Anastasio, recensione di Atto zero, la rabbia di un ventunenne che ha molto da dire

Anastasio

Atto zero è il primo disco di inediti di Anastasio. Undici tracce variegate sia in termini di suono che di argomenti trattati, con l’introspezione e la rabbia di un ventunenne che ha molto da dire.

Dopo la vittoria a X Factor nel 2018 e il primo Ep Fuori dal mondo, ecco il vero debutto discografico di Anastasio, rapper reduce dal Festival di Sanremo 2020. Undici tracce variegate dal punto di vista musicale e nelle tematiche, capaci di spaziare anche nei toni, da rabbiosi ad ironici, con una scrittura notevole per un ragazzo di 21 anni. La figura cardine del disco è quella del sabotatore, al quale è dedicato il pezzo più sperimentale anche a livello di suono, un flusso di coscienza, che descrive il momento in cui l’ispirazione si impossessa di un artista.

L’album si apre con la titletrack dell’album, una sorta di prologo all’intero progetto, accompagnato subito dal classico stile narrativo dell’autore e con un videoclip visionario; segue Narciso, brano decisamente più melodico, che affronta le difficoltà dell’artista nel comprendere e gestire le emozioni, nel riuscire a non far prevalere il suo lato egoistico, che facilmente emerge quando le luci della ribalta sopraggiungono. Straniero racconta del desiderio di scoprire il mondo, esplorare, ed allargare i propri orizzonti: «Mi sono messo in cammino, in eterno cammino perché stare fermi è una malattia».

Cronache di gioventù metese è invece il resoconto della sua infanzia e adolescenza, con uno stile più crudo e un parallelismo critico nei confronti dell’attuale generazione di giovanissimi. Il brano sanremese descrive una rabbia, una rivoluzione fallita, con il pretesto di un sacrosanto diritto a far sentire la sua voce, nonostante l’età. Il sound è marcatamente rock, trascinante soprattutto nel ritornello. I toni si placano in Il giro di Do, brano ironico e riflessivo che vede l’artista proporsi con chitarra e voce. In VBBN l’artista si affida a sonorità più ritmate, quasi dance, per prendere posizione contro gli haters. Castelli di carte è un brano autobiografico ed intimistico in cui Anastasio si paragona appunto a castelli di carte in quanto in costante bilico, capaci di innalzarsi ma di cadere altrettanto facilmente.

Il fattaccio del Vicolo del Moro, penultima traccia dell’album, è uno dei brani che ha anticipato l’uscita di Atto Zero e presentato durante una puntata della fase finale di X Factor di quest’anno, in qualità di ospite: il testo è la cronaca di un omicidio familiare avvenuto al culmine di vari dissidi, accompagnato da un trasporto emotivo clamoroso ed è liberamente ispirato al monologo Er fattaccio del 1911 del poeta Amerigo Giuliani, a testimonianza della teatralità della sua musica. Quando tutto questo finirà si rivolge a un entità superiore, definita Mio signore, e riflette sulle responsabilità umane nella crisi ambientale che è sempre più evidente: «Purifica i nostri cuori, il tuo mare annegato di sale rigurgita plastiche multicolori». 

Atto zero ha un filo logico introspettivo, con una scrittura lodevole e un’impronta cantautorale, una varietà di suoni che dimostra un attento lavoro in termini di produzione. Non ci sono featuring ed è una novità per un disco rap ai giorni nostri. Segno della volontà dell’autore di mettere al centro se stesso e le sue parole.

VOTO:

 

Anastasio - Atto zero cover
Anastasio – Atto zero cover

 

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