Alcarràs, recensione del vibrante dramma familiare Orso d’Oro alla Berlinale 2022

Alcarràs -Ainet Jounou
Alcarràs -Ainet Jounou

La nostra recensione di Alcarràs – L’ultimo raccolto, vibrante mosaico familiare di Carla Simón su una famiglia di contadini della campagna catalana costretti a fare i conti con il progresso, Orso d’oro alla Berlinale 2022

È il nome di un paesino rurale della Catalogna a dare il titolo al film che ha conquistato l’Orso d’Oro 2022. Non un paesino qualunque, ma il luogo d’origine della regista Carla Simón che, dopo aver ottenuto nel 2017 proprio alla Berlinale il premio al miglior esordio per il suo Estate 1933, torna al Festival di Berlino con Alcarràs – L’ultimo racconto. La pellicola è un dramma familiare che permette alla promettente regista di trasformare uno spunto biografico in una storia universale sulle tradizioni, sull’identità e sul legame dell’uomo con la natura.

Alcarràs - Josep Abad e Ainet Jounou
Alcarràs – Josep Abad e Ainet Jounou

Il frutteto sradicato

Da generazioni la grande famiglia dei Solé vive e coltiva un vasto frutteto nell’assolata campagna catalana, concesso loro in usufrutto dai Pinyol, come ricompensa di un aiuto cruciale durante la guerra civile. Non esistono, però, documenti che certifichino l’accordo, siglato attraverso una stretta di mano dei capifamiglia. Quando il giovane Pinyol decide di voler sradicare il frutteto e investire in pannelli solari, più redditizi, i Solé sono costretti a lasciare la loro casa e a rinunciare alla loro professione. Trascorreranno così la loro ultima estate ad Alcarràs in attesa dell’ultimo raccolto.

Alcarràs - Una scena del film
Alcarràs – Una scena del film

Il prezzo del progresso

Tre bambini giocano e si divertono spensierati sotto il cocente sole catalano. Si apre così il film. Un indizio, una premonizione. La novità, il progresso sta arrivando a scompaginare le carte sulla tavola imbandita di una calorosa famiglia che vive di agricoltura, di un rapporto viscerale con la terra. Il vento del cambiamento prende la forma dei pannelli solari, una fonte rinnovabile di energia, simbolo di sostenibilità. Questo, però, assume tinte fosche agli occhi di donne e uomini che non solo rischiano di perdere la propria dimora, ma anche di non riuscire a trovare una nuova collocazione nel mondo tecnologico contemporaneo in cui le loro competenze da agricoltori sembrano non richieste. 

Alcarràs - Ainet Jounou
Alcarràs – Ainet Jounou

Umanesimo ancestrale

Il talento di Simon si dimostra tutto nella capacità di rendere vibranti attraverso la sua regia la tensione e il tedio dei protagonisti, l’angoscia che sgorga dalle macerie di certezze crollate e l’apprensione per un futuro che sfugge a qualunque previsione. La maniera in cui si sofferma sui corpi e sui volti dei personaggi, interpretati da attori non professionisti, sono i sentori di uno stile minuzioso e rigoroso ma allo stesso tempo profondamente sensibile, votato all’autenticità più tenera e bruciante. Uno sguardo empatico che esplode quando si rivolge alla campagna bruciata dal sole e al verde dei peschi stracolmi di frutti, elementi naturali che sembrano amalgamarsi con le anime di personaggi attraverso cui si imbastisce un interessante discorso sullo scontro generazionale e sul senso profondo dell’essere una famiglia. Nella buona e nella cattiva sorte.

Alcarràs. Regia di Carla Simón. Con Jordi Pujol Dolcet, Anna Otin, Xènia Roset, Albert Bosch, Ainet Jounou, Josep Abad, Montse Oró, Carles Cabós e Berta Pipó. Al cinema dal 26 maggio, distribuito da I Wonder Pictures.

VOTO:

3 stelle e mezzo

 

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