Venezia 76: conferenza stampa di The Laundromat, con Meryl Streep, Gary Oldman e Steven Soderberg

Conferenza stampa The Laundromat

Alla conferenza stampa del film The Laundromat, di Steven Soderberg, presentato alla 76ª Mostra del Cinema di Venezia, hanno partecipato il regista, Meryl Streep, Gary Oldman e l’autore del libro da cui è tratta la storia, Jake Bernstein.

Ecco la conferenza stampa del film The Laundromat, in concorso alla 76ª Mostra del Cinema di Venezia. Il regista Steven Soderberg e li attori Meryl Streep e Gary Oldman hanno raccontato il lavoro fatto sui personaggi e la scelta di questo genere della dark comedy per narrare del mondo dell’evasione fiscale.

Domanda: com’è nata l’idea di questo film e di realizzarlo con queste genere così distopico, brillante e particolare?

Steven Soderberg: è nato da una conversazione che ho cominciato con Scott Burns, lo sceneggiatore: lui conosceva il libro di Jake, abbiamo cominciato a cerca di capire quale fosse l’approccio migliore per presentare un argomento così complesso, in modo che sarebbe stato memorabile e che sarebbe rimasto nella mente del pubblico. Abbiamo deciso che una dark comedy avrebbe avuto la migliore chance di rimanere nella mente dello spettatore, e ci dava anche la possibilità di utilizzare la complessità di queste attività finanziare, quasi come una battuta, come uno scherzo, come una preparazione alla battuta finale. C’era qualche film che secondo noi poteva esserci d’ispirazione: Doctor Strange, soprattutto perché ha preso un argomento molto serio realizzando una commedia molto cupa. L’abbiamo fatto perché altrimenti, secondo noi, non sarebbe stata una storia che la gente avrebbe visto come intrattenimento, come cinema, ma più come istruzione e informazione.

Conferenza stampa The Laundromat - Steven Soderberg
Steven Soderberg

Domanda: Meryl cosa ti ha attratto da questo personaggio? E questa grande sorpresa finale, faceva sempre parte del piano? Hai avuto un enorme successo con la miniserie della HBO, ora questo per Netflix. Secondo te adesso il tuo lavoro sarà più in televisione o sempre sul grande schermo?

Meryl Streep: mah io volevo lavorare con Steven ormai da tanto tempo, perché ammiro il suo lavoro. Avevo la sensazione che questa narrazione brillante, l’idea di intrattenere la gente con qualcosa di incredibilmente complesso, e cupo, e nero sarebbe stato interessante, quindi sono rimasta veramente entusiasta. Quale schermo… noi saremo sullo scherzo qui, effettivamente non ci penso ancora, non ci penso più, io vorrei vederlo in grande, ma i ragazzi oggigiorno… a loro non importa.

Domanda: il tuo personaggio Meryl è il cuore emotivo del film, la vittima più visibile. Ci puoi parlare di lei, perché continua… lei non vuole soldi, ma è tenace. Cosa la motiva?

Meryl Streep: non so, il lutto, il dolore è una grande motivazione. I genitori dei bambini uccisi, che sono stati uccisi a New Town per esempio, in Connecticut, questa gente non si ferma, questi genitori non si fermano a cercare di cambiare il mondo, se si stratta di una cosa personale credo che la gente non si fermi, noi dipendiamo da loro per la nostra salvezza.

Domanda: la prima domanda sarebbe per Peter Andrews. Steven ci può parlare un po’ della fotografia di questo film? E per Meryl, credo che sia impossibile guardare questo film senza pensare al grande cinema, al cinema americano degli anni ’70. Secondo lei qual’è il retaggio di questi film?

Meryl Streep: Oddio, adesso risponde Steven perché è lui l’uomo che può rispondere a questa domanda. Io riesco appena a ricordarmi della trama dei film che ho appena interpretato.

Conferenza stampa The Laundromat - Meryl Streep
Meryl Streep

Steven Soderberg: mah per qualsiasi regista della mia generazione, questo periodo del cinema americano, dal ’66 al ’79, è stato un momento di grande esplorazione, c’era audacia, libertà, motivazione. In quel periodo avevamo questo sincronismo tra regista e pubblico, cioè i film di quegli anni sono stati quelli di maggiori successo, quindi per me era meraviglioso stare sulle spalle di chi ha fatto questo lavoro. Per quanto riguarda l’altra domanda sulla fotografia, quando ci siamo resi conto che avremo avuto un approccio antologico, che richiedeva che ogni sezione avesse il proprio approccio personale, unificati con queste carte d’interstizio, e anche unificati dalla partitura. È comunque stato un film che si è evoluto molto sul set e anche in post l’abbiamo ristrutturato parecchio, ci sono più di 35 min di materiale che non sono stati inclusi nel film. È stata una grande sfida, ma era anche gratificante, il film aveva queste scene, iniziale e finale, complementari, all’inizio e alla fine ci sono queste due riprese, queste inquadrature molto particolari, che danno un’introduzione e una chiusura. Nonostante l’argomento serio, era un progetto molto divertente, abbiamo avuto tutto il supporto necessario, eravamo molto liberi per scoprire il film  man mano che andava avanti, ho un  bellissimo lavoro io quando devo fare il regista e il montatore.

