Dafne, recensione di una commedia drammatica sull’elaborazione del lutto

Il film Dafne, di Federico Bondi, interpretato dall’esordiente ed esplosiva Carolina Raspanti, attraverso una storia sulle dinamiche genitoriali e l’elaborazione del lutto, dà vita a un personaggio indimenticabile, e sottolinea l’importanza di cercare e creare rapporti privi di finzioni.

Un drammatico inizio

Il film Dafne, diretto da Federico Bondi racconta la storia di Dafne (Carolina Raspanti), donna di trentacinque anni che ha un lavoro che le piace e amici e colleghi che le vogliono bene. Ha la sindrome di Down e vive insieme ai genitori, Luigi (Antonio Piovanelli) e Maria (Stefania Casini). L’improvvisa scomparsa della madre manda in frantumi gli equilibri familiari: Dafne è costretta ad affrontare non solo il lutto ma anche a sostenere Luigi, sprofondato nella depressione. Grazie all’affetto di chi le sta intorno, alla propria determinazione e consapevolezza, Dafne trova la forza di reagire e cerca invano di scuotere il padre. Fino a quando un giorno accade qualcosa di inaspettato: intraprenderanno insieme un cammino in montagna verso il paese natale di Maria durante il quale scopriranno molto l’uno dell’altra.

L’affetto innocente

Dafne è un film di profonda sincerità e al tempo stesso ingenuità. L’ingenuità di Dafne, ragazza affetta dalla sindrome di Down, innamorata della vita, dinamica ed esuberante, assomiglia molto a quella dei bambini, che agiscono senza cattiveria o secondi fini e che, al giorno d’oggi, purtroppo sembra quasi impossibile. Dafne, straordinaria interpretazione di Carolina Raspanti che crea quasi una simbiosi con la protagonista, non subisce la propria diversità, ne è consapevole, la affronta, con combattività e serenità, in un perfetto equilibrio tra dramma e commedia.

Dafne - Carolina Raspanti e Antonio Piovanelli
Carolina Raspanti e Antonio Piovanelli in una scena del film Dafne durante il loro viaggio

Attraverso altri occhi

Lo stesso film fonde insieme elementi comici e drammatici rappresentando un mondo, un rapporto difficile e la vita quotidiana attraverso gli occhi di una trentenne loquace, spiritosa, sincera, genuina, vera. La storia si sviluppa e prende vita attraverso gli occhi della protagonista: la sua famiglia, il suo lavoro, le sue amicizie e il suo modo di vedere le cose. In un viaggio attraverso le proprie fragilità e difficoltà, nel tentativo di superare una mancanza che manda in frantumi la vita di Dafne, come quella del padre, i due personaggi diventano l’uno ragione di vita dell’altra, tra scoperte, rivelazioni e confidenze, in un disperato tentativo di ritrovare se stessi e andare avanti, insieme.

Cura dei particolari

Federico Bondi con una regia lineare e a tratti dallo stile documentaristico realizza un dramedy a tutti gli effetti. Perché Dafne fa ridere e piangere al tempo stesso, riuscendo ad essere commedia e dramma, tanto da non riuscire a identificarlo con un genere definito. La fotografia è per lo più caratterizzata da colori scuri e spenti, a sottolineare lo stato d’animo e l’elaborazione del lutto che la protagonista e il personaggio del padre devono affrontare. Il film è curato nei minimi dettagli, ogni particolare esprime molto più di quanto si vede apparentemente, dai silenzi tra i due personaggi ai loro sguardi: un viaggio scandito dal rumore della pioggia che cade e da lunghe panoramiche su un paesaggio che appare sospeso tra reale e surreale. Attraverso una riflessione sulla cognizione e la consapevolezza di sentimenti universali come la gioia e il dolore, Dafne è una storia d’insegnamento per tutti.

Dafne, diretto da Federico Bondi, con Carolina Raspanti, Antonio Piovanelli e Stefania Casini, uscirà nei cinema il 21 febbraio distribuito da Luce Cinecittà.

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