Revenge, recensione: la crudele caccia all’uomo della spietata Matilda Lutz

Revenge Locandina

Revenge, film d’esordio della regista Coralie Fargeat, narra la crudele vendetta di una donna violata interpretata da una grandiosa Matilda Lutz. Un action movie tutto al femminile che attinge dal cinema di Tarantino e Besson.

La vendetta delle donne al cinema

Grazie al movimento #Me Too la cinematografia dell’ultimo anno si è fatta più coraggiosa e audace, accendendo i riflettori su un tema caldo, a dir poco scottante, della nostra attualità, la violenza di genere. Le donne dello showbiz hanno finalmente deciso di rompere silenzio e indugi, dando il proprio contributo alla questione, tra loro fa sicuramente capolino la regista francese Coralie Fargeat, che con la sua opera d’esordio Revenge, anche se concepito precedentemente al #Me Too, spalanca le porte a una nuova versione dell’action movie declinata al femminile. La protagonista di questo primo lungometraggio della cineasta parigina, è una sensuale e spregiudicata lolita, che viene invitata dal suo ricco amante a una battuta di caccia, che l’uomo organizza con due amici in un’isolata zona desertica e rocciosa. Dopo una notte di bagordi, la ragazza diventa presto preda del concupiscente desiderio degli uomini e vittima del più ignobile atto maschile, lo stupro, che la porta a scoprire una nuova se stessa e a diventare predatrice, assetata di vendetta, dei suoi carnefici.

Un rape and revenge al femminile

Revenge scaturisce dal bisogno impellente di riportare al cinema un genere in auge negli anni settanta e quasi del tutto svanito, il rape and revenge appunto, raccontato dal punto di vista femminile. La Fargeat rilancia questa tipologia di film utilizzando tutti quei luoghi comuni della sexy doll stupida e procace, svilendoli e demolendoli. Nel primo atto infatti il personaggio di Jennifer viene mostrato come una Barbie esibizionista e superficiale, specchio di una società costruita sull’immagine dove la parola d’ordine è apparire, che gravita attorno all’orbita maschile fasciata in abiti succinti. Fondamentali sono poi quei particolari del corpo della ragazza: labbra, glutei, seni, che vengono smembrati e offerti all’occhio dello spettatore, diventando sineddoche di un tutto contestualizzato come mero oggetto di piacere. Nella seconda parte, quando ormai il deplorevole fatto è compiuto, la regista fa rinascere dalle ceneri della provocante bellezza di plastica, un’araba fenice, dura e spietata, segnata dalle conseguenze del rapace predominio ferino di quegli uomini che di umano non hanno nulla.

Matilda Lutz è Jennifer
Matilda Lutz è Jennifer

Personaggi di spessore

Il profilo dei personaggi è quello tipico del genere rape and revenge: Richard, interpretato da un buon Kevin Janssens, miliardario spregevole che conduce una doppia vita e che esprime il vero se stesso solamente a capo del branco, quando si lascia andare a violenza e caccia (di qualsiasi essere vivente) e che sfodera la giovane amante come un trofeo vinto al gioco. Stan (Vincent Colombe), uomo senza spina dorsale, un vile codardo che si mette in una situazione più grande di lui, che non sa e non vuole gestire, lasciando che siano i compagni di sventura a fare il lavoro sporco, un meschino burattino tiranneggiato dal burattinaio Richard. E infine Jennifer, interpretata magistralmente dall’italianissima Matilda Lutz, una donna mortalmente ferita ma forte, che mette in atto la sua personale vendetta, riprendendo il controllo della sua vita, una novella Rambo che per quasi tutta la seconda parte del film non profferisce parola, ma che lascia parlare i suoi occhi trafitti da dolore e degradazione, il suo viso e il suo corpo, non più finalizzato solo alla mera sessualità o alla futile notorietà, ma resuscitato per la sopravvivenza, per punire i colpevoli di tanto male.

Da Monolith alle eroine di Tarantino e Besson

Se durante tutto il primo atto di Revenge imperversano colori luminosi e sgargianti, sinonimo di un rutilante mondo glamour incarnato dall’abbigliamento frivolo della protagonista, via via che la storia si addentra nel dramma, i toni si fanno sempre più aridi, come la location in cui si svolge la stenuante caccia all’uomo, location che ricorda film come Monolith. I riferimenti cinematografici non si limitano però unicamente al paesaggio, infatti la Jennifer vendicativa e predatrice, richiama alla mente quelle eroine tarantiniane che trovano nel profondo del proprio essere il coraggio e la forza di rimettersi in piedi per dare la caccia ai propri carnefici. Una tra tutte l’indimenticabile Beatrix Kiddo di Uma Thurman in Kill Bill, o le impietose giustiziere di Grindhouse, o ancora le sanguinarie donne di Luc Besson come Nikita o la giovanissima Matilda di Leon, interpretata da una allora sconosciuta Natalie Portman.

Matilda Lutz in una scena
Matilda Lutz in una scena

Un action splatter movie in stile pop

La messa in scena è scandagliata dal cruento sgorgare del sangue, come nei migliori splatter movie, un sangue utile, necessario, ai fini della narrazione, mai eccessivo o fuori luogo. A inframezzare la veemenza ematica ci pensano gli elementi puramente pop, inseriti un po’in tutto il percorso del film, come: i colori delle vetrate della villa, la Madonna alla parete, che nell’epilogo sembra quasi biasimare e tentare di redimere allo stesso tempo il violento miliardario, la mela verde addentata dalla protagonista o il lecca lecca che gusta voluttuosamente nell’incipit. Ma la componente pop per eccellenza è rappresentata dagli orecchini a forma di stella rosa fluo, indossati costantemente da Jennifer, ultimo baluardo di quella femminilità ostentata ed esibita che è stata brutalmente violata, di quel mondo glamour e superficiale a cui tanto anelava appartenere, residuo di quella assoluta sfrontatezza fatta in mille pezzi e che si è trasformata in vendicativa rinascita.

Revenge è diretto da Coralie Fargeat, con Matilda Lutz, Kevin Janssens, Vincent Colombe, Guillaume Bouchède e Jean-Louis Tribes, è nelle sale dal 6 settembre, distribuito Midnight Factory.

Voto

 

 

 

 

 

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