Chiamami ancora amore, recensione: un racconto intenso che non insegue l’happy ending

Chiamami ancora amore - Simone Liberati e Greta Scarano (foto Fabrizio de Blasio)
Chiamami ancora amore - Simone Liberati e Greta Scarano (foto Fabrizio de Blasio)

La recensione di Chiamami ancora amore, serie tv con Greta Scarano, Simone Liberati e Claudia Pandolfi: una storia d’amore lucida e realistica, che non cerca l’happy ending ad ogni costo

La fine di un amore

Anna (Greta Scarano) ed Enrico (Simone Liberati) si sono molto amati. E poi si sono molto odiati. Dopo undici anni di matrimonio e un figlio, si separano. La loro separazione diventa ben presto una guerra distruttiva, col risultato che un’assistente sociale (Claudia Pandolfi) è costretta ad intervenire per valutare la loro capacità genitoriale. Com’è possibile che una coppia che è stata così complice e affiatata non riesca a risparmiarsi umiliazioni e vendette? Come può un amore così grande sfociare in un odio tanto cieco? L’ex coppia sarà costretta a ripercorrere la loro storia dall’inizio, svelando ogni segreto fino a scoprire il vero motivo dello scontro.

Chiamami ancora amore - Claudia Pandolfi (foto Fabrizio de Blasio)
Chiamami ancora amore – Claudia Pandolfi (foto Fabrizio de Blasio)

Due protagonisti “umani”

A Greta Scarano e Simone Liberati spetta un compito facile e difficile al tempo stesso: quello di rappresentare due personaggi ben scritti (merito del lavoro svolto da Giacomo Bendotti, creatore della serie tv) ma complessi, dotati di numerose sfaccettature. Entrambi risultano estremamente realistici, moderni, dotati di tanti pregi e altrettanti difetti. In una parola, sono “umani”. Gli interpreti assolvono al compito in maniera emotivamente coinvolgente riescono riescono ad essere credibili tanto nel passato che raccontano (sono numerosi i flashback che ritornano alla nascita della loro storia d’amore) quanto nel presente che vivono.

Realismo più che pessimismo

Quella raccontata da Chiamami ancora amore è una relazione intensa, giunta purtroppo al capolinea. Ciò non significa che il suo messaggio voglio essere pessimista. Semmai, cerca un realismo che non necessita di un happy ending ad ogni costo. La regia di Gianluca Maria Tavarelli fa avanti e indietro nel tempo, nell’arco di circa 11 anni, per mostrare l’inizio e la fine di una relazione. Se in principio emerge soprattutto la complicità tra Anna ed Enrico, alla fine i due giovani vengono inghiottiti dalla quotidianità e dalle differenze che emergono in maniera sempre più evidente.

Chiamami ancora amore - Simone Liberati, Federico Ielapi e Greta Scarano (foto Fabrizio de Blasio)
Chiamami ancora amore – Simone Liberati, Federico Ielapi e Greta Scarano (foto Fabrizio de Blasio)

Un punto di vista diverso

Chiamami ancora amore si infila tra le pieghe di un matrimonio come tanti altri e cerca di sviscerarne gli aspetti più intimi. I due protagonisti finiranno col fare del male l’uno all’altra, col farne a se stessi e persino al proprio figlio Pietro (interpretato da Federico Ielapi). È da apprezzare il modo in cui la serie tv affronta il tema sentimentale, utilizzando un punto di vista inedito (simile a quello dell’acclamato Storia di un matrimonio) e senza lasciarsi andare a facile buonismi.

Aborto, depressione, sincerità

Questo non è nemmeno l’unico tema a trovare spazio nella sceneggiatura. La storia di Anna ed Enrico riesce infatti a puntare i riflettori su argomenti delicati come l’aborto, la maternità, la depressione, la famiglia e la sincerità. Sì, perché la sceneggiatura sottolinea più volte l’importanza di una comunicazione vera e trasparente con se stessi e con il proprio partner. Un requisito fondamentale per non ritrovarsi in una vita infelice, senza sapere nemmeno come si è arrivati a quel punto. Delle dinamiche che possono sopraffare, ma nelle quali lo spettatore potrà sicuramente identificarsi.

Chiamami ancora amore va in onda dal 3 maggio 2021 per 3 prime serate su Raiuno. Si tratta di una produzione Indigo in collaborazione con Rai Fiction, in associazione con About Premium Content. L’opera è stata realizzata con il patrocinio del Comune di Bracciano e con il patrocinio della Città di Anguillara Sabazia.

VOTO:
3 stelle e mezza

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