Achille Lauro presenta il disco Lauro: «La mia generazione non sa cosa vuole»

Achille Lauro - conferenza Lauro

Achille Lauro ha presentato il nuovo disco di inediti Lauro e nell’incontro stampa ci ha raccontato il significato della cover, i mondi all’interno dell’album, la sua esperienza all’ultimo Sanremo, ha chiuso la querelle (se mai c’è stata) con Renato Zero e molto altro

Achille Lauro ha presentato il nuovo disco di inediti Lauro, che conclude il viaggio artistico iniziato con Rolls Royce e nella conferenza stampa in apertura l’artista romano ha raccontato cosa rappresenta per lui quest’ultimo lavoro: «Il 2020 ci ha costretti a restare chiusi in casa e ho cercato di trasformare questo disastro in qualcosa di buono. Scrivo tanto perché quando ho qualcosa da dire la dico. Il disco rappresenta me stesso, mi sono accorto di avere materiale dello stesso tipo e l’ho incasellato in maniera spontanea. Fotografo una parte di me, i miei stati d’animo. Dentro di noi abbiamo milioni di sensazioni e personalità. In studio sono ossessionato dal dettaglio, vado a cambiare i respiri, quello che la gente nemmeno sente. Mi metto in discussione un sacco di volte».

Achille Lauro 8
Achille Lauro

Lauro si è poi soffermato sulla cover e sui due diversi mondi presenti all’interno dell’album: «La cover è minimalista e rappresenta la metafora della vita con il gioco dell’impiccato, non può esserci il nome completo e per questo c’è la lettera o in rosso e rappresenta la scelta di proseguire e di andare avanti dopo la fine di un amore, di un percorso lavorativo, la correzione di un compito. Nel disco c’è una parte più introspettiva in cui è evidente il fatto che io viva in uno stato di tormento perenne, e un lato più da sognatore. La nostra generazione è assimilabile a quella degli anni ’60 e ’70, non crede nella chiesa, nel matrimonio, non sa cosa vuole essere, vivono oggi e basta. Una canzone su cui voglio soffermarmi è Femmina che racconta del maschio che si nasconde dietro la virilità, in una fase di stallo all’interno di una relazione emerge il lato pericolosamente comune di non fare finta di niente».

A Sanremo ha celebrato i generi musicali: «A Sanremo ho incarnato generi musicali che portano concetti molto forti con sé, stendardi di cambiamenti epocali: il glam rock rappresenta la scelta di essere e un manifesto di libertà, il rock’n’roll rappresenta la sensualità e il ballo a due, il pop incarna l’idea dell’incomprensione perché è etichettato come qualcosa di frivolo, il punk rock è il genere per eccellenza dell’anticonformismo e devo dire che la globalizzazione ha fatto anche danni con la musica che ne ha risentito. Le classifiche estive sono sempre uguali, i ragazzi cercano di emulare invece di essere se stessi. Non sono andato a Sanremo per scopi promozionali, non cerco il successo con il singolo d’amore anche se in quel momento non sei innamorando o non stai soffrendo per una storia finita o con il tormentone estivo».

Achille ci rivela della passione con la quale svolge il suo mestiere: «Tanti non si rendono conto che nel mio mestiere mi trovo a non dormire la notte, svegliarsi presto, lavorare e progettare, amo immaginare e toccare con mano un mio progetto, ho un team di persone selezionate in base all’amore che hanno nei confronti della loro attività. Non va più di moda leggere, chi ha avuto il piacere di fare un passo in più a livello di comprensione si rende conto di quanto ci sia dietro quello che faccio. Le canzoni quando le canto mi fanno tornare al momento in cui sono state scritte, le vivo e le sento, tutte fanno parte di momenti personali che ricordo con piacere».

All’interno del suo staff la new entry è stato Leandro Emede: «Sono molto attento ai background delle persone, ha una grande cultura e gusto, affine al mio, si è integrato bene nella squadra anche a livello empatico, si lavora tutti insieme, porto un’idea molto chiara sul tavolo ma il percorso creativo è sempre in evoluzione grazie all’apporto del mio team, non ci sono comparti stagni anche a livello di opinioni. Ha dato un up grade visivo notevole che avete potuto notare al Festival».

Achille Lauro 9
Achille Lauro

Lauro ci dice la sua anche sul DDL Zan: «Sono vicino a tutte queste tematiche e ai diritti umani in generale, sono stato ospite di Vladimir Luxuria a Torino mesi fa, una scelta diversa è possibile e doverosa. Imprigionare delle persone dentro a dei recinti ci impedisce di non accogliere la novità, mi pare assurdo parlarne ancora oggi, siamo figli di stereotipi pericolosi e non abbiamo imparato niente dalla storia».

Infine Achille chiude, se mai c’è stata, la querelle con Renato Zero. Zero ieri sera in un’intervista su Sky TG 24, interpellato sull’essere stravagante oggi rispetto a quando con molta più difficoltà lo era lui 40 anni fa, ha detto: «Oggi la stravaganza ancora brilla, questi assoli di espressione e di entusiasmo brillano. E menomale, perché vuol dire che la gioventù è ancora sana, è ancora nella condizione di offrire il meglio di sé». Achille risponde: «Sono contento di questo e sono d’accordo sul fatto che di Renato Zero ce ne sia uno solo, così come di Achille Lauro. Sono due identità molto distinte ed ognuno ha la propria sfera. Il paragone nella musica è sbagliato, perché per quanto magari il costume ci accomuni, poi ognuno ha dato qualcosa ed è qualcosa di unico e originale, non a caso è ancora oggi un’identità così forte Renato. Si era parlato del fatto delle periferie, è sotto gli occhi di tutti quanto io sia vicino alle periferie, uno perché sono cresciuto nelle periferie e in contesti molto difficili, due perché i miei amici sono le persone delle periferie e vivono ancora situazioni e contesti molto difficili, e guerre molto difficili. Di conseguenza io oggi non solo cerco di aiutare più che con la mia musica, concretamente le persone, le associazioni e quant’altro. C’era stata questa polemica sul fatto che Renato magari fosse vicino alle periferie, ma io sono molto vicino alle periferie, ma non lo sto a sbandierare, perché io faccio musica e le cose che facciamo nella nostra vita privata sul sociale, sono contento che rimangano là, perché l’importante è fare e forse non tanto poi dirlo».

Achille Lauro - lauro cover
Achille Lauro – lauro cover

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