Infedele, la recensione del nuovo album di Colapesce

Infedele - Colapesce
Infedele, il nuovo album di Colapesce

A distanza di 2 anni dal precedente lavoro, il cantautore siciliano Colapesce torna con un nuovo album, Infedele. Otto tracce in cui ritrovare la sua poetica in una chiave musicale che varca i confini nazionali.

Il fascino della contaminazione

“Come dei bambini torneremo felici” canta Colapesce (qui la sua pagina ufficiale Facebook) in Totale. Ma si può davvero tornare felici ai giorni della spensieratezza giovanile? Difficile trovare una risposta, ma Infedele, il nuovo album del cantautore siciliano uscito per l’etichetta 42 Records, di certo è un bel suggerimento per richiamare quei tempi. Le otto tracce che compongono il disco sono quanto di più interessante offre il panorama musicale italico, lontano dalle classifiche sature di prodotti che spesso mancano di una propria identità. La forza del disco (e dello stesso autore) sta non solo nell’impatto sonoro che i brani sembrano liberare all’ascolto, quasi a formare una sorta di microgalassia di tanti piccoli punti distanti tra loro eppure orbitanti sullo stesso asse, ma bensì nella polivalenza dell’ascolto, in grado di affascinare sia gli adolescenti che i fruitori più maturi.

Influenze mai banali

Una forza quanto mai inusuale ai nostri giorni quanto necessaria, quella di Colapesce, che riesce a dar vita ad un binomio lirico/musicale vibrante e mai banale. Se i richiami a Lucio Battisti fanno sempre la loro comparsa (anche se dovremmo smetterla di citarli sempre), in Infedele emergono decise tante influenze musicali, europee e americane, fino alla musica etnica, dai Beach Boys ai National piuttosto che Arthur Russell, per poi tornare a casa con particolare riferimento alla Sicilia anni ’80 di Franco Battiato.

Otto tracce che non lasciano indifferenti

E così, partendo da Pantalica, che evoca luoghi e scenari cari allo stesso Colapesce, l’ascolto diventa sempre più un viaggio musicale fatto di salite e discese, con picchi meravigliosi come Ti attraverso e Maometto a Milano fino all’intimista Decadenza e panna, a metà tra il John Lennon delle registrazioni amatoriali e l’Elliott Smith di Roman Candle. In questo terzo lavoro del cantautore di Solarino emerge la consapevolezza di un mondo interiore pronto ad essere raccontato, senza per forza ammiccare alla hit parade o snaturarsi come molti dei suoi colleghi “indipendenti”, fedele alla libertà di espressione lontana dai vincoli, cosa che in tempi passati avremmo detto di artisti come Piero Ciampi.

With a little help from my friends

A differenza di Egomostro (uscito nel 2015), la sperimentazione musicale sembra aver trovato una sua dimensione definitiva, probabilmente grazie anche all’aiuto di Jacopo Incani (Aka Iosonouncane) e Antonio Di Martino, entrambi cantautori che hanno collaborato al disco, senza dimenticare le influenze di progetti paralleli come il libro scritto con Alessandro Baronciani (La distanza, pubblicato nel 2016 dalla Bao Publishing) e lo spettacolo Isola di fuoco dedicato al regista Vittorio De Seta. L’infedeltà artistica del titolo dell’album è, fortunatamente, una delle cose più belle che ci restano, e lavori come questi possono fare solo bene alla tanto amata canzone italiana.

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