figlia anche e soprattutto di un’attenta valutazione delle sue condizioni fisiche. Se i medici avessero fatto notare a Massara che Daniele in questa stagione ha giocato solo 1500 minuti in tutto, che i suoi problemi fisici non si possono risolvere ma solo tamponare, e che il prossimo anno rischia di giocare sì e no 7-8 partite, il dirigente di una società ha il dovere di riflettere molto attentamente sul da farsi. Diciamo la verità (amara): anche a causa dell’ennesimo infortunio (lesione di primo grado al bicipite femorale della coscia destra), negli ultimi 2 mesi e mezzo De Rossi ha giocato solo 2 partite: 90 minuti contro la Sampdoria e 69 contro l’Udinese. Decisamente troppo poco, anche nel totale stagionale, 22 presenze tra campionato, Champions e Coppa Italia.

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Daniele De Rossi a testa bassa durante la conferenza stampa di addio (foto AS Roma)

Come Totti o Bruno Conti? Meglio di no..

Il tifoso dopo la reazione “di pancia” dovrebbe ragionare sul fatto che quando si arrivano a prendere decisioni così impopolari, c’è sempre dietro una lunga e sofferta riflessione che tiene conto di parametri differenti, che vengono valutati e decisi da chi vive Trigoria da dentro tutti i giorni. E poi diciamocelo, a chi farebbe piacere vedere Daniele affrontare il calvario toccato a Francesco Totti nella stagione dell’addio? Magari è un bene anche per lui evitarsi di passare un anno in panchina a rappresentare poco più di un gagliardetto, con il rischio di discussioni con l’allenatore come l’ultimo anno del Capitano con Spalletti, magari contribuendo a destabilizzare lo spogliatoio.. o peggio ancora finendo amaramente come accadde ad un altro giocatore simbolo, Bruno Conti. Per chi l’avesse dimenticato: il povero Brunetto giocò la sua ultima gara con la maglia giallorossa addirittura a fine novembre, entrando a furor di popolo sul 5-0 con il Bordeaux in Coppa UEFA, e con Ottavio Bianchi che lo tenne poi in panchina per tutto il resto della stagione (quei 10 minuti in Coppa furono gli unici). Il che per un campione (e per chi lo ama) è stata e sarebbe una sofferenza.

Non rovinate la festa

Seppur, quindi, anche chi vi scrive avrebbe rinnovato un altro anno il contratto a De Rossi, questo è quanto. Ce ne siamo fatti a forza una ragione per Capitan Totti (come altrove per Del Piero o Buffon o Hamsik), ce la faremo anche stavolta, pur con più di mezzo cuore spezzato. Il tutto nella speranza che i tifosi (in primis quelli della Sud) continuino a sostenere la squadra (che sta ancora giocandosi l’Europa) e non rovinino con inutili contestazioni la festa di Daniele De Rossi: domenica 26 maggio, quasi sicuramente alle 20.30, andrà in scena l’atto conclusivo di una carriera meravigliosa, quella del secondo giocatore ad aver indossato più volte nella storia la maglia giallorossa, in un Roma-Parma che è già praticamente sold out (qui per comprare i pochissimi biglietti rimasti).

Grazie Daniele, con tutto il cuore! DDR uno di noi!

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