Domanda: e anche per gli attori, quali sono le cose che sono cambiate di più?

Gary Oldman: evidentemente la cosa interessante, soprattuto del suo lavoro, di Steven, la cosa bella è che c’è la sceneggiatura, l’autore, e poi viene ristrutturata, viene un po’ riscritta nella sala di montaggio, e forse ho ui imparato tutta la prima sceneggiatura a memoria, e poi sono arrivati i cambiamenti: questo è divertente. Qualcuno,… cioè anche io come Meryl volevo lavorare con Steven da molto tempo, perché ammiro il suo lavoro, e la gente mi ha chiesto com’è lavorare con Steven e, come sapete, lui è il regista, il DOP, mette le luci…  è un po’ come fare un film con pochissimi mezzi, andavamo avanti velocemente. A volte l’appuntamento sui set è ad un certo orario, ma spesso gli attori devono stare 2,3 o anche 4 ore ad aspettare mentre i tecnici finiscono di sistemare e, immaginate arrivare già pronti per lavorare e dover mantenere l’attenzione per tutte quelle ore e questo innervosisce. Mentre in questo film non c’era questo atteggiamento, ero anche in ottima compagnia con Meryl e gli altri. Mi è piaciuto proprio come Steven ha impostato il ritmo.

Domanda: volevo chiedere a Gary Oldman e a Steven Soderberg, i momenti più divertenti del film sono i siparietti in cui Gary Oldman e Antonio Banderas si rivolgono allo spettatore spiegandogli le questioni economiche, volevo sapere come avete lavorato per realizzarli e per renderli così divertenti.

Gary Oldman: potrei parlare di ricerca, curiosità, ci sono cose che ho dovuto imparare, cose che ho dovuto studiare. Io sono Mosak, però rappresento una versione di Mosak, piuttosto che cercare di dare una sua versione verosimile, non ho lavorato molto al di fuori dalla sceneggiatura, perché era già li, era già presente, scritto, avevamo tutti gli indicatori, la sceneggiatura per noi è come la mappa del mondo. L’umorismo era proprio insito nella sceneggiatura.

Conferenza stampa The Laundromat - Gary Oldman
Gary Oldman

Domanda: Jake, ecco il film è molto diverso dal suo libro, quindi fino a che punto lei ha partecipato all’adattamento?

Jake Bernstein: ho avuto la grande fortuna di lavorare con Scott Burns durante l’adattamento. Scott mi ha fatto molte domande, sia Scott che Steven volevano capire questo mondo, cosa doveva essere realistico e cosa non lo doveva essere, hanno avuto una grande attenzione e cura dei dettagli. Hanno fatto un lavoro incredibile. Ciò che c’è sia nel mio libro che nel film è che noi utilizziamo i Panama Papers per raccontare questo sistema finanziario sotterraneo, in cui confluiscono moltissimi soldi, denaro che viene dal riciclaggio, e da altre attività. Loro hanno utilizzato i personaggi di Fonseca e Mosak per rappresentare tutto questo, per guidarci in questo mondo, sono divertenti, sono fantastici, intrattengono. Ci sono molte similarità da questo punto di vista. Io sono stato sul set e ho visto le interpretazioni di Gary e Meryl e mi è piaciuto molto Steven, il passo molto rapido, sono tutti professionali e lavorano molto bene.

Domanda: Steven c’è una certa libertà nel modo in cui lei fa i suoi film, li fa anche in formati diversi, ad esempio quello sul basket, con questo discorso tra ricchi e poveri, come Contagion, ecco volevo chiedere qual’è il suo rapporto con il cinema che si vede poi nella scelta degli argomenti affrontati.

