Festival inDivenire, continua la terza edizione allo Spazio Diamante

Festival inDivenire - Disturbo, Mnemosine e L'azione di P
Continua allo Spazio Diamante il Festival inDivenire: tra gli spettacoli della settimana Disturbo?, Mnemosine e L'azione di P

Continua allo Spazio Diamante il Festival inDivenire con la sua terza edizione. Tra gli spettacoli della settimana Disturbo?, Mnemosine, L’azione di P e tanti altri… qui tutti gli appuntamenti fino al 6 ottobre.

E’ in corso fino al 12 ottobre 2019 – allo Spazio Diamante – la terza edizione del Festival inDivenire, l’ormai atteso evento nato nel 2017 dalla volontà di Alessandro Longobardi, con la direzione artistica di Giampiero Cicciò. Questi gli spettacoli in scena dall’1 al 6 ottobre.

Martedì 1 ottobre – TEATRO LAZIO
Ore 19:30 compagnia F E M A L E
PerTerra, di Giulia Malavasi
con Giulia Felci, Marilia Valenza, Michela Malavasi, Giulia Malavasi, Rosa Didonna, Giorgia De Andreis, Domizia D’amico
Regia: Giulia Felci
Cosa si deve fare per essere puri? Non basta essere umani?… Non basta”. C’è posto per la pietà in una collettività sempre più abituata all’odio e schiava del pregiudizio? PerTerra riflette su questa tematica attraverso un viaggio simbolico tra un arcipelago di donne,
incarnazioni di tutte le sfaccettature dell’umano: Isole lontane e diverse tra loro, nello spazio vuoto e disumanizzato di una realtà distopica ma possibile. PerTerra è una storia di umanità senza umanità. E’ una madre che piange alla ricerca di una figlia perduta come madre terra piange la perdita dell’umanità dei suoi figli.

Ore 21:00 Compagnia Oltreuomo
Laerte
di e con Francesco Iorio, Gabriele Raho, Mattia Lattanzi
Regia: Rose Marie Gatta
La biologia non si compone più di leggi, ma di opinioni. Spesso sbagliate. Quando Fausto viene a sapere dal proprio dottore di essere “incinto”, rimane di stucco, scandalizzato. Ma presto subentra in lui un’esigenza di calore e di accoglienza nei confronti della
creatura che sta crescendo dentro di lui, Laerte. Unicità assoluta, inebriante. Essere il primo uomo della storia destinatario di un miracolo tanto prodigioso. Inevitabilmente,
la gioia si mischierà all’amarezza, l’entusiasmo si intreccerà con la paura, e le prospettive future con l’analisi del proprio passato, alla ricerca di una spiegazione. Del resto, tutti coloro a cui capita qualcosa di unico si domandano: “Perché proprio a me?”.

Ore 22:30 compagnia Erre Diesse
Disturbo?
con Giorgia Palmucci, Michele Valerio
Cantante Antonella Lo Savio
Luci Virginia Russo
Un uomo e una donna, due personalità diverse o forse uguali, due solitudini a confronto. Ma anche due parti della stessa identità, due voci di uno stesso pensiero, due modi differenti di evitare la realtà. Un viaggio all’interno delle loro paure, della loro ansia di non essere in grado, affrontando con ironia l’amara realtà di non riuscire a comunicare. Una telecamera puntata su due esseri tragicamente umani che si perdono in una missione apparentemente elementare, quella di vivere. Un flusso di coscienza a due voci; non segue una narrazione “lineare”, bensì si accoda al processo dei pensieri, della mente. Dialoghi a senso unico, considerazioni ad alta voce, smarrimenti e disperazione si susseguono in un luogo senza nome e senza tempo, che potrebbe essere tutto e niente.

Mercoledì 2 ottobre – TEATRO
Ore 20:00 Compagnia Distopia
La tattica del bradipo
di Davide Maria Quarracino
con Gabriele Benedetti, Francesco Russo
aiuto Regia Davide Maria Quarracino
regia Gabriele Benedetti
Il progetto è ispirato dal pensiero di: Žižek, Fisher e Krueger (gli ultimi due suicidatisi dopo aver terminato i loro libri più importanti, che a partire da musica e cinema contemporanei, conducono un’analisi spietata del mondo capitalistico e di come esso agisca in noi sia come individui che come società). Il bradipo è per noi una sorta di simbolo attuale di resilienza e di vita. E noi vogliamo esser guardati come bradipi, o piante, e lasciar libera l’immaginazione degli spettatori comunicando direttamente con loro, nessuna “quarta parete”. Il nocciolo: l’aumento costante di problemi mentali e sociali che affliggono le società capitaliste (depressione, ansia, sensi di colpa, solitudine).

