Aladdin, recensione del live-action Disney con Will Smith Genio della lampada

Aladdin - Will Smith

A dispetto delle preoccupazioni legate alla scelta di Guy Ritchie dietro la macchina da presa, l’Aladdin in versione live-action convince, forte di un’estetica rétro ricca di richiami a Bollywood e con un istrionico Will Smith.

I presupposti

Non era certo sotto i migliori auspici che vedeva la luce questa attesa rilettura live-action di Aladdin, il classico Disney diretto da Ron Clements e John Musker nel 1992. In primis per la presenza, dietro la macchina da presa, di Guy Ritchie, autore ultimamente un po’ appannato la cui regia fin troppo muscolare – e a volte, diciamolo, anche un po’ tamarra – aveva trovato chissà come un suo d’equilibrio nel fortunato reboot di Sherlock Holmes mentre faceva invece decisamente a cazzotti con l’epica, già di suo parecchio testosteronica, di Camelot e della Tavola Rotonda nel rovinoso King Arthur.

La scelta di Will Smith

In secondo luogo c’era poi il confronto, impietoso già in partenza, con il compianto Robin Williams – che, lo ricordiamo, nel cartoon originale prestava la voce al celeberrimo Genio della lampada – e Will Smith, attore designato fin da subito a interpretare il ruolo in questione, oltre che unico volto noto in tutto il cast. Entrambi gli ostacoli vengono però aggirati intelligentemente in questo nuovo Aladdin. Innanzitutto attraverso una riscrittura integrale del Genio, costruito interamente attorno alla figura di Smith e alle sue capacità istrioniche.

Aladdin - Mena Massoud
La scena del ritrovamento della lampada da parte di Aladdin

L’estetica di Aladdin

In buona sostanza, attraverso l’escamotage narrativo che lo vede fingersi servitore di Aladdin per agire indisturbato all’interno del palazzo reale, si umanizza quello che, in termini di pura rappresentazione filmica, era forse il meno umanizzabile dei personaggi Disney. Ma l’elemento più interessante del film risulta essere proprio la tanto temuta regia di Ritchie che, con una felicissima intuizione, sposa un’estetica adorabilmente rétro che se, da un lato, occhieggia a certo cinema bollywoodiano (compreso il numero di ballo finale), dall’altro ingloba tutto il massiccio intervento di CGI all’interno di una cornice  che, sebbene fiabesca, riesce ad apparire in qualche modo anche realistica.

La maggiore centralità di Jasmine

Un discorso a parte lo merita invece la rilettura della storia in chiave di genere, o comunque del superamento di una serie di stereotipi datati, alla base di tutta l’operazione di remake dell’universo disneyano. Se la scelta di Will Smith come protagonista si può ovviamente leggere come legata al percorso di progressiva liberazione di un personaggio che, per quanto Genio, resta pur sempre uno schiavo, ciò che salta maggiormente all’occhio è la centralità acquisita nel passaggio dal cartoon al live-action della figura di Jasmine, interpretata da Naomi Scott.

Aladdin - Naomi Scott
Naomi Scott/Jamine in una scena di Aladdin

Non solo una storia d’amore

Resta, ovviamente, la sottotrama romantica – la storia d’amore tra un ladruncolo di strada e una principessa – ma con un accento piuttosto marcato sulle difficoltà di una donna che prova a raggiungere una posizione di potere in una società fortemente patriarcale. C’è addirittura anche lo spazio per una coloritura politica, contenuta in una battuta messa in bocca a Jafar che dice “ruba una mela e sei un ladro, ruba un regno e sei uno statista”. Peccato che proprio il villain della storia, che ricordiamo istrionico e gigione nel cartoon del ’92, qui si riduca, nell’interpretazione di Marwan Kenzari, a una figurina tutto sommato innocua e abbastanza bidimensionale.

In conclusione

Sono infatti le scelte di casting – a eccezione dei succitati Will Smith e Naomi Scott – a rappresentare le note più dolenti di questo remake. Se infatti è d’obbligo applaudire la scelta di interpreti sconosciuti ma fisicamente rispondenti alle caratteristiche richieste (sono, in altre parole, quasi tutti attori di origini indiane) si avverte la mancanza di carisma, soprattutto per quanto riguarda il volenteroso Mena Massoud che non riesce a restituire al suo Aladdin la giusta dose di fascino guascone. In definitiva meglio della ben più didascalica rilettura de La bella e la bestia di un paio d’anni fa, ma continuiamo a preferire il recente  e ingiustamente sottovalutato Dumbo di Tim Burton.

Aladdin, diretto da Guy Ritchie e interpretato da Will Smith, Mena Massoud, Naomi Scott e Marwan Kenzari sarà in sala da mercoledì 22 maggio, distribuito da Walt Disney.

Voto

 

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