Abitare la battaglia di Pierpaolo Sepe in scena al Teatro Vascello

Debutta in prima romana mercoledì 27 marzo lo spettacolo performativo Abitare la battaglia (Conseguenze del Macbeth), per la regia di Pierpaolo Sepe, in scena al Teatro Vascello fino al 31 marzo 2019.

Debutta a Roma in prima regionale Abitare la battaglia (Conseguenze del Macbeth), lo spettacolo performativo di Pierpaolo Siepe, che sarà in scena al Teatro Vascello dal 27 al 31 marzo. La nascita del male, il suo insinuarsi nell’animo umano ed il conseguente controllo della volontà, determina il più feroce e inammissibile conflitto che la coscienza debba sopportare. È questo l’avvio del Macbeth, è questo il campo di battaglia. Quello che avviene una volta che le forze si schierano sul campo tuttavia, stupisce. Quasi che lo stesso Shakespeare ci stesse incitando non a patteggiare per l’uno o l’altro schieramento, ma a gioire del massacro in sé, dello smembramento dei corpi, a trovare piacere nello sgorgare a fiotti del sangue. Non una sconfessione del peccato, ma un godimento di esso. Il luogo in cui si svolge questa battaglia è uno spazio vuoto, una brughiera troppo lontana da Dio perché i suoi echi possano raggiungerci. Il riparo da questo sguardo divino ci offre un’orribile scoperta: il punto cieco di Dio coincide con la nascita di un altro tipo di sguardo, quello osceno del voyeur.

Dopotutto, il punto di vista scespiriano attinge da quello della tragedia greca, dove la messa in scena di passioni che sconfinano nel male e nella violenza servono a produrre quella che veniva chiamata “catarsi” ovvero “purificazione” e che Aristotele indica come la liberazione dalle passioni tramite la visione della tragedia. Che sia proprio il voyeurismo delle passioni che il teatro ci mostra senza filtri morali a liberarcene? Shakespeare ne era conscio: in nessuna delle sue opere c’è mai giudizio (come nella tragedia greca) bensì rappresentazione della passione e di tutti i conflitti che ne derivano.

Abitare la battaglia (Conseguenze del Macbeth) - Teatro Vascello
Una foto di scena da Abitare la battaglia (Conseguenze del Macbeth), in scena al Teatro Vascello dal 27 al 31 marzo

In Macbeth, però, questa rappresentazione è più feroce che altrove e il gioco forse si ribalta del tutto: e se la liberazione non esistesse realmente? Se la liberazione fosse abbracciare la corruzione della mente e dell’animo, anziché allontanarsene, in uno slancio vitale che travolge tutto? Come se vivere le proprie passioni volesse dire aprire un gorgo infernale che risucchia ogni cosa e sul cui fondo si scopre che “La vita non è un’ombra che passa, la recita di un oscuro attore che si pavoneggia e si affanna sulla scena”; verità banale di per sé (chi non sa che si deve morire e che la vita è vana?) se non fosse che abbiamo visto Macbeth – e non solo lui – dannarsi l’anima per conseguire un fine che pareva essere più edificante. Come se, realmente, la vita potesse essere altro e non solo quest’ombra che passa.

Non a caso gli attori sulla scena verranno chiamati a un forte dispendio fisico, a un affanno del corpo teso a sottolineare che, pur sapendo che la vita si risolve in un passaggio fugace, l’uomo si opera per segnare il suo tempo, per incidere il suo nome da qualche parte: da qui l’ambizione, il desiderio di immortalità che il potere sembra concedere, la sete di avere di più di quel che si ha nell’illusione che questo migliori l’esito della recita oscura.
Tutto questo affanno e desiderio si incarna nelle streghe, che raccontano la parte profonda di questo moto interiore e che, nello spettacolo, si moltiplicano in più Macbeth e Lady Macbeth per ricordare che nessuno è esente da questa pulsione e che tutti possiamo diventare o l’uno o l’altra. La moltiplicazione coinvolge quindi anche il pubblico: così come tutti gli attori possono tramutarsi in questi alfieri del male, così lo spettatore è costretto, dalle streghe, a chiedersi: “E Io? Non abito forse anche io la battaglia?”

Abitare la battaglia (Conseguenze del Macbeth) - Teatro Vascello

Abitare la battaglia (Conseguenze del Macbeth) è in scena presso il Teatro Vascello di Roma dal 27 al 31 marzo. Da martedì al sabato ore 21, domenica ore 18. Regia di Pierpaolo Sepe. Con Federico Antonello, Marco Celli, Paolo Faroni, Noemi Francesca, Biagio Musella Vincenzo Paolicelli, Alessandro Ienzi. Drammaturgia: Elettra Capuano. Movimenti di scena: Valia La Rocca. Costumi: Clelia Catalano. Luci: Marco Ghidelli. Elementi di scena: Cristina Gasparrini. Assistente scene: Clelia Catalano.

TEATRO VASCELLO – Via Giacinto Carini 78 Monteverde Roma
Info: 065898031 – 065881021
promozione@teatrovascello.it – promozioneteatrovascello@gmail.com
Biglietteria: Servizio di prenotazione per tutti gli spettacoli € 1 a biglietto
Prosa: intero € 20 – ridotto over 65 € 15 – ridotto studenti € 12

Per ulteriori informazioni vi rimandiamo al sito ufficiale del teatro.

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