Steven Soderberg: credo che il progresso della tecnologia mi abbia consentito di ottimizzare un processo che inizialmente non mi sembrava si sposasse con un ritmo consono al progetto, c’erano cose che mi sembravano al di là del mio controllo. Ecco ora che abbiamo la possibilità di fare le cose molto più velocemente, posso utilizzare le riprese in modo diverso, utilizzando degli accorgimenti in tempo reale. Per me è più consono, non tutti li utilizzano, ma per me va bene così. Ci sono stati dei tentativi che non hanno avuto grande successo, io lavoro bene quando si lavora velocemente, perché lavoro molto in pre-produzione quindi quando arrivo sul set sono preparato, mi piace la spontaneità, la velocità, la capacità di fare le riprese e di montare direttamente tutto, di vedere l’evoluzione del film nel quotidiano… è un beneficio incredibile.

Meryl Streep: Steven ed io abbiamo appena finito un film che è stato fatto in soli 13 giorni. Mi sembra che sia veramente un artista di questi tempi, dato che il tempo si è accelerato, una volta ci si impiegavano almeno sei mesi per fare un film, e poi veniva presentato dopo un anno; siamo in un ciclo nuovo, molto veloce, è come se fosse una corsa a raggiungere gli eventi. Abbiamo quindi questo modo molto rapido per raccontare una battuta, uno scherzo oscuro di cui siamo tutti vittime, un crimine che ha tante vittime, e le più numerose sono i giornalisti. Il motivo per cui i Panama papers siano stati esportati in tutto il mondo, è che abbiamo avuto questo Jon Doe, questa persona che ha rivelato tutto, chissà da dove veniva. Alcuni sono morti, Galizia, per esempio, la giornalista maltese che stava investigando su collegamenti a Malta, che è stata vittima di un attentato in cui è morta… le persone continuano a morire per la ricerca della verità. È un film divertente, fa ridere, ma di fatto è veramente molto importante.

Conferenza stampa The Laundromat - Jake Bernstein
Jake Bernstein

Domanda: molte persone famose sono state esposte dai Panama papers, e c’è stata una battuta sul fatto che anche il regista di questo film avesse degli asset lì, qui parla della responsabilità dell’elité o è proprio il sistema che deve cambiare?

Steven Soderberg: beh io penso che debba cambiare il sistema nel Regno Unito, è stata approvata una nuova legge che si chiama legge sul benessere inspiegabile, praticamente vengono identificate persone che sono particolarmente benestanti, che sono apparse da un giorno all’altro e che utilizzano quel benessere per comprare asset nel Regno Unito. Ecco li stanno controllando, li stanno seguendo, e credo che sia un modo molto buone per aggredire il sistema. Non credo che esista un qualcosa di simile negli Stati Uniti, e questo ci porta ad altre domande, perché si è contrari a questo tipo di norma? La corruzione di cui stiamo parlando definisce il periodo che stiamo vivendo, nel 2000 l’1% del mondo controllava 1/3 del benessere, oggi quel l’1% controlla metà del benessere, quindi ci sono 50 persone che controllano più benessere rispetto ai 3 miliardi di persone che ci sono sulla Terra. È un paradigma non sostenibile nell’epoca in cui stiamo vivendo, quindi credo che la trasparenza sia l’unica soluzione a disposizione. Ci sono molti Paesi nel mondo dove il sistema legale stesso è corrotto e quindi un cittadino qualunque non ha la capacità di perseguire persone che commettono crimini, né possono protestare in modo efficace. Stiamo vivendo momenti difficili, però parlarne è un inizio. Ne stiamo parlando da tanto tempo, però a volte qualcosa che intrattiene può portare a delle discussioni e far sì che le persone riflettano nella loro vita quotidiana e si chiedano: sto partecipando sufficientemente?

Gary Oldman: e poi la piattaforma di Netflix è veramente molto ampia e credo che questo sia un punto molto importante, la domanda che faceva prima sul grande e piccolo schermo, per quanto mi riguarda a me piace la televisione, vedo tante cose fatte molto bene, anche sul piccolo schermo, a me piace guardare le il piccolo schermo. Quindi, come ha detto Steven, abbiamo un prodotto che è molto serio e vogliamo che la più grande platea possibile lo possa vedere; una volta, quando i modi a disposizione non erano così tanti, si facevano film eccellenti che però nessuno avrebbe mai visto, film che avrebbero potuto cambiare le cose se solo la gente li avesse visti. Credo che questa nuova epoca in cui viviamo e l’uso della televisione siano una cosa positiva, un modo per far vedere ad un maggior numero di persone questo prodotto.

Jake Bernstein: alcuni pensano che un paradiso fiscale sia di fatto un bel posto, da qualche parte del mondo, ma gli Stati Uniti d’America sono il paradiso fiscale migliore del mondo e abbiamo, e vediamo, molti interessi nel mantenere le cose come sono. L’obiettivo è quello di aumentare la consapevolezza e far sì che le persone chiedano ai governi di agire e credo che la cosa fondamentale di questo film è che si sia fatta vedere questa storia.

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