I CABle21 ci raccontano il nuovo disco Simbolatria

Cable121
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I CABle21 ci raccontano il nuovo disco Simbolatria, tra introspezione ed attualità, testi in italiano con un sound dark wave

Nati svariati anni fa ma “rinati” di recente, i CABle21 sono una band di origine genovese che ha appena pubblicato il proprio nuovo album, Simbolatria. Un infuso di dark wave con testi in italiano, anche legati a temi d’attualità, ma soprattutto dotati di introspezione. Abbiamo rivolto loro qualche domanda.

Ciao, ci presentate il vostro progetto musicale?

Gazza ed io (Orlenz) ci siamo rincontrati dopo molti anni ed abbiamo deciso di provare a fare musica a distanza, visto che viviamo in due paesi diversi (Italia e Germania). Uno dei due propone un’idea e piano piano la sviluppiamo. Siamo stati i primi a stupirci di quanto bene funzioni, riusciamo ad essere molto produttivi. Ci piace andare a cogliere e scavare in quel settore delle emozioni che ribollono nel sottosuolo del nostro io. Amiamo lo sfondo più del primo piano.

Da dove viene il vostro nome? 

I CaBle21 sono Gazza (chitarre e tastiere), Zilva (basso e mixing) e Orlenz (voce e tastiere). Io (Orlenz) e Gazza avevamo una band, i CAB (Coscienza Al Bando). Quando suonavamo c‘era grande energia e una comunicazione estremamente intensa. Il nome attuale si riferisce a quell‘esperienza (CAB), la elle e la e stanno per last edition e 21 è l‘anno in cui abbiamo ricominciato.

Simbolatria è un concetto piuttosto complicato. Che cosa significa e perché è il titolo del vostro album?

Simbolatria è un vocabolo che definisce il culto dei simboli. Il brano omonimo raccoglie alcuni simboli e mette in guardia da un loro uso improprio. La nostra musica è fortemente simbolica, sia musicalmente che nei testi. Usiamo i simboli del nostro tempo e le emozioni a loro collegate per mettere in musica delle pillole di critica sociale. Crediamo che ce ne sia davvero bisogno.

Arrivate da Genova, famosa per i cantautori (fra l’altro). Ma dal punto di vista rock, come funziona la città?

Io vivo in Germania da più di vent’anni, quindi non saprei rispondere nel particolare, però posso dire che siamo profondamente genovesi, ed anche la nostra musica lo è. Lo stretto dei vicoli, i mille volti che incontri nel loro dedalo, gli odori che cambiano ad ogni angolo nel centro storico confluiscono nella nostra musica. A Genova abbiamo dedicato anche uno dei nostri nuovi pezzi.

Che prospettive ha la musica indipendente oggi, secondo voi?

L’essere indipendenti è un concetto che va al di là di un contratto discografico. Il digitale e le nuove piattaforme in questo senso facilitano l’indipendenza per ciò che riguarda la produzione. L’indipendenza è in ogni caso, e non solo nella musica, un vettore per la felicità.

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