Coronavirus, 13 aprile: vaccino promettente a Pomezia. Il calcio tornerà davvero in campo?

Coronavirus, diramato il bollettino del 13 aprile con il numero dei morti in Italia, i nuovi casi e i guariti nelle ultime 24 ore. Gli aggiornamenti del capo Dipartimento della Protezione Civile Angelo Borrelli, accompagnato dal prof. Giovanni Rezza, dirigente di ricerca dell’Istituto Superiore di Sanità.

Aggiornata la situazione Coronavirus (qui tutte le news sull’emergenza). Nel corso della quotidiana conferenza stampa il capo Dipartimento della Protezione Civile Angelo Borrelli ha ufficializzato il numero dei morti, dei nuovi casi e dei guariti in Italia alla data del 13 aprile 2020. Accanto a lui il prof. Giovanni Rezza, dirigente di ricerca dell’Istituto Superiore di Sanità. Nel corso dell’ultima giornata i dimessi guariti sono stati 2.079, per un totale di 32.534. Il numeri di nuovi casi è pari a 3.153, i quali aumentano i casi attivi di 1.363 unità, arrivando così a 103.616 (159.516 in tutto). Di questi 68.744 si trovano in isolamento domiciliare senza sintomi o con sintomi lievi, 3.260 sono in terapia intensiva e sub-intensiva (-83 rispetto al giorno precedente) mentre, 28.023 sono ricoverati con dei sintomi (+176 rispetto al giorno precedente). Si registrano infine 566 decessi, per un totale di 20.465.

In campo ci sono 18.477 volontari della Protezione Civile, ai quali si aggiungono i vigili del fuoco, le forze armate e le forze di polizia, oltre al personale sanitario e al personale delle regioni. Il conto corrente della Protezione Civile conta oltre 117 milioni di euro (quasi 25 milioni sono stati impiegati nella giornata odierna), che verranno utilizzati per l’acquisto di dpi e ventilatori per la terapia intensiva, nonché per il potenziamento delle strutture sanitarie. Smentita una notizia diffusa poco prima della conferenza stampa da un noto giornale nazionale: nessun medico né infermiere delle task force è partito senza essere stato sottoposto ad appositi controlli. Sono partiti tutti i professionisti sanitari che hanno superato le visite preliminari. Nessuno di loro ha avuto un tampone dall’esito incerto né è ancora in attesa della risposta del tampone come erroneamente segnalato dai media. Due persone hanno avuto un tampone positivo e un altro un esito incerto ma tali individui non sono partiti.

Coronavirus, Angelo Borrelli e Giovanni Rezza
Il capo Dipartimento della Protezione Civile Angelo Borrelli ha aperto la quotidiana conferenza stampa accanto al prof. Giovanni Rezza, direttore del Dipartimento di Malattie infettive e parassitarie dell’Istituto Superiore di Sanità

Come leggere i dati

Il prof. Rezza ha voluto rispondere ad una domanda che si pongono molti italiani: come mai viene detto che la situazione sta migliorando nonostante le cifre siano ancora alte? Perché aumentano i contagi a distanza di 4 settimane dal lockdown? Innanzitutto nonostante il lockdown il virus continua a diffondersi per un primo periodo (contagio intra-familiare, nei condomini, ecc.), il che allunga la coda dei casi. Un altro fatto da considerare è il tempo che intercorre tra il contagio e il manifestarsi dei sintomi: tale distanza può essere pari anche a 20 giorni quindi ciò che vediamo oggi è ciò che è accaduto in passato. Stesso discorso per l’ospedalizzazione o, ancora peggio, per la mortalità.

Campionato di calcio: si può davvero tornare in campo?

Interrogato sul campionato di calcio di serie A (le federazioni di pallavolo, basket e rugby hanno già cancellato la stagione in corso a tutti i livelli), il prof. Rezza ha esposto un parere netto. Trattandosi di uno sport da contatto che coinvolge un elevato numero di persone tra sportivi, dirigenti, classe arbitrale e collaboratori, un ritorno in campo è sconsigliato. Il lockdown arriva fino a maggio e anche allora la Figc proporrà un monitoraggio più stretto con controlli periodici per i calciatori. Un’ipotesi complessa e difficilmente attuabile, che Rezza ha definito come ‘tirata’. “Se dovessi dare un parere tecnico non darei in questo momento un parere positivo. Poi spetterà alla politica decidere”.

Partnership tra Advent-Irbm e Oxford University: un vaccino promettente

Un plauso alla sperimentazione del vaccino messo a punto dalla partnership tra Advent-Irbm di Pomezia (Rm) e lo Jenner Institute della Oxford University. Questa parte dalla piattaforma di un vaccino già esistente (utilizzato contro l’ebola) e ciò permetterebbe di comprimere le fasi 2 e 3 della sperimentazione. Il lavoro ha subìto una velocizzazione – in questo come in altri lavori – ma ovviamente è necessario attendere dei riscontri nel sistema immunitario dell’uomo. Si tratta di un candidato promettente ma restano da sciogliere alcune problematiche comuni a tutti i vaccini attualmente in sperimentazione.

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