Beach House: la recensione di 7

Beach House

Tre anni dopo Thank Your Lucky Stars, i Beach House tornano con il nuovo album 7, confermandosi una delle band più interessanti del panorama mondiale.

Anticipato a febbraio dalla superba Lemon glow, il settimo album in studio dei Beach House non può che lasciare nuovi stimoli nel panorama musicale odierno. Una qualità indiscutibile del duo Legrand/Scally, è quella di evolvere capacità compositive e melodiche senza compromessi né abbassando l’indole dream-pop che li caratterizza. Partiti da basi eteree che negli anni si son fatte più solide come produzione e arrangiamenti, i Beach House hanno risorse talmente importanti che non ci si stupisce, alla luce di 7, dell’intatta sintesi emotiva e sognante già espressa nei vari Teen DreamBloomThank Your Lucky Stars.

Suoni eclettici

A differenza del passato, il duo aggiunge alla sua tavolozza una varietà di atmosfere e un ardore sonoro mai così consapevoli. Basta l’incontenibile shoegaze 2.0 di Dark spring, in apertura, per capire il fascino di uno stile tanto lavorato quanto fisico. Nell’accentuare il grado di psichedelia delle trame melodiche, Sonic Boom (vecchia gloria degli Spacemen 3) lavora creativamente al fianco della band e i risultati ne guadagnano di dolce trance notturna, contaminata qua e là da ombre seducenti. È il caso di alcuni brani molto diversi fra loro: l’enigmatica L’inconnue, la doppia anima di Dive che da meditativa acquista ritmi vertiginosi (e il testo afferma “tell her something / tell her nothing / tell her that you’re waiting / (…) I was looking / out the window / all the people waiting”), l’oscurità al neon di Black car o l’euforica Woo da Cocteau Twins di Heaven Or Las Vegas.

Beach House - live
I Beach House in concerto

Una cifra sempre riconoscibile

Se i già citati Cocteau Twins sono presenti in maniera costante nell’universo Beach House, alcune sonorità anni ’80 non paiono lontane da Prince; la stupenda Girl of the year, incentrata sulla modella Edie Sedgwick, è in tal senso esemplare e con uno struggimento che tocca il cuore. Last ride è l’ultimo atto in cui note di piano si fondono ai feedback dispersi malinconicamente, poi la tensione si scioglie su un’apoteosi cosmica che rende il brano miglior epilogo di sempre del duo. Non sappiamo che rilevanza avrà nella loro carriera, ma di certo lo ricorderemo a lungo.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here