Bugo, recensione del nuovo disco Christian Bugatti, testi personali ed echi di Battisti nel sound

Dopo la squalifica dal Festival di Sanremo e la diatriba con Morgan, Bugo lascia parlare solo la sua musica. Il nuovo disco Christian Bugatti è un ottimo prodotto con testi personali, un duetto convincente con Ermal Meta ed echi di Lucio Battisti nel sound.

Dopo la sfortunata parentesi sanremese, Bugo lascia parlare la sua musica con un nuovo album dove ritorna al rock degli esordi, abbandonando lo sperimentalismo elettronico degli ultimi anni. Oltre al brano proposto in gara al Festival, sono otto le canzoni che compongono questo lavoro, che sancisce il ritorno del cantautore milanese, capostipite dell’indie italiano.

Il disco si apre con Quando impazzirò, un pezzo rock che inizia con un riff di chitarra e i cori, un bridge con l’inserimento della batteria e un ritornello molto orecchiabile. Il testo è molto particolare e scherza sulla fine di una storia, su quello che succederà quando la coppia si dissolverà: «Quando impazzirò so già come si fa, farò senza di te, basta togliersi una costola( citazione di un aneddoto su Gabriele D’Annunzio), io ti voglio bene, tanto bene, troppo bene, ma tu non vali niente, come una birra analcolica». La ritmica ricorda moltissimo Volevo dirti di Ermal Meta, artista con il quale condivide la casa discografica e con cui ha duettato in questo disco nell’ispirato brano Mi manca, più acustico, una ballata sulla nostalgia dell’adolescenza e sulla mancanza di responsabilità che ci opprime da adulti e ci impedisce di recuperare la spensieratezza.

Bugo - Christian Bugatti
Bugo – Christian Bugatti cover

Come mi pare è un pezzo perfetto per un club, puro rock n’roll, che racconta della sua Milano e del rifiuto da parte dell’autore del bon-ton e delle regole che la vita della grande città impone. Al paese ricorda le sonorità dei Baustelle e descrive la vita appunto del piccolo centro, in contrapposizione con il brano precedente. Il piano ben si amalgama con l’arrangiamento pop-rock per un pezzo che si fa ben ascoltare. I lati positivi e negativi di quest’esistenza, con il desiderio di andarsene, di esplorare il mondo per scoprire metaforicamente l’America per poi pentirsi e ritornarsene: «Dimmi cosa hai trovato di più oltre i cinesi e un panorama di gru non ti saluta nessuno e d’inverno non nevica». Cosa ci vuole è una canzone molto ironica, con un motivetto che entra subito in testa, con parole profetiche, riguardo alla squalifica al Festival di Sanremo, come questo verso: Ci basta poco per diventare famosi, basta un vaffanculo in tv.

 Fuori dal mondo è un pezzo inaspettatamente romantico, la ballata d’amore del disco con un arrangiamento molto articolato dominato dai fiati e che ricorda il sound del brit-pop. Il disco si chiude con due ispirati pezzi che ricordano nel sound Lucio Battisti. Un alieno è indubbiamente la canzone migliore dell’album. Un gran testo e una base molto radiofonica, tanto che potrebbe essere lanciato per l’estate: «Io discendo da Adamo ma mi sento più E.T., non mi dite che questa è vita, tra le zanzare e il ritmo americano, il cocktail con l’ombrellino». L’immagine dell’alieno per raccontare il disagio di convivere con alcuni dettagli della società attuale. Stupido eh? ha echi de Una giornata uggiosa, dura più di 6 minuti e con gli ultimi 3 solo strumentali, ideale conclusione non solo di questo lavoro discografico ma dei live del prossimo tour nei locali.

VOTO:

 

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