Giovedì 3 ottobre – TEATRO
Ore 20:00 compagnia I poli a k.o.v.
L’azione di P
di Marco Andreoli
con Daniele Pilli, Claudia Vismara
costumi Livia Fulvio
tecnicismi Francesco Traverso
produzione e regia I poli a k.o.v
Prendete un Lui e una Lei. Persone come tante. Anonime, potremmo dire. Non le notereste camminando per strada. Non ora, almeno. Forse un tempo. Quando lei ambiva a essere una reporter di fama internazionale e Lui lavorava senza sosta a una tesi sperimentale sulla scomposizione dell’unità T: il tempo. Bizzarro come il tempo sia una concezione assolutamente arbitraria. Chiunque potrebbe dare una definizione del tutto personale di ciò che ritiene che sia. Il ticchettio delle lancette dell’orologio. Il colore sbiadito o meno dei ricordi. Il numero di battiti prima di un incontro importante. Esiste sempre un prima, ma non sempre esiste un dopo. Siamo tutti vittime inconsapevoli di quella concatenazione di eventi microscopici che definiscono chi siamo, cosa facciamo, chi amiamo. Quando moriremo. Lei ancora non lo sa. Ma Lui sì. Perché è proprio Lui
che diventa artefice inconsapevole di quella disattenzione fatale, di quel non niente, di quello “scusa…”. Giusto il tempo di un attimo. Tic. Non molto di più. Un battito, forse, ma forse meno. Tac. La velocità con cui si palesa un pensiero. Un istante. Un istante, però, che può diventare lungo una vita. Un istante che può consumare mattine, colazioni, giornate al lavoro – “torna presto”-, e tg delle otto, e applausi del pubblico, e zuppe di porro, perfino lo stridore dei cucchiai nelle ciotole, l’imbarazzo di chi non ha più niente da dirsi, la perdita di qualunque pulsione. Perché tutti gli amori finiscono per rubare l’ossigeno a se stessi. Tutti gli amori… anche quelli immaginati.

Ore 21:30 compagnia EXODOS
Mnemosine
di Doron Cochavi, Luigi Saravo
con Cristian Giammarini, Daniele Santoro, Doron Cochavi, Claudia Vegliante, Chiara Felici, Beatrice Olga Valeri
Regia Luigi Saravo

Scrive l’autore e regista: Mnemosine è uno spettacolo sul tema della perdita e del lutto che utilizza la Shoah come nucleo generativo. Il lavoro è partito dall’incontro tra me, Luigi Saravo, regista italiano, e Doron Kochavi, attore e fotografo isrlaeliano. Trovandoci a lavorare insieme su un progetto legato ai rifugiati chiamato Exodos, abbiamo cominciato a condividere idee e suggestioni sul tema della Shoah. Abbiamo indagato i ricordi della nonna di Doron, ebrea polacca, sopravvissuta ad Auschwitz tuttora viva e residente in Israele e alcune memorie infantili che mi riguardano attinenti al tema della perdita e del lutto. Il nostro obiettivo è stato di costruire un percorso a partire dai meccanismi fisiologici della memoria mettendoli in relazione al concetto del lutto e alla sua elaborazione utilizzando come contesto narrativo la Shoah. La storia su cui si centra la scrittura dello spettacolo riguarda una famiglia di quattro persone, padre, madre, figlio maggiore, figlia minore, nella quale il figlio maggiore scompare nel gorgo nazista. Da qui la famiglia si trova a dover elaborare questa perdita all’interno di una dimensione di trauma che rende difficile comunicare alla sorella minore, al tempo della scomparsa ancora piccolissima, del fratello scomparso. Nei nostri percorsi esplorativi ci è più volte capitato di imbatterci in racconti che fanno capo a un grande non detto all’interno delle famiglie ebraiche. Senza addentrarci nei complessi meccanismi sociologici e psicologici dell’elaborazione di una tragedia collettiva come la Shoah abbiamo voluto concentrarci su questi casi e su come abbiano risposto alle condizioni che si erano andate a creare. Il linguaggio di cui lo spettacolo si compone è essenzialmente visivo e si snoda attraverso una serie di quadri collegati tra loro da nessi narrativi. Nel lavoro ci siamo chiesti quale taglio dare alla nostra narrazione. Se seguire un percorso narrativo lineare che potesse essenzialmente dar conto dei fatti o se dare forma al modo in cui i meccanismi della memoria funzionano. Abbiamo scelto di seguire questa seconda strada e ci siamo trovati in un contesto compositivo dove il passato e il presente dialogano costantemente tra loro, dove i sentimenti del momento modificano le sensazioni e le strutture d’immagini del passato e dove, quindi, la memoria si costituisce come un processo plastico, profondamente radicato nel linguaggio simbolico. È a questo linguaggio che abbiamo dato forma, mirando, quindi, ad un coinvolgimento più intuitivo e associativo dello spettatore. D’altronde l’utilizzo di immagini sceniche capaci di reclutare un approccio intuitivo ed empatico nel fruitore, lo spogliare i riferimenti del loro realismo storico, la costruzione di uno spazio rappresentativo astratto abitato da corpi, situazioni ed oggetti quotidiani, si sono rivelati elementi centrali nella nostra ricerca, già nel precedente progetto Exodos e quindi supponiamo che il nostro approccio nasca da un’attitudine a esplorare il reale a partire da una storia psichica anziché cronachistica. Abbiamo infine compreso che il rapporto con la memoria come esperienza umana fondamentale sia essenzialmente il rapporto con la perdita, con ciò che non è più o non si presenta più nella medesima forma. E che questo rapporto sia il nucleo essenziale della percezione del reale. Se, quindi, nel nostro cervello i ricordi possono essere modificati, perduti,
resi opachi da nuove esperienze e costruzioni mentali e se allo stesso modo i luoghi fisici e la loro storia possono subire la medesima mutazione e, infine, se questa dinamica si riconnette costantemente con il momento presente, è possibile dire che la mutazione del reale, del suo senso e della sua interpretazione è costantemente in evoluzione. Questa questione apre anche, però, la possibilità di manipolare la percezione del reale per creare nuovi collegamenti tra eventi storici e realtà interiore soggettiva sollevando scenari di grande complessità. Supponiamo quindi che il nostro lavoro sia un inizio di percorso nell’indagine di questa complessità e nella ricerca di un linguaggio capace di darne conto in termini scenici.

