2640, tanti numeri e non solo nella recensione del nuovo Cd di Francesca Michielin

Francesca Michielin 2640
Francesca Michielin 2640

Tante novità ma anche tanti rimandi al passato nel nuovo disco di Francesca Michielin, uscito qualche settimana fa e intitolato 2640. Da subito in testa alle classifiche, l’album si presta a diventare un vero e proprio spartiacque per la carriera della giovane cantante.

La scelta del nome

Alla presentazione del suo nuovo Cd la Michielin ha dovuto rispondere a parecchie domande, ma la più immediata e lecita è stata «Perché chiamare un album di inediti 2640? E, soprattutto, che cosa significa il numero?». 2640 non è l’anno di un futuro immaginario né un numero fortunato ma, come spiega la stessa cantante, indica l’altitudine di Bogotà, città colombiana in cui la cantante sarebbe voluta scappare in estate per abbracciare la cultura e, perché no, anche le persone, vista la sua predisposizione per i “caldi abbracci”. Inoltre tale scelta rientra nella volontà di mantenere il numero, già presente in di20are.

Tanti profumi e tanti suoni diversi

Non solo V come vulcano. 2640 è soprattutto tre volte V: V come vivace, V come varietà, V come vincente e mille altre cose, ovviamente. L’ultimo prodotto dell’ugola d’oro di Bassano del Grappa è infatti una miscela densa di profumi, suoni che spaziano dai luoghi comuni ai posti più misteriosi del mondo. Se con Vulcano la Michielin ci aveva anticipato quel “bar dell’indiano profuma di te”, in Due galassie passa al “profumo di crema solare” per poi approdare al “profumo di nicotina” di Comunicare. Oltre ad un buon olfatto, però, la cantautrice italiana ha anche una voce raffinata, ben condita con armonie che vanno dal pop all’R&B, fino a giungere al più recente indie. Non è un caso che a collaborare ad alcuni pezzi ci siano Cosmo e Calcutta, tra gli artisti più in ascesa della scena indie.

Francesca Michielin tour

Le passioni di Francesca

Si tratta di un Cd pensato, curato nei dettagli, che strizza l’occhio alle nuove generazioni con temi e suoni non nuovi ma moderni, quasi “alla moda” si potrebbe dire.
Il tutto si fonde poi con l’inconfondibile spontaneità di una cantautrice che, a differenza dei grandi della musica, canta se stessa e ci riesce bene. Non a caso nei testi, diretti e semplici, si parla di scene quotidiane, di “andare a Milano col triciclo”, di videogiochi, calcio, Formula1, serie tv: qui dentro ci sono tutte le passioni di Francesca, che prova ad arrivare al pubblico con leggerezza, raccontando il mondo visto dall’alto dei suoi 23 anni.
Mostra la persona che è, non quella che dovrebbe essere, e “non se ne vergogna”, come dice in Noleggiami ancora un film. E questo è evidente sin dalla copertina del Cd, in cui è ritratta sorridente e bambina. D’altronde è proprio l’autenticità il marchio di fabbrica della cantante che ne ha fatta la sua forza sin dal primo Cd, intitolato proprio Riflessi di me, continuando con 25 febbraio, giorno in cui è nata e una delle canzoni più commoventi di di20are. Tutti i brani di 2640 sono fatti a immagine e somiglianza della cantante, che nemmeno Dio potrebbe dire lo stesso dell’uomo. E non è un caso che i brani più intensi siano proprio quelli scritti dalla stessa Michielin come Comunicare, Noleggiami ancora un film e Scusa se non ho gli occhi azzurri, oltre al singolo d’apertura Vulcano.

V come viaggio

Più che di un Cd si potrebbe parlare di un viaggio nello spazio e nel tempo. Le canzoni sono infatti idealmente ambientate in paesaggi diversi: si passa dalla Bolivia alla caldissima Angola, paese in cui è nata la zia, alla fredda Milano, passando per Marrakech e le Galápagos fino ad arrivare alla pazza idea di voler chiamare sua figlia Argentina. Insomma, tanti posti quanti sono i triangolini sulla copertina del disco (rosso per il vulcano, azzurro per il mare, verde per la montagna).
Inoltre è un Cd che parla del presente, con uno sguardo malinconico verso il passato ma con un sound fresco e vibrante di futuro. Così, in più di un testo, elogia i tempi in cui “si diceva ‘Ti amo’ una sola volta nella vita” o in cui si potevano ancora noleggiare film e tutto era diverso. Persino il modo d’amare.
Ora amiamo di meno ma ostentiamo di più, amiamo più velocemente senza conoscerci davvero e così finiamo col perderci, ma “la colpa non sono gli altri se stiamo male, siamo noi che non ci vogliamo bene anzi che non ci lasciamo amare” (Alfonso).

Insomma, questo Cd non sarà sicuramente il capolavoro della Michielin ma è un ottimo prodotto che attesta la maturazione di una cantante che, a soli 23 anni, è già al suo terzo Cd e che avrà molto da dare, nel futuro recente, alla musica italiana.

[yasr_overall_rating]

 

Lascia un commento

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui