La nostra recensione di Club Zero, il nuovo film della regista Jessica Hausner con Mia Wasikowska, presentato anche alla Festa del Cinema di Roma: a metà tra thriller e satira un trattato fin troppo algido e presuntuoso sul potere della manipolazione
Dopo essere passato per Cannes e per la Festa del Cinema di Roma arriva in sala l’ultimo controverso film di Jessica Hausner, regista che già ci aveva parlato di fede e manipolazione in tutta la sua produzione precedente. In Club Zero torna nuovamente sul tema affrontando l’argomento delle diete e delle abitudini alimentari, con una diabolica Mia Wasikowska qui guru di un programma apparentemente in grado di rivoluzionare l’alimentazione umana per sempre. Se però tema, stile e ossessioni della cineasta austriaca permangono anche i problemi del suo cinema si riaffacciano, a partire da un’ostinata algidità nello sguardo.
La nuova insegnante
Miss Novak (Mia Wasikowska), giovane insegnante con ambizioni purificatrici, viene assoldata da un liceo privato per tenere un corso nutrizionale innovativo. Dietro la facciata ordinaria, persegue un piano preciso e apparecchia una tavola di “cibo cosmico”. Raccolto un gruppo di studenti volontari, lo educa progressivamente al digiuno secondo protocollo stretto di meditazione. Il programma diventa presto insostenibile per i partecipanti, ma se qualcuno si congeda qualcun altro si radicalizza smettendo di nutrirsi per stare meglio e alleggerire il pianeta. Le loro abitudini alimentari verranno completamente stravolte tra lo stupore e l’apprensione dei genitori i quali potrebbero agire troppo tardi per i loro figli.
Un film freddo e meticoloso
C’è un importante problema di fondo nel cinema della Hausner ed è rappresentato dal suo stesso modo di intendere il racconto cinematografico. Perché sarà anche sbagliato pensare che la nostra provenienza geografica e culturale influenzi il nostro sguardo, ma guardando indietro alla filmografia della cineasta austriaca si nota come la temperatura emotiva del suo mondo sia sempre stata prossima allo zero. Club Zero (nome omen) non fa assolutamente nulla per sovvertire questa presa di coscienza, anzi si avvicina ancora di più a quella zona ombrosa che sta tra l’estetica e il tono di Seidl, McQueen e Murnberger. Un’opera ancora più algida, rigorosa e meticolosa delle precedenti che pare quasi un documentario.

Non che di per sé questa sua rigidità espressiva sia necessariamente un male, però anche in questo suo ultimo lungometraggio si avverte l’impressione di una storia che rimane scritta sulla pagina e che non riesce ad esprimersi nel passaggio alla dinamicità del grande schermo, restando quindi perennemente sospesa e repressa. Anche la stessa disamina dei disturbi alimentari, delle cosiddette diete miracolose e del pericoloso che si cela dietro ad esse rimane superficiale e distante perché non accetta la presenza dei personaggi come parte integrante del processo narrativo. Bidimensionali, senza verve, quasi senz’anima rimangono così prede di un meccanismo che li stritola.
Un racconto a tesi molto poco incisivo
Non aiuta di certo il fatto che Club Zero sia stato concepito come una sorta di pamphlet con una tesi ben specifica, e l’assoluta mancanza di volontà da parte della regista austriaca di argomentare le proprie posizioni sull’argomento in questione anche a costo di scardinarle, di metterle sulla graticola, di rovesciarle. Ne viene fuori un film un po’ presuntuoso oltre che pretestuoso, oltre che abbastanza banale nella sua evoluzione diegetica e attento più al come dice ciò che vorrebbe dire piuttosto che al cosa ci sta dicendo. Anche perché, da che parte stia la Hausner, lo capiamo già dal primo dialogo di una delle discepole di Miss Novak con i propri genitori.

Non basta neanche una Mia Wasikowska come al solito magnetica ad evitare che Club Zero s’impantani nel suo essere così paraculo e un po’ troppo autocompiaciuto, e soprattutto non basta la satira sulla ricchezza parecchio sui generis e anche un po’ seccante che vuole gli abbienti tutti scemi e col prosciutto agli occhi e i meno abbienti capaci di cogliere il pericolo dove non sembra essercene uno. Semmai è l’ennesimo sintomo di una pellicola che tenta di convincere lo spettatore di essere più in gamba di ciò che gli viene mostrato, di coccolarlo mostrandogli personaggi che si comportano in maniera del tutto assurda, strizzandogli continuamente l’occhio per farsi amare.
È un lavoro frustrante questo, quasi mai a fuoco e molto meno incisivo delle intenzioni (seppur nobili) che poteva avere. L’ennesima dimostrazione, se vogliamo, che una sceneggiatura solida può ammorbidire anche la messa in scena più rigida perché capace di farci entrare nei difetti fatali dei personaggi, nel loro arco di trasformazione, di farci entrare nella storia attraverso di loro. E quindi nella testa della regista, e da lì entrare man mano nel suo cuore, nel suo stomaco e nella sua anima. Tutte cose che qui mancano, tutte cose di cui il buon cinema ha disperatamente bisogno; e a questo punto anche Jessica Hausner.
| TITOLO | Club Zero |
| REGIA | Jessica Hausner |
| ATTORI | Mia Wasikowska, Mathieu Demy, Elsa Zylberstein, Amir El-Masry, Sidse Babett Knudsen. |
| USCITA | 9 novembre 2023 |
| DISTRIBUZIONE | Academy Two |
Due stelle

























