La nostra recensione di Chopin – Notturno a Parigi, biopic diretto Michal Kwiecinski sul compositore polacco, interpretato da Eryk Kulm
Con Chopin – Notturno a Parigi il regista e produttore polacco Michał Kwieciński sceglie di concentrarsi sugli ultimi anni della vita di Frédéric Chopin, raccontandone la permanenza parigina negli anni Trenta dell’Ottocento. L’intento è chiaro, ovvero smontare l’aura monumentale del compositore e restituirne un ritratto più fragile e umano.

La musica può sconfiggere la malattia?
Parigi, 1835. Frédéric Chopin ha venticinque anni: è l’idolo dei salotti, corteggiato dall’aristocrazia e applaudito persino dal re di Francia. Nessun evento conta davvero senza la sua presenza. Di notte si abbandona a feste e scorribande dopo i concerti, sprigionando un’energia febbrile dietro cui nasconde, con ironia, i segni della malattia.
La vita gli scorre addosso in fretta, ma lui non accenna a fermarsi. Compone alcune delle sue pagine più celebri, talvolta su commissione, e nel frattempo dà lezioni di pianoforte per mantenersi. Stimato dagli amici e adorato dalle donne, capirà col tempo che l’unico amore destinato a restare è la musica.
Una vita che decade senza tensione
Lo Chopin interpretato da Eryk Kulm è un giovane artista già affermato, brillante nei salotti della capitale francese, capace di abbandonarsi a feste e scappatelle notturne, ma allo stesso tempo isolato, segnato da una malattia che avanza inesorabile. È un uomo sospeso tra vitalità e decomposizione, un genio isolato tra le masse inconsapevoli, che consumano la sua sublime arte senza comprenderla.
La consapevolezza della mortalità di un mito come Chopin avrebbe potuto essere il cuore pulsante del racconto, focalizzandosi sul momento in cui l’artista comprende che la fine sarà vicina e terribile, ma questa tensione resta solo in superficie. Il film resta un semplice racconto e non diventa mai una vera trama, soprattutto non genera un’autentica tensione suspense, nonostante la fotografia incentrata su scale di grigi e blu.

La fotografia est magnifique
Chopin – Notturno a Parigi sceglie infatti una tonalità cupa, quasi funerea, che con l’andare avanti aumenterà le tinte fosche, privilegiando in questo modo uno studio insistito della malattia e della sofferenza. La macchina da presa indugia ripetutamente su immagini di tosse sanguinolenta, su ciotole di espettorato, su un corpo che si deteriora. È qui che l’opera si impantana, incentrandosi esageratamente sulla sofferenza della malattia, un crogiolarsi nel martirio che finisce per banalizzare il dramma della vita invece di intensificarlo.
La fotografia di Michał Sobociński resta il punto più alto del film, con i suoi toni tenui e al coltempo dark ricrea una Parigi ottocentesca credibile e priva di estetizzazioni moderne, tant’è che alcune sequenze, come la paralisi sociale dovuta al colera, possiedono una forza evocativa autentica.

George Sand e il simbolismo dei maiali
Se la regia si fosse concentrata maggiormente sulla psicologia del loro legame, eliminando trame secondari, il risultato sarebbe stato ben più incisivo. Di tutta la carne messa alla brace quella più interessante è il rapporto tra Chopin e George Sand, interpretata da Joséphine de La Baume, che nel film assume quasi il ruolo di guida verso la morte. Peccato che sia stata una breve parentesi tra i tanti – troppi – personaggi introdotti e sfumati nel marasma narrativo.
Eppure, narrativamente parlando il film è stato capace di inserire un simbolismo potente con la presenza i diverse scene dei maiali neri, animali che sorprendono e disturbano lo spettatore per la loro entrata in scena apparentemente nosense. Sembrano evocano forze viscerali della natura, che reclama ciò che è suo, il corpo malato di Chopin. Se in alcune culture, come quella germanica, sono simbolo di abbondanza o rinascita, qui il loro colore bruno ci suggerisce l’avvicinarsi sempre più della fine, una sorta di sentinelle di Ade. Anche qui il lampo di genio non viene sfruttato a dovere, perché i maiali appaiono in funzione metaforica, ma non vengono sfruttati sapientemente in tal senso.

Un ritratto potente ma sbilanciato
Controversa la scelta di inserire musica elettronica in apertura e in altri momenti chiave, come quelli dello scoppio della Rivoluzione francese del 1848. L’intenzione di introdurre un elemento “esterno” finisce per spezzare l’atmosfera e compromettere la coerenza storica, risultando un’idea più destabilizzante che innovativa. Il ritmo del film è lento, talvolta statico e le tante scene sulla malattia non alleggeriscono questa cadenza.
Eppure, nonostante i limiti, il film conserva una sua dignità. L’interpretazione di Kulm regge l’impianto, alternando malinconia e ironia. L’umanizzazione del compositore funziona: vediamo un uomo, non solo un monumento nazionale. Chopin – Notturno a Parigi è un’opera con alcune idee geniali, soffocate da un eccesso banale di fare del compositore un martire in una scansione narrativa priva di tensione. Un film imperfetto ma che resta superiore a molte produzioni analoghe e animato da un’ambizione che, sepupur non pienamente realizzata, resta percepibile.
| TITOLO | Chopin – Notturno a Parigi |
| REGIA | Michal Kwiecinski |
| ATTORI | Eryk Kulm, Lambert Wilson, Joséphine de La Baume, Victor Meutelet, Maja Ostaszewska, Karolina Gruszka, Michał Pawlik, Kamil Szeptycki, Martyna Byczkowska, Dominika Ostałowska |
| USCITA | 26 febbraio 2026 |
| DISTRIBUZIONE | Europictures |
Tre stelle























