Isabelle: recensione del “dramma bucolico” non riuscito di Mirko Locatelli

Isabelle - Locandina

Isabelle, terzo lungometraggio di Mirko Locatelli ambientato nelle campagne triestine, narra le vicende di una donna francese e dei suoi legami ambigui col figlio e un giovane studente, film che parte da ottime premesse, ma che non convince.

Una francese a Trieste

Il regista milanese Mirko Locatelli torna sul grande schermo con Isabelle, unico film italiano selezionato alla 42ª edizione del Montreal World Film Festival, dove si è aggiudicato il premio per la migliore sceneggiatura. Il terzo lungometraggio del cineasta italiano narra dell’ex insegnante di fisica e astronoma francese Isabelle, trapiantata a Trieste per alcune ricerche e in costante contatto col lontano figlio Jérôme, in attesa di diventare padre. Tra accesi litigi, sotterfugi e mezze verità, i due cercano di tenere nascosto il loro coinvolgimento in un incidente d’auto, in cui una ragazza ha perso la vita e il fratello di questa, Davide, è sopravvissuto rimanendo gravemente ferito. Lungo un’estate scandita nei suoi quattro mesi, Isabelle inizia a fare visita al giovane in ospedale, senza rivelargli la sua vera identità, e offrendosi di aiutarlo nella preparazione di alcuni esami, finendo per stringere un’amicizia imprevedibile e ambigua.

Legami ambigui nella bucolica Trieste

Al centro di questo “dramma bucolico”, ambientato nelle ridenti campagne triestine, si snodano i rapporti tra Isabelle e Jérôme e tra la donna e Davide. Il primo è un legame travagliato e morboso, segnato da mezze parole, gesti bruschi e repentini, discussioni furibonde e sguardi iracondi e inquieti. Il secondo, iniziato come un semplice scambio tra insegnate e allievo, si va pian piano trasformando in un’urgenza reciproca, quella di Isabelle di ritrovare una serenità e una pace interiore, per mettere a tacere il proprio senso di colpa, e quella di Davide di ricominciare la vita, dopo quel terribile incidente che gliela aveva spezzata.

Isabelle - Ariane Ascaride e Samuele Vessio sono rispettivamente Isabelle e Davide
Isabelle – Ariane Ascaride e Samuele Vessio sono rispettivamente Isabelle e Davide

Un cast non del tutto convincente

A interpretare la protagonista, troviamo una delle attrici iconiche del cinema d’autore francese, Ariane Ascaride (Marius e Jeannette, La casa sul mare), che con la sua grande esperienza e bravura riesce a dar corpo a un personaggio privo di mordente e di spessore. Lo stesso non si può certo dire del giovane e alquanto inesperto Samuele Vessio, che non conferisce al suo Davide la credibilità, la malizia e l’energia necessaria, ma che a ogni parola o gesto risulta forzato e artificioso. Buona invece la prova di Robinson Stévenin, nei panni di Jérôme, che sostiene con decisione l’interazione con l’Ascaride, fornendo ottimi spunti per un efficiente duello attoriale.

Un film ambizioso non riuscito

Nonostante il riconoscimento ricevuto al Montreal World Film Festival, è evidente di come sia proprio la sceneggiatura la grande falla di questo film. Una storia che sembra sempre sul ciglio del burrone, pronto a esplodere, per finire invece a implodere, senza prendere una posizione decisa. Una narrazione, in alcuni punti poco chiara, come per esempio le dinamiche dell’avvicinamento tra Davide e Isabelle che non risultano per nulla convincenti, oppure il tanto annunciato carattere iroso e problematico di Jérôme, che ci viene mostrato solo durante le conversazioni inerenti l’incidente, ma mai in altre occasioni. Isabelle è un progetto ambizioso con ottime premesse, che non riesce a svilupparsi pienamente a causa del dualismo tra una narrazione frettolosa e poco curata, e una immotivata lentezza filmica.

Isabelle è un film scritto e diretto da Mirko Locatelli, con Ariane Ascaride, Robinson Stévenin, Samuele Vessio e Lavinia Anselmi, nelle sale dal 29 novembre, distribuito da Mariposa Cinematografica.

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