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Pubblicato da Spazio Diamante su Venerdì 27 settembre 2019

Venerdì 4 ottobre – TEATRO
Ore 21:00 compagnia Magnitudo Nove
Nella rete
di e con Natalia Magni
Alice è una ragazzina come tante. Spensierata, adolescente, digitale, innamorata. Una vita tra scuola e amici, socialità, profili e condivisione. Quando il fidanzato le chiede delle foto provocanti accetta, sicura che rimarranno chiuse nel privato di quel solo telefonino. Le immagini finiscono invece nelle chat, nei social, nella rete. Alice si ritrova in un incubo, incapace di gestirlo, pronta ad annullarsi pur di uscire dalle maglie della rete nella quale è rimasta intrappolata. Petra è una madre come tante. Attenta, social, impegnata, fiduciosa. Una vita tra famiglia e lavoro, socialità, profili e condivisione. Quando vede la figlia Alice cambiare, non si preoccupa, convinta che si tratti della classica fase adolescenziale. L’entità del problema la troverà impreparata, ma non esiterà a stendere insieme alla sua famiglia una rete di protezione e affetto per salvare la figlia. Nella rete è una storia d’amore e disattenzione: amore perso e ricomposto, per il quale siamo disposti a qualsiasi cosa, a qualsiasi età, perfino a sacrificarci; disattenzione che può diventare fatale e portarci al punto di non ritorno. La stesura del testo ha ricevuto il contributo dell’Arma dei Carabinieri – Reparto Analisi Criminologiche. Si ringraziano il Tenente Colonnello RT Anna Bonifazi – Comandante della Sezione Psicologia Investigativa – e il Maresciallo Capo Maurizio Inangeri.

Ore 22:30 compagnia Proprietà Commutativa
Amore ricucito
con Alessandro Federico, Valentina Virando
disegno luci e tecnico Davide Rigodanza
Regia Alessandro Federico
Una scatola. Come fosse una vecchia gigantesca cassetta per la frutta. Dentro Abbie e Stu, che vivono, o meglio rivivono, le scene più segnanti della loro relazione senza possibilità di uscire mai. Senza possibilità di risolvere mai. Una casa scatoletta, una prigione in miniatura, dove i personaggi sono costretti a fronteggiare, in uno spazio vitale piccolissimo, il dramma che li attende o che si è già compiuto. Uno strappo. Un tentativo e un desiderio di ricucire, di ricucirsi, di ricominciare. Uno squarcio che porta lo spettatore violentemente dentro le dinamiche più autentiche e feroci che si consumano nella vita di una coppia.

Sabato 5 ottobre – TEATRO
Ore 21:00 compagnia Collettivo Imperfetto
Progetto Antigone
Con Sofia Taglioni, Giovanni Serratore, Piero Cardano, Francesco Lamantia, Giusy Emanuela Iannone
Costumi Aurelia Laurenti
Disegno luci: Roberto Di Maio
Regia e Drammaturgia Anil Alessandro Biswas
Progetto di Anil Alessandro Biswas e Sofia Taglioni
Ci siamo interessati alla drammaturgia antica e in questo caso a quella greca per la sua capacità di rappresentare l’uomo nella sua forma essenziale e allo stesso tempo di indagare le connessioni e i cortocircuiti tra l’individuo e le leggi della stato. Siamo partiti nel cercare un contatto fra una tragedia scritta agli albori della civiltà e il nostro presente. Lo spettacolo ha il carattere di un convivio, un rito tra una conferenza e l’ultima cena. Il pubblico diventa un altro personaggio, a cui gli attori raccontano se stessi, le proprie storie, scherzano, offrono da bere e da mangiare, s’interrogano sui vari temi, improvvisano sul testo e lentamente cominciano a definirsi i personaggi, secondo le differenti posizioni sugli argomenti. È in questo ambiente, apparentemente festante, che si sviluppa la tragedia.

