Coronavirus, 16 marzo: superati i 2000 morti in Italia, 1851 in terapia intensiva

Coronavirus, 16 marzo: superati i 2000 morti in Italia, 1850 in terapia intensiva

Coronavirus, la Protezione Civile ha aggiornato il conto dei morti in Italia, i nuovi contagi e i guariti: il bollettino ufficiale del 16 marzo 2020 a cura di Angelo Borrelli e del prof. Franco Locatelli.

Il capo della Protezione Civile Angelo Borrelli, affiancato dal direttore del Consiglio Superiore di Sanità Franco Locatelli, ha aggiornato il conteggio sul Coronavirus e ha fornito tutti i dati relativi ai morti, ai nuovi contagi e ai guariti approfittando della consueta conferenza stampa (in basso il video integrale). La giornata è stata caratterizzata da 414 dimessi guariti, per un totale di 2.749. I decessi salgono invece di 349 unità, per un totale di 2.158. Sono stati registrati 2.470 nuovi contagi (pur mancando i dati di Puglia e della Provincia autonoma di Trento). In tutto si arriva a 23.073 casi attivi (28.980 in tutto). Di questi 10.197 si trovano in isolamento domiciliare senza sintomi o con sintomi lievi, 1851 sono in terapia intensiva e sub-intensiva (dato che si conferma stabile al 10%) mentre i restanti sono ricoverati con dei sintomi.

7 pazienti sono stati trasferiti in terapia intensiva in regioni diverse da quella di appartenenza utilizzando la Centrale remota per le operazioni di soccorso sanitario (Cross), per un totale di 47 individui. Borrelli ha poi voluto ringraziare la Ong americana dei Samaritan’s Purse che ha donato all’Italia una struttura ospedaliera mobile composta da 60 letti di degenza e 8 terapie intensive, che verrà presto installata a Cremona e gestita direttamente dalla Ong per alcuni mesi.

Il prof. Locatelli ha poi preso la parola per affrontare il tema dei trial terapeutici. Ovviamente le sperimentazioni stanno procedendo e, a sua detta, questo è il momento migliore per ottenere delle risposte. L’obiettivo è quello di identificare al più presto una terapia efficace più che “promettente”, ma l’esperto ha precisato che non bisogna assolutamente farsi prendere da facile emotività. L’Italia può avere un ruolo pionieristico in questo ambito e ha tutti gli strumenti per confermarsi all’altezza della sua tradizione medico-scientifica.

L’ultimo intervento del direttore del Consiglio Superiore di Sanità ha risposto ad una domanda molto comune: il virus rimane su abiti, scarpe e altri oggetti che entrano nelle case degli italiani? Il prof. Locatelli ha risposto che un virus, in quanto tale, ha bisogno di cellule per sopravvivere e riprodursi. Per questo motivo ha un valore fondamentale l’isolamento dei soggetti, il rispetto delle distanze di sicurezza e l’eliminazione di contatti fisici quali abbracci e strette di mano. Goccioline di saliva possono permettere al virus di rimanere sugli oggetti. Proprio per questo si consiglia di lavarsi spesso le mani anche in casa e di usare dei detergenti volti a rimuovere anche questa possibile sorgente di infezione, che tuttavia rimane assolutamente marginale rispetto al contagio inter-umano.

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