Ore 19:30 compagnia Unaltroteatro
Frantumi
con Anna Bocchino, Ettore Nigro, Arturo Scognamiglio
Testo e Regia Tony Laudadio
Un rapimento o forse meglio dire un sequestro. Gli antagonisti sulla scena raccontano fatti precisi, accadimenti che li hanno coinvolti e a cui non hanno potuto sottrarsi. Quello che loro rivivranno sul palco, arriverà agli spettatori come se essi stessi lo stessero vivendo, provocando la domanda per eccellenza: cosa farei io al loro posto? Lo scenario è quello della crisi economica che ha messo in ginocchio l’occidente negli anni passati e che ancora fa sentire la sua coda velenosa. Quanto ogni singolo membro di questa organizzazione mondiale che chiamiamo società, ha la propria fetta di influenza sull’andamento delle cose? Infine sarà il pubblico a scegliere, e sarà una decisione esiziale.

Domenica 6 ottobre – TEATRO
Ore 19:30 compagnia Collettivo I.T.A.C.A.
ION
Drammaturgia e Regia Dino Lopardo Con Alfredo Giovanni Tortorelli, Andrea Tosi
Assistente di scena e costumi Iole Franco
Due fratelli. Un luogo, tanti luoghi. Paolo, è stato fin da bambino molto legato al padre; al contrario Giovanni ha sempre avuto un rapporto privilegiato con la madre. Una madre
osservata con occhi differenti dai due: Giovanni la ricorda premurosa, mentre Paolo come la “grassa” del paese! Paolo fin da bambino ascolta il padre parlare della madre come un peso, una palla al piede e di Giovanni come il figlio mai voluto. Giovanni vive sulla sua pelle il non essere accettato come figlio e tacciato dal padre stesso come diverso. Un padre “Padrone”, anaffettivo, chiuso nelle sue convinzioni che non accetterà mai la diversità di suo figlio neanche davanti alla morte.

Ore 21:00 Associazione Culturale Officina
La sindrome di Diogene
di Sandro Cappelletto, Cecilia d’Amico
musiche di Matteo d’Amico con Cecilia d’Amico, Alessandro Pala Griesche
scenografia Laura Giusti
Regia Giovanni Maria Briganti
La Sindrome di Diogene affronta uno dei temi più urgenti e problematici del giorno d’oggi, il tema dei rifiuti. Partendo da un fatto di cronaca e da una sindrome clinicamente riconosciuta, il testo scandaglia l’animo umano in rapporto al rifiuto, inteso come problematica ambientale, seria e minacciosa e come rifiuto della società, emarginazione sociale e chiusura ai sentimenti. Due attori in scena e una scenografia che rappresenta la casa del Professore: una mole di rifiuti in cui i personaggi dovranno trovare il proprio spazio, attraverso il quale sapranno raccontare i rispettivi mondi.

Ore 22:30 compagnia Teatro “A” (Ass.Ariadne)
Amore #Protocollo: novella coreografica per voci e corpi
Musiche di Marco Terracciano
Con Cristina Colonnetti, Giacomo De Rose
Video Gerardo Filocamo
Coreografia Rita Marozza
Regia e drammaturgia Valeria Freiberg
Amore #Protocollo è un racconto scenico ambientato in un vecchio cinema dove, alla fine dello spettacolo serale, i due corpi improvvisano la storia narrata da P.Mérimée. E’ uno spazio abitato dai gesti sussurrati, rituali da scoprire per generare nuovo senso oltre i concetti tradizionalmente legati all’Amore e alla Gelosia, alla Passione umana – per cancellare la dimensione folcloristica, stereotipata del personaggio di Carmen. Gli attori frammentano e ricompongono di nuovo il soggetto a tutti noto di Carmen senza però perdere realismo e verità della storia originale di P.Mérimée.

Qui nel nostro articolo tutte le altre informazioni sulla terza edizione del Festival inDivenire. Potete inoltre visitare il sito ufficiale dell’evento.

Festival inDivenire 2019

Il #festivalindivenire2019 è qui!Scopri tutti gli spettacoli di teatro e danza allo Spazio Diamante fino al 12 Ottobre: http://bit.ly/FestivalInDivenire2019

Pubblicato da Festival InDivenire su Lunedì 23 settembre